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Sindacati pronti ad alzare il tiro

Contro lo stallo del contratto, l'atto di indirizzo non c'è

03/10/2017
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ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

l tempo stringe per la definizione della manovra 2018, il 15 ottobre la legge di bilancio va mandata alla Commissione europea. L'ultimo atto di rilievo del governo di Paolo Gentiloni prima della fine della legislatura. E intanto che aumenta il pressing dei singoli ministri sul dicastero dell'Economia per portare a casa il proprio pacchetto di misure e fondi, la direttiva per il rinnovo del contratto di scuola, università e ricerca, la cui copertura finanziaria è in quella legge, non vede la luce.

L'atto di indirizzo della ministra Valeria Fedeli è ancora fermo ai piani alti di via XX Settembre per verifiche tecniche circa le coperture.

Una situazione di stallo che i sindacati non sono più disposti a tollerare e contro la quale una risposta potrebbe arrivare già domani quando i direttivi di Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda si riuniranno per tentare una piattaforma rivendicativa unitaria.

Al rinnovo contrattuale le sigle assegnano innanzi tutto il compito di recuperare la perdita salariale registrata con nove anni di blocco del contratto, ma anche di ripristinare la pregressa disciplina del rapporto di lavoro, dopo una riforma, quella Brunetta, che ha cancellato spazi di contrattazione e tutele a favore della legificazione nazionale e del potere dirigenziale dei presidi. C'è dunque il nodo salariale sul tavolo politico, ma anche quello giuridico del rapporto di lavoro.

Il tempo per sbrogliare la matassa è veramente poco. Ecco perché i sindacati potrebbero decidere di scendere subito in campo con azioni di protesta e provare così a essere incisivi prima che la manovra sia chiusa al consiglio dei ministri.

Che il governo per momento abbia preferito tirare i remi in barca sulla partita del contratto è confermato anche dal silenzio che è calato sulle trattative che erano partite all'Aran per gli statali. Il presidente dell'agenzia governativa, Sergio Gasparrini, ha evidenziato i limiti del suo mandato sul fronte della delegificazione del rapporto di lavoro ma anche sulla sterilizzazione dell'aumento degli 85 euro medi mensili per i redditi che percepiscono gli 80 euro di bonus.

Servono altri fondi per garantire la coesistenza di entrambe le misura, come prevedeva l'intesa del 30 novembre 2016, fondi che dovrebbero andare a sommarsi al miliardo e 600 milioni previsto nel Def per garantire l'aumento mensile degli 85 euro ai dipendenti della scuola e dello stato.

Trattative sospese, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Franco Martini, Maurizio Petriccioli e Antonio Foccillo, hanno chiesto al ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione Marianna Madia un incontro per avere chiarimenti sul rispetto di quell'intesa e per la riattivazione dei tavoli negoziali all'Aran. Per ora, nessuna risposta.