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Scuola, sarà record di supplenti "Ma così ci rimettono i ragazzi"

A settembre, il numero di precari nella scuola potrebbe segnare un nuovo record, denunciano i sindacati: tra i 95-100 mila precari già in cattedra, le uscite per pensionamento (accresciute dall’effetto "quota 100") e il ritardo dei concorsi per le nuove assunzioni potrebbero essere 170mila i posti assegnati a termine

17/07/2019
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la Repubblica

Ilaria Venturi

Sale la febbre della supplentite, la scuola italiana non riesce a guarirne. Anzi, ne soffre sempre di più. Le stime di sindacati e opposizione arrivano a 170mila supplenti a settembre. E mentre si prepara una nuova sanatoria, i presidi gridano al disastro e le famiglie, stanche del continuo ricambio dei prof dei loro figli, avvertono: «Risolvete il problema, ma non con le scorciatoie: basta mettere in cattedra il primo che passa».

I numeri raccontano un fenomeno che la Buona scuola di Renzi, con le sue 86mila stabilizzazioni, aveva tentato di arginare. Dopo un anno di immobilismo e un solo concorso avviato, quello straordinario per sanare il pasticcio delle diplomate magistrali alla materna e primaria, il governo gialloverde è arrivato alla resa dei conti sul precariato. L’escalation di cattedre a tempo determinato è dovuto in particolare a Quota 100, che manda in pensione 15.371 insegnanti senza sostituirli, oltre ai ritiri ordinari con la Fornero. In tutto circa 40 mila docenti. «L’esecutivo trova i soldi per mandare in pensione i docenti con Quota 100 e non li trova per sostituirli con quelli precari », tuona Simona Malpezzi del Pd. Poi c’è la crescita dei posti "in deroga" sul sostegno, dunque non fissi, per i disabili in aumento. Infine la difficoltà a coprire i posti di ruolo vacanti. L’anno scorso rimasero 32.217 cattedre non assegnate, quest’anno sulle 58.627 assunzioni promesse dal ministro Bussetti (che assicura: «L’avvio dell’anno sarà regolare») si prevede che oltre metà andrà a vuoto per mancanza di candidati. Le graduatorie sono esaurite, soprattutto nelle discipline scientifiche, alle medie e alle superiori dove i concorsi annunciati faranno sentire i loro effetti solo nel 2020-21. A Torino, Milano e Roma, per dire, sono esauriti gli elenchi di chi può insegnare matematica.

Ma chi sono i supplenti che arrivano nelle scuole oggi? Certo, ci sono i 55mila con più di 36 mesi di esperienza, per i quali ci sarà un percorso- concorso ad hoc appena concordato tra Miur e sindacati. «Il ministro faccia in fretta», tuona Lena Gissi della Cisl. Ma con l’esaurirsi della graduatorie, le scuole incaricano anche chi si presenta solo con un titolo per insegnare: quasi 11 mila i supplenti fai- da-te, stima la Cisl. Non sono in nessuna graduatoria ufficiale, ma lavorano ugualmente. Capita, raccontano i presidi, che arrivi alle elementari la supplente che ha gestito sino a ieri il negozio di ferramenta, quella che chiede: «Ma si lavora anche di pomeriggio?». Oppure liberi professionisti insoddisfatti della loro attività che si propongono per diritto ed economia. Il grosso del precariato viene assunto con contratti sino al 31 agosto o fino al termine delle lezioni a giugno. La quota di supplenze annuali è intorno alle 100mila. «Un quadro desolante» per Annamaria Santoro della Flc-Cgil. «Unica via d’uscita è che i presidi possano chiamare in modo diretto almeno i supplenti», spiega Antonello Giannelli dell’Anp. «Va bene dare risposta ai precari — avverte Angela Nava dei Genitori democratici — ma abbiamo bisogno di docenti, o ltre che di ruolo, anche preparati».


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