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Università: tagli al merito, tutti contro tutti

Via i fondi per gli atenei virtuosi. Protestano i rettori. E quelli esclusi: «Siamo alla bancarotta»

04/11/2013
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l'Unità

  Luciana Cimino

Mese di passione per gli atenei italiani. Prima la questione dei punti organico (il paniere di possibilità di assunzioni che il Miur attribuisce a ogni università) che ha allarmato i rettori per la sproporzione tra Nord e Sud, ora la questione dei 41 milioni di euro di fondi straordinari per gli atenei virtuosi promessi ma eliminati dal decreto scuola approvato alla Camera il 31 ottobre scorso e in discussione al Senato da domani. «Chiariamo: non è un taglio spiega la Deputata del Pd Manuela Ghizzoni, relatrice del decreto erano fondi destinati a un progetto di ricerca che rischiavano di andare residui, su sollecitazione della ministra Carrozzasi è pensato di metterli nel Fondo di Finanziamento Ordinario ma non è stato possibile». Motivi strettamente tecnici, spiega la maggioranza, mentre i rettori si adirano e minacciano forme di protesta durante l’inaugurazione dell’anno accademico. Dalle università del nord arrivano segni di insofferenza: Milano, Bologna, Padova. Stefano Paleari, rettore dell'Università di Bergamo e presidente della Crui, commenta: «Dal provvedimento sono spariti quei 41 milioni di euro aggiuntivi destinati alle università virtuose come la nostra. Così ci costringono a vivere alla giornata». Il governatore leghista del Veneto Luca Zaia, dice che è uno «scandalo», «parlando da presidente di una Regione che vede le università di Padova, Verona e Venezia, stabilmente nella top five Anvur». I quasi 41 milioni di euro infatti sarebbero stati assegnati agli atenei «virtuosi» e quindi ben collocati nella classifica dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della Ricerca. Ma la questione non sembra insormontabile. «In commissione cultura abbiamo votato a favore dei fondi ma il parere obbligatorio della commissione bilancio è stato negativo spiega ancora Ghizzoni perché le risorse in conto capitale per gli investimenti non possono passare da un campo all’altro se la destinazione finale è la spesa corrente». Rimane la volontà di stornare questi fondi entro il 2013. «Ci muoveremo perché questi finanziamenti alle Universit àrientrino», ha assicurato il ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato. Tuttavia la polemica tra atenei che avrebbero diritto al «premio» e il resto (quasi tutti al Sud) non si spegne. «Sono distribuzioni premiali ma noi chiediamo di non rincorrere questi meccanismi di merito in un ambito di tagli generale perché ci si scanna, la situazione dell’università pubblica è disperata»,dice Nunzio Miraglia, coordinatore nazionale dell’Andu (Associazione nazionale docenti universitari). L’Andu non è in disaccordo a prescindere sul concetto di premialità ma «non in questo momento dove tutti gli atenei hanno necessità di risorse per mandare avanti anche i servizi essenziali. Che senso ha la guerra tra Bari e Bergamo?La competizione è un fatto ideologico ma la logica aziendalista sta devastando il concetto di università aperta a tutti e diffusa sul territorio». Ma come spendere dunque questi eventuali 41 milioni a favore dell’Università? Docenti e associazioni degli studenti avrebbero preferito investimenti sul diritto allo studio, alloggi e borse,che nonostante le risorse destinate quest’anno, sono ancora insufficienti rispetto agli aventi diritto. «Non vi è dubbio che questi 41 milioni servano così come che vi sia un problema oggettivo di insufficienti risorse replica alle proteste Ghizzoni tanto per la quota premiale tanto per quella che serve a far fronte a spese non comprimibili, ma le difficoltà che stanno vivendo gli atenei sono diretta conseguenza della finanziaria di Monti e cioè del taglio, relativo al 2013, di 300 milioni dal fondo, scelta che a suo tempo noi contrastammo fin dove possibile». Mentre dal ministero di Viale Trastevere si ricorda ai rettori che «l’inversione di tendenza c’è stata, ci saranno comunque 150 milioni in più».