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Via il voto in numeri alle elementari, «la pagella dalla parte dei bambini»

A coordinare il gruppo di lavoro ministeriale che ha scritto le nuove linee guida, la professoressa Elisabetta Nigris, preside del corso di laurea in scienze della formazione primaria presso l’Università di Milano Bicocca: «Si passa a un sistema di valutazione di tipo formativo che accompagna il percorso degli apprendimenti e identifica le potenzialità e non le lacune per poi sanzionarle»

06/12/2020
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il manifesto

Roberto Pietrobon

Venerdì sono state emanate ufficialmente le linee guida e l’ordinanza ministeriale che supera il voto numerico su base decimale nella valutazione periodica e finale nelle scuole Primarie. L’ultimo via libera, che si attendeva per renderle ufficiali, è arrivato nei giorni scorsi dal consiglio superiore dell’istruzione. A coordinare il gruppo di lavoro del ministero c’è la professoressa Elisabetta Nigris, preside del corso di laurea in scienze della formazione primaria presso l’Università di Milano Bicocca.

Professoressa Nigris, il passaggio dalla valutazione numerica a quella descrittiva possiamo definirlo una “rivoluzione”?

Innanzi tutto faccio una premessa: questa “rivoluzione” è stata possibile perché c’è stato un lavoro di squadra. Il nostro gruppo è fatto da insegnanti, studiosi, dirigenti scolastici che in questi anni hanno lavorato sui criteri per la valutazione. Personalmente ho raccolto molto di quanto fatto dal “movimento di cooperazione educativa” dal quale era partita la raccolta firme “io non sono un voto” e da esperienze come “le scuole senza zaino” che coinvolgono molti nostri istituti che hanno già sperimentato questo nuovo approccio.

Anche nel sistema finlandese dove si sono riscontrati i migliori risultati secondo gli indicatori europei (basso abbandono scolastico e minor analfabetismo funzionale) i voti non ci sono fino ai 12 anni. Con queste linee guide si passa dunque a un sistema di valutazione di tipo formativo che ha come prima funzione quella di accompagnare il percorso degli apprendimenti, identificando le potenzialità e non le lacune per poi sanzionarle. Vogliamo passare anche noi da un sistema normativo a uno criteriale dove dagli obiettivi di apprendimento si stabiliscono, appunto, i criteri di valutazione descrivendoli in modo articolato e specificando che è un percorso in evoluzione. È un approccio innovativo perché la valutazione parte dalla progettazione e arriva alla valutazione, io progetto degli obiettivi che i bambini possono raggiungere facendo in modo che la valutazione divenga uno strumento per monitorare che i miei obiettivi siano congrui.

Nelle linee guida del ministero si parla di “valutazione per l’apprendimento” e, al posto dei numeri, vengono introdotti quattro nuovi indicatori (in via di acquisizione, base, intermedio e avanzato) per definire i singoli obiettivi di apprendimento. Non c’è il rischio che si “traducano” semplicemente i voti numerici con i giudizi descrittivi senza che nulla, di fatto, cambi?

Le scuole salgono su un treno in corsa perché siamo già a dicembre, è quindi normale che si adattino in modo concreto. Credo che faranno quello che è sostenibile, non possiamo essere impositivi. Ci vuole una formazione che interesserà dai corsi universitari fino ai singoli docenti e che durerà due anni. La nostra commissione, insieme agli uffici scolastici territoriali (gli ex provveditorati), organizzerà delle occasione di formazione nelle singole province oltre che un aggiornamento degli insegnamenti in ambito accademico per i futuri docenti. Sarà una formazione che riguarderà essenzialmente la progettazione: quali strumenti bisogna adottare e come valutarli.

Che effetto potrà avere per gli altri cicli (la scuola media in particolare) che fanno parte delle medesime istituzioni scolastiche e con le quali si condivide già il piano dell’offerta formativa e il curricolo verticale, attualmente già alla base della programmazione delle nostre scuole?

In effetti è un po’ una contraddizione. Esistono già istituti comprensivi che in via sperimentale, sia in primaria che nelle secondarie, hanno superato il voto numerico. Io sono per i piccoli passi, cominciamo dalla primaria e vediamo come funziona. Il mio personale auspicio è che questi nuovi strumenti valutativi siano da modello anche per gli altri cicli.

Come sarà quindi il documento valutativo della scuola primaria che le famiglie riceveranno nelle prossime settimane e mesi?

Gli insegnanti dovranno dire che cosa hanno deciso di valutare, esplicitando in maniera trasparente e congrua quanto stabilito con la progettazione. La formazione che noi immaginiamo dovrà riguardare anche le modalità di comunicazione con le famiglie, per questo abbiamo fatto già uno sforzo nelle linee guida utilizzando un linguaggio che le renda fruibili e comprensibili a tutti. Gli insegnanti dovranno trovare dei linguaggi per restituire alle famiglie e ai bambini una valutazione il più articolata possibile, tradotto in altri termini “mentre ti do la pagella te la racconto”.

Perché il giudizio numerico era sbagliato?

Perché la valutazione ha un valore formativo e non sanzionatorio e perché la valutazione descrittiva ha la possibilità di spiegare quello che il bambino ha imparato nella sua interezza e nella sua articolazione.


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