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Scuole a rischio crolli la rivolta dei sindaci “Meglio tenerle chiuse”

Record di edifici non a norma sismica

08/09/2018
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la Repubblica

Corrado Zunino

Dice un vecchio politico come Clemente Mastella, oggi sindaco di una Benevento in dissesto finanziario: «Dobbiamo affidarci alla cabala. Io tra un mese, se le verifiche non danno esito positivo, chiudo tutto». Dice il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, amministratore di Bari: «Ricevo segnalazioni da tutti i sindaci d’Italia, sono impauriti. Se aprono le scuole li denunciano per abuso d’ufficio, se le chiudono li denunciano per interruzione di pubblico servizio.

La sentenza di Grosseto li ha messi in difficoltà». Il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ha sbloccato — annuncia — un miliardo dei 7,2 che ha a disposizione per far ripartire l’operazione Scuole sicure (avviata dal governo Renzi ma interrotta da questo con la fine della struttura di missione dedicata).

Ecco, l’anno scolastico è alle porte (a Bolzano è già partito) e decine di amministratori, soprattutto al Sud, non vogliono prendersi la responsabilità di aprire istituti fuori norma su cui hanno «diretta responsabilità». Civile e penale.

L’agitazione dei sindaci in questo settembre 2018 non dipende dal fatto che le loro scuole non siano in regola sotto il profilodell’agibilità e dell’antincendio, lo sono sempre state. La novità deriva dal fatto che una sentenza del tribunale di Grosseto (confermata dalla Cassazione) ha messo sotto processo il sindaco di Roccastrada perché non ha chiuso un istituto che era lievemente sotto l’indice 1 (vulnerabilità sismica). Il paradosso è che la struttura di Roccastrada (media Ribolla, indice 0,985) ora riapre.

Un incidente probatorio — che è un controllo tecnico accurato a servizio di un processo — l’ha definita «sicura». Il terrore, però, si è diffuso: ora i sindaci si sentono responsabili di fronte al fatto che non possono raggiungere quell’indice: “uno”, appunto.

«Praticamente tutta Italia è sotto l’indice minimo», dice ancora Mastella, «qui denunciamo il governo». Lui ha strutture allo 0,1.

A Lacedonia (Avellino), a Cinigiano (Grosseto), a Silvi (Pescara) i sindaci chiudono. E il primo cittadino di Messina, Cateno De Luca, allarga le braccia: «Nessuno è responsabile e noi rischiamo sanzioni penali e amministrative. Da sei mesi a due anni per ogni plesso». Il ministro: «Nelle prossime ore daremo il via alla programmazione triennale 2018-2020». Le scuole, però, chiudono domani, dopodomani al massimo.