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Sempre più scuole per il rinvio: fioccano le ordinanze dei sindaci

La regione Marche farà tornare gli studenti a turno. In molte scuole del Lazio gli studenti dovranno portare le mascherine da casa. L'associazione genitori: "Non tira una buona aria. Molti di noi non vengono informati".

11/09/2020
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L'Huffington Post

Di Gabriella Cerami

Fioccano le ordinanze locali con le quali i sindaci stabiliscono di rinviare l’inizio dell’anno scolastico al 24 settembre. La decisione arriva per assecondare la richiesta di quei presidi che si trovano in difficoltà per mancanza di aule, spazi e mascherine. “Solo nel Lazio 9mila studenti sono senza aula”, dice l’assessore alla Scuola della regione Lazio Claudio Di Berardino. Tanto è vero che ad Anzio il sindaco Candido De Angelis, al termine di un incontro con i dirigenti scolastici del territorio, ha posticipato l’apertura delle scuole. Sono dunque sempre di più i comuni che si sommano alle sette regioni, Sicilia, Calabria, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Basilicata e Campania, che hanno annunciato il rinvio del suono della campanella. Non solo. Michele Emiliano nutre dubbi anche sulla data del 24. Ai candidati al consiglio regionale ha chiesto di prendete contatti per capire “qual è la situazione, se ce la facciamo ad aprire il 24 settembre perché se partiamo male con la scuola creiamo un danno enorme”.

Anche perché è scoppiato l’allarme mascherine e mezzi pubblici. Nelle Marche il liceo classico di Jesi ha diffuso una comunicazione in cui emerge che la scuola può accogliere tutti gli studenti, ma sono i mezzi pubblici a non garantire il trasporto pertanto “su richiesta della Regione e delle Aziende di trasporto le scuole devono ridurre la presenza a scuola dei propri studenti. Di conseguenza una parte degli studenti deve restare a casa ed effettuare la ‘Didattica Digitale Integrata’ (ex Didattica a Distanza)”.

Sempre nel Lazio molte scuole stanno chiedendo alle famiglie di “munire gli studenti di numero 2 mascherine”, obbligatorie negli spostamenti in classe, all’interno della scuola e, nei casi in cui non ci fossero le condizioni per mantenere la distanza di sicurezza, anche quando l’alunno è seduto al banco. Il Commissario straordinario Domenico Arcuri ha più volte ribadito che “saranno distribuiti 11 milioni di mascherine al giorno nelle scuole”, ma la realtà, a tre giorni dall’avvio delle lezioni, racconta una storia diversa. La stessa che denuncia l’associazione dei presidi: “Le mascherine basteranno solo per qualche giorno”. E i presidi delle scuole piemontesi, come De Luca in Campania, chiedono le attrezzature per misurare la febbre a scuola “esattamente come si fa in ogni altro luogo”. E la Lombardia con un’ordinanza “raccomanda fortemente la rilevazione della febbre all’ingresso delle scuole”.

In questo contesto così scivoloso molti genitori sono spaesati e in attesa di informazioni più precise. “Non tira una buona aria”, osserva Angela Nava, Coordinamento dei genitori democratici, in questi giorni subissata di mail da parte di famiglie che non sanno come e se il loro figlio rientrerà a scuola: “I nodi sono venuti al pettine. Siamo di fronte a una questione, che era già nazionale, che questo popolo sopportava con molta pazienza, ma adesso non ne può più. I ritardi ci sono sempre stati – ricorda Nava - ciò che accade oggi è accaduto tutti gli anni. Mancanza di insegnanti, orario ridotto fino a ottobre, ritardi nell’apertura delle mense. Quest’anno però con l’emergenza Covid è cambiato tutto. Se non è stato nominato un insegnante non è possibile accorpare due classi, per esempio. In più le famiglie non sono informate, questa è la nota dolente. Nel vuoto informativo cresce la preoccupazione”. Il rischio è che la data del 14 settembre, intesa come giorno di ripartenza dopo una chiusura di sei mesi, possa diventare un boomerang per il governo e a farne le spese saranno gli studenti.


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