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Scuola, un rientro «graduale» e simbolico prima di richiudere a Natale

Il governo continua a valutare l'ipotesi di una riapertura tra il 9 e il 14 dicembre. Ma molti sono i nodi che restano irrisolti. Li approfondiamo, uno per uno. I sindaci incontrano la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e chiedono certezze sul rientro. Massimo Galli: "Potrebbe essere un boomerang". Continuano le proteste degli studenti contro la didattica a distanza e per il rientro in classe in sicurezza

26/11/2020
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

Entro mercoledì 9 dicembre, oppure lunedì 14 dicembre, il governo si è impegnato a fare tutto quello che non ha fatto in sei mesi tra la chiusura delle scuole a marzo e la riapertura a settembre. Il prossimo Dpcm potrebbe dare seguito all’annuncio fatto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla riapertura «graduale» delle classi prima di Natale compatibilmente con la «situazione epidemiologica». Questi sono i principali nodi da risolvere: aumento dei trasporti pubblici e privati; sistema di tracciamento delle infezioni; sdoppiamento delle classi e creazione di nuovi spazi compatibili con la didattica in presenza; medicina scolastica in collegamento con quella territoriale delle Asl; test rapidi e protocolli sicuri; reclutamento e, qualcuno si augura, stabilizzazione dei docenti e del personale Ata precario dato che in media manca almeno il 30% dell’organico.

LA SITUAZIONE era ancora fluida ieri sera in attesa dell’incontro tra Conte e i capi delegazione della maggioranza oggi. Se il premier e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina – con Cinque Stelle e Italia Viva – davano per certa la riapertura in un giorno di dicembre, più sfumata sembrava la posizione del ministro della Salute Roberto Speranza che intende aspettare il report di venerdì per decidere in vista del nuovo Dpcm. «Valuteremo – ha detto – giorno per giorno i dati e proveremo a capire come il contesto epidemiologico ci consentirà anche una gestione di quello che riteniamo la funzione fondamentale del nostro paese».

IL NUOVO orientamento del governo è maturato mentre la curva epidemiologica ha iniziato una discesa, il presidente del Comitato Tecnico Scientifico Agostino Miozzo ha ipotizzato un ritorno a scuola lunedì 11 gennaio e il dibattito politico è stato dilaniato dalla scelta di aprire i negozi per lo shopping e permettere le sciate sulla neve. In questo clima disforico l’improvvisata riapertura simbolica della scuola prima delle vacanze natalizie inizia a sembrare rischiosa. In mancanza di dati- la scuola è o non è veicolo di contagio? – c’è chi crede che questa trovata possa trasformarsi in un «boomerang». Lo ha sostenuto il primario del Sacco di Milano Massimo Galli. «Boomerang» significa questo: la riapertura oggi potrebbe rinchiudere in casa gli studenti dopo l’Epifania a gennaio. Non perché c’è il pericolo di contagiarsi, gli esperti dicono che è «minimo», ma perché il governo non è capace di evitare di trasformare la didattica in presenza in una via crucis fatta di orari dimezzati, tamponi che non arrivano e polemiche senza fine tra ministri, regioni e i magistrati amministrativa del Tar.

IERI LA MINISTRA Azzolina ha incontrato i sindaci e le province. Una delle preoccupazioni è che si ripeta il caos ancora in corso: il governo apre e gli enti locali chiudono. E viceversa. «Servono protocolli sanitari univoci e chiari per fissare le modalità di tracciamento, di quarantena e utilizzo dei test rapidi» ha detto Antonio De Caro, presidente Anci sindaco di Bari); «Servono fondi per il trasporto pubblico locale gestiti dai Comuni» (Virginio Merola, sindaco di Bologna) e « scaglionamento ingressi» (Dario Nardella, sindaco di Firenze). Per il presidente dell’Unione delle Province d’Italia Michele De Pascale «stiamo passando troppo frequentemente da un eccesso all’altro, prima tutti in didattica a distanza, poi tutti in presenza, poi di nuovo tutti in DaD e ora di nuovo tutti in presenza? Occorre muoversi per fasi». Dalle regioni ieri sono arrivati altri dubbi: «Siamo tutti per la scuola in presenza – ha detto il presidente veneto Luca Zaia – Ma è sbagliato aprire il 9 dicembre per chiudere a Natale e riaprire dopo le feste». «La scuola potrà riaprire e svolgere la sua funzione di reale inclusione solo quando tutto il personale docente sarà in cattedra – ha detto Francesco Verducci (Pd) – Non averlo fatto rende oggi più difficile una situazione già complicatissima. Serve un tavolo di negoziazione».

CONTINUANO le proteste contro la didattica a distanza e il ritorno in sicurezza a scuola. Ieri le lezioni sono state seguite nel cortile del Liceo Bottoni a Milano. Oggi a Roma gli studenti del terzo municipio aderenti al movimento «School for future» lanciato da «Priorità alla scuola» faranno lo stesso davanti al liceo Nomentano dalle 8:15 alle 11. Venerdì andranno al Parini, abbandonato da anni. Ieri è stato occupato dagli studenti di Osa in occasione di uno sciopero contro la DaD.


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