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Università, iscritti in calo. Flc: si è persa la speranza

Gli immatricolati sono meno della metà dei neo-diplomati, spiega l'Istat. "Impoverimento delle famiglie, riduzione delle risorse per gli atenei del Sud, disimpegno nel diritto allo studio", queste le cause per il segretario generale Francesco Sinopoli

30/12/2016
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Il numero degli immatricolati all’università è meno della metà degli studenti che conseguono il diploma di scuola superiore. A dirlo è l’Istat nel suo annuario, confermando quanto la Flc Cgil denuncia ormai da tempo. Un fenomeno già noto dal 2014, ma che ha avuto un forte incremento negli ultimi due anni, secondo i dati dello stesso ministero dell’Istruzione. “Le cause del fenomeno, che naturalmente l’Istat non può riportare, sono da attribuire ad almeno tre fattori congiunturali molto evidenti” commenta Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc: “L’aumento dell’impoverimento delle famiglie della classe media, che non possono più sostenere uno o più figli all’università; la riduzione delle risorse finanziarie per gli atenei del Mezzogiorno, che ha imposto a tanti studenti l’alternativa, drammatica, tra partire per il Nord, affrontando spese enormi, o non iscriversi all’università; il disimpegno di alcune Regioni nel finanziamento e nel potenziamento del diritto allo studio”.

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Vi è poi una causa che attiene a “una sorta di scoraggiamento generazionale, di nichilismo, di perdita di speranza nel futuro migliore, manifestatasi col voto referendario del 4 dicembre scorso”. Questa conferma dell’Istat sul calo delle immatricolazioni segue i dati sull’occupazione diffusi giovedì 29, secondo i quali siamo ormai in presenza “di un’angosciante questione generazionale, da riportare immediatamente all’apice dell’agenda politica del governo e di tutte le forze sociali. Altrimenti il rischio che si corre, almeno in Italia, sarà quello di avere una formazione universitaria per pochi eletti, i quali avranno inoltre accesso ai posti di lavoro meglio retribuiti”. Occorre fare in modo, conclude Sinopoli, attraverso “politiche più efficaci per il diritto allo studio, che la povertà materiale diffusa non divenga il pilastro di una diffusa povertà culturale, che colpisce ormai centinaia di migliaia di giovani. E soprattutto, che ne limiti libertà di studio e dignità delle persone”.