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Scuola, noi precari in balia del concorso

Le cento storie dello "straordinario" per supplenti delle medie e superiori che si sta svolgendo con la pandemia crescente: "Costretti a perdere l'occasione della vita per uno studente positivo, a raggiungere sedi di concorso a 500 chilometri di distanza, a rischiare il contagio sui mezzi pubblici". Hanno scritto alla newsletter di Repubblica Dietro la lavagna. E noi vi raccontiamo chi sono, perché sono indignati e si sentono umiliati

01/11/2020
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la Repubblica

Ha perso l'occasione della vita per un accumulo di tensione, e perché durante i 150 minuti di prova non si può andare al bagno. Prevede anche questo il concorso straordinario per docenti precari delle scuole superiori. Nunzio, precario tra i tanti, si sente già "un ex professore". Così si firma. Umiliato da una prova dura e cattiva, adesso scrive: "Nel mondo esiste solo l'egoismo".

Con la newsletter dedicata alla scuola e ai docenti, Repubblica ha chiesto ai candidati del contestato concorso a cattedre per le medie e le superiori, sopravvissuto alla crescente pandemia, di raccontarsi. E di raccontare quella prova. "Un incubo", "un'ingiustizia", "un moloch", il capriccio di una ministra dell'Istruzione ogni giorno meno legittimata. La risposta dei nostri lettori è stata straordinaria: 67 racconti a questa mattina, e le mail continuano ad arrivare. Disegnano un quadro toccante di donne e uomini chiamati a decidere del loro futuro nelle peggiori condizioni possibili. Molti nelle mail hanno allegato le generalità complete: nome, cognome, scuola di provenienza, sede d'esame, ma per alcune storie, vista la loro intimità, abbiamo scelto di limitarci a identificarle con un nome e l'approdo dell'esame. Qui, vi proponiamo le prime diciannove lettere. Per le altre vi rimandiamo alla newsletter "Dietro la lavagna": se volete abbonarvi, questo è il link.
 

Il concorso con pandemia

di Ilaria Venturi ,  Corrado Zunino

Il precario Nunzio ci scrive questo epilogo, forte, del suo esame: "E' da qualche giorno che non dormo perché la mia prova al concorso straordinario, classe A012, Discipline letterarie, è stata una delusione. Dopo venti minuti il mio corpo mi ha fatto uno scherzo. Sì, all'improvviso avevo l'esigenza di andare al bagno e sapevo benissimo che non potevo cedere. Tutto era stato programmato, viaggio il giorno prima, rientro dopo il concorso per essere l'indomani in classe. Sentivo di potercela fare nonostante alcune domande insidiose. Ho chiesto ai responsabili della prova, persone educate e attente: nello sgomento più totale mi hanno fatto presente che non era possibile andare al bagno. Ho provato a completare la prima domanda, sicuro di svolgere le successive. Niente da fare, il mio corpo mi ha abbandonato e mi sono urinato addosso nell'imbarazzo più totale. Cedo e mi umilio: chiedo di andare al bagno. Mi viene concesso, ma nel frattempo  la mia prova viene chiusa. Quando rientro, dopo un minuto, accompagnato da un responsabile, mi risiedo alla postazione e il mio pc è  spento. Resto per due ore a guardare un monitor spento e sento dietro di me tutti i candidati picchiare i tasti del computer intenti a completare, con temperamento, il compito. Quel suono mi ha accompagnato per tutto il tempo fino ad oggi. Io non cerco comprensione, perché le regole sono valide per tutti, e non avrei cercato sconti. Oggi mi sento rassegnato, e dentro di me per la prima volta nella vita mi sono reso conto che a questo mondo esistono solo l'egoismo e il contrappasso".


Una storia di ansia fuori controllo è quella di Gabriele, 55 anni, precario da dieci, convocato il 27 ottobre per la prova di Musica: "Lo spostamento è stato minimo, da Faenza a Ferrara", scrive, "ma ho la compagna asmatica e uno dei due figli è disabile. Stress e preoccupazione hanno sempre accompagnato una pressione già presente nella prova. Dopo venti minuti mi sono sentito male e i commissari mi hanno accompagnato fuori. A dieci minuti dalla fine del tempo concesso mi è stato chiesto se avessi voluto rientrare, ma in dieci minuti che facevo? Continuavo a non stare bene. Non potrò fare ricorso. ll malessere non dipendeva dal Covid, e io oggi, a quattro giorni dalla prova, ho la tachicardia a 110, costante. Sono affranto".
 

"Il pc faceva l'aggiornamento durante la prova"

L'esame scritto può fallire per questioni che non dipendono da te, dalla tua preparazione, dal tuo sangue freddo. Francesca Sinibaldi: "Dopo otto anni di onorato precariato, avevo intenzione di giocarmi, in quei 150 minuti a disposizione, tutte le carte migliori. Il solo essere arrivata lì, ad Acquapendente, in provincia di Viterbo, da Frascati, colline intorno a Roma, senza febbre, contagi o quarantene forzate, mi sembrava un successo. Ma quando la mattina, poco prima delle 8, arrivo alla scuola dove si sarebbe dovuto svolgere il concorso, scopro che, causa contatto Covid interno, l'esame sarebbe stato spostato a Viterbo. Superato il primo momento di spaesamento, decido di spostarmi con il pullman messo a disposizione e si scopre che l'autista ci avrebbe portati sì a Viterbo, ma non riportati ad Acquapendente, dove tutti noi fuori sede avevamo la macchina. Siamo obbligati ad andare con il nostro mezzo, io seguendo la referente che aveva l'onere di portare nella nuova scuola tutti gli incartamenti necessari a svolgere la prova. Arrivo dopo un'ora di viaggio, cerco di ritrovare la concentrazione ormai in parte persa e mi siedo. Ecco, trascorsi trenta minuti, chiusa la prima risposta, il  computer inizia gli aggiornamenti. Una disperazione. Niente più concentrazione, solo disperazione. Il resto della sala andava avanti, io, con le lacrime agli occhi, seguivo le percentuali di aggiornamento che con estrema lentezza procedevano. I responsabili presenti, umanamente e professionalmente impagabili, dopo un'ora e mezza sono stati aggiornati dall'Ufficio scuola di Roma sul da farsi. Mi hanno spostata in un'altra sala, dove ho ricominciato la prova da zero. Da zero. Nulla di quello che avevo fatto si era salvato. Da lì una corsa contro il tempo e, ormai privata di tutte le forze, ho portato a termine l'esame. Tutto questo non dipende dalla sorte, in un periodo come questo: un caso Covid e una scuola riserva avvisata troppo tardi per poter essere perfettamente organizzata. Accade se forzi i tempi. Mi chiedo, ora, se io sia stata messa in una condizione di pari opportunità rispetto agli altri concorrenti. Resta solo una grande amarezza". 

C'è chi la sede d'esame neppure l'ha raggiunta. Positivo, o in quarantena per parenti o studenti a loro volta positivi. E non ci sarà prova suppletiva, ha ricordato la ministra Lucia Azzolina in tv. I casi, come rivelano queste mail, sono tutt'altro che trascurabili. E quell'11,4 per cento di assenti registrato il 22 ottobre, giorno di apertura del concorso straordinario, potrebbe avere una forte componente di motivazioni "Covid e contagi derivati".
 

"Buona selezione naturale"

Ecco Sabrina, docente di materie letterarie: "Il mio concorso l'ho trascorso in isolamento fiduciario in attesa di tampone. Domenica 25 ottobre avrei dovuto prendere un aereo e dal Veneto andare in Sardegna, ma a 48 ore dalla prova, in calendario per lunedì 26, tutto si ferma: contatto stretto con soggetto Covid positivo e addio speranze. Ora la domanda è: un bando riservato che non permette a migliaia di docenti di poter accedere alle prove, a causa di una pandemia, è un fatto normale o è inaccettabile considerando l'emergenza sanitaria in corso? Io sto subendo un danno senza alcuna colpa o responsabilità, perdendo un treno che chissà quando ripasserà. La prossima settimana, come ogni anno da anni, tornerò in cattedra, con il sorriso sulle labbra e la tristezza nel cuore". Costanza, di Orvieto, Matematica alle medie: "Un programma vastissimo, che abbraccia varie discipline scientifiche, preparato in un anno di studi vari. Un corso online di inglese per tentare di rispondere anche ai quesiti in lingua. Tutto inutile. Due alunni positivi in due classi in cui insegno hanno fatto scattare la quarantena. Solo perché sono andata a lavorare. Buona selezione naturale a tutti".

Rosalba, docente precaria con più di tre anni di servizio, prova a spiegare: "Era l'occasione della vita, dopo mesi e anni di dedizione, di studio. A poche ore dal traguardo, mio marito si ammala di Covid, di conseguenza anche io e il mio bambino. In un momento tutte le illusioni, le possibilità, sono svanite, tutto ridotto a niente. Quella mattina della prova, mentre le mie colleghe continuavano a scrivere messaggi di buona fortuna, io in un letto, ho sofferto in silenzio. Tristezza, vuoto, tutto insieme. Sarò precaria ancora. Ministra, io sono stata esclusa dal virus, esclusa da voi".

Elisa Pellegrini racconta: "Lunedì 26 ottobre alle 15 ricevo dalla dirigente la comunicazione: messa in quarantena obbligatoria retroattiva dal giorno 19 per dieci o quattordici giorni. Martedì mattina ho il concorso, ovviamente non posso presentarmi: non posso firmare la liberatoria. Mercoledì 28 ricevo dalla scuola una mail della Asl che mi invita dallo stesso giorno a riprendere il lavoro: non c'è menzione della parola quarantena. Né la scuola né l'Asl, al momento, hanno voluto fornire la certificazione ufficiale di messa in quarantena". 
 

"Quanti avranno nascosto la positività?"

Il professor Stefano Barale si definisce "uno dei moltissimi fortunati del concorso straordinario". Per questo. "Mia figlia è risultata positiva pochi giorni prima della prova. A meno di abbandonarla, o condannare la mia ex moglie a perdere il lavoro lasciandola con lei (è ancora più precaria del sottoscritto), non c'erano alternative che perdere il concorso. Tra l'altro, le regole mi avrebbero permesso di rischiare di appestare 200 allievi e 400 familiari prima di ritirarmi, attendendo l'esito del tampone di Sara e poi facendo il mio. Chissà quanti colleghi l'avranno fatto per guadagnare il tempo necessario a superare la prova. Tutto questo perché il governo si è incaponito a tenere un concorso in piena pandemia, berciando assurdità a proposito di un mancato merito nella procedura per titoli e servizio, come se il servizio non fosse un merito e non desse accesso a qualche straccio di diritto. Mi consolo con il fatto di essere laureato in Fisica e, quindi, avere accesso come precario a otto classi di concorso. Il fatto che il sistema sia irreparabilmente marcio è la mia assicurazione contro la povertà: non potranno mai far partire l'anno scolastico senza supplenti, e io sono tra i precari più appetibili. Penso, però, a chi del ruolo ha bisogno per mangiare e dare un futuro alla propria famiglia. Questa situazione è semplicemente folle".

La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina (ansa) La vicinanza, la fusione, meglio, della questione virus con il concorso la fa sua la precaria Emanuela Zaccaria. "Non sono  aprioristicamente contro la scelta di bandire delle prove concorsuali nel bel mezzo di uno stato di emergenza sanitaria", spiega, "bisogna pur andare avanti e guardare al futuro con fiducia. Come tutti abbiamo avuto modo di constatare, però, il numero dei contagi, soprattutto in Lombardia, aumenta senza cenni di arresto e nel mondo della scuola la percentuale di classi intere in isolamento svetta giorno dopo giorno, proprio come cresce sempre più la reale possibilità per i docenti di contrarre il virus. Ed è quello che sta accadendo: un precario che è stato vicino a un positivo ed è in attesa di tampone, è automaticamente escluso dalle prove. Siamo di fronte, dunque, ad una delle più grandi ingiustizie subite dalla nostra categoria, vale a dire dover rinunciare alla possibilità di una legittima stabilizzazione poiché ci si è ammalati di Covid-19. Una domanda sorge più che spontanea: quanti saranno i precari disposti a sottoporsi a un tampone per verificare l’eventuale positività? Quanti, dopo anni e anni di attesa, penseranno che sia molto più importante non sprecare un’opportunità del genere e, magari, negare ogni sintomo? Per quale recondita motivazione noi docenti precari della scuola italiana dobbiamo rinunciare al nostro futuro solo perché ai piani alti non si ha il coraggio di fare un passo indietro? Spero vivamente che la ministra Azzolina non scelga di divenire complice di un dolo eventuale, essendo per legge già sufficiente l’accettazione del rischio al quale sta esponendo migliaia di esseri umani ponendoli, oltretutto, di fronte ad una scelta anticostituzionale".


La rivelazione per Monica Laterza arriva così"Una telefonata del'Asl. Dal 27 ottobre al 6 novembre devo restare a casa perché un alunno di una delle mie classi è risultato positivo al Covid. Peccato che il 28 ottobre avrei dovuto realizzare la prova per la mia classe di concorso, Lingua Inglese alla scuola secondaria di primo grado. Contatto il sindacato di riferimento che mi dice che è inutile comunicarlo alla scuola sede della prova, dato che non è prevista alcuna prova supplettiva: risulterò semplicemente assente, come chi ha deciso di rinunciare spontaneamente. Io non ho deciso spontaneamente, sono in quarantena perché ho avuto contatti mentre svolgevo il compito di sostituire altri docenti. Questo ha deciso la ministra Azzolina con il consenso del governo. Mi vergogno di essere rappresentata da chi non difende i miei diritti, sono stanca di lottare per qualcosa che mi spetta, forse comprerò l'abilitazione all'estero. Faccio un piccolo prestito, pago e mi abilito, è inutile studiare. Ho sottratto tempo alla mia vita e ai miei cari per nulla".

Carmela Cancellara, viaggio da Milano in Piemonte, rivela: "Il 26 ottobre ho scoperto che diversi docenti erano stati in contatto con altri colleghi in attesa di tampone".

Anna Maria Bozzurra fa notare che il concorso straordinario si è sovrapposto alle prove per il Tirocinio formativo attivo di sostegno e alle scadenze scolastiche di fine ottobre: "Cara ministra Azzolina, non basta metterci il cuore, alla scuola serve anche la testa".


"Addio scuola pubblica"

Elisabetta, supplente di Francese da sei anni, dice: "Se per sei stagioni di seguito lo Stato chiede il mio aiuto per sostituzioni annuali, comincio a pensare che lo Stato abbia bisogno di me, per cui comincio a mollare i mille lavoretti logoranti che mi hanno permesso di campare per molti anni dopo la laurea, nell'epoca in cui la crisi economica globale, anno accademico 2007-2008, portava via tutte le speranze di noi neolaureati. Dopo un'attesa di dodici anni finalmente c'è un concorso per me, per chi l'abilitazione non l'ha potuta mai prendere. L'entusiasmo si spegne subito: nella mia regione c'è un solo posto di Francese in palio. Ah, il piccolo dettaglio è che quell'unico posto me lo dovrei andare a giocare in Lombardia, prendendo bus, treni, pagando albergo e ristoranti. Ho 40 anni, una vita da precaria e un tumore al cervello tolto cinque anni fa e seguito da terapie sfiancanti. Sono esaurita. Non ho un lavoro stabile. Vivo con alcuni universitari per riuscire a pagare l'affitto. Non credo avrò mai figli perché semplicemente senza un briciolo di sicurezza tutto si sgretola. Non ci sono andata l'altroieri in Lombardia. Non mi manca altro che prendermi il virus e trasmetterlo a mamma anziana, sorella con sclerosi multipla, nipote incinta. Eppure avevo un glorioso 110 e lode, ho vissuto e lavorato in Francia quattro anni per poter essere all'altezza della mia prof di francese del liceo. Mi cercherò un altro lavoro. Come categoria protetta, un portierato in qualche ufficio pubblico me lo trovano. Addio scuola pubblica. Ti ho voluto bene".
 
C'è chi il viaggio lo ha fatto, ammassato. E poi ha scoperto che non è vero che i candidati erano soltato dieci per stanza, "una media di dieci", come ha detto e ridetto la ministra. Francesco Parisi, docente di laboratorio odontotecnico, esame a Sondrio il 22 novembre, racconta: "Sono del Veneto e ho dovuto fare due cambi di treno senza alcuna sicurezza e poi prendere un pullman con persone ammassate. Il giorno dell’esame eravamo trenta in aula fra i candidati, quindici, e gli esaminatori, alla faccia delle dichiarazioni della cara Azzolina che odia i precari. Per giunta, hanno ammesso all’esame un docente arrivato alle 9,20 quando la prova era iniziata alle 9".
 

"Pieni di incombenze in classe"

Anche il periodo scelto non è felice. Prova a spiegarlo Francesco Russo. "Un concorso studiato e atteso per anni, non poteva essere svolto in momento peggiore", fa sapere. "Questo è il periodo in cui gli impegni scolastici ti travolgono: programmazioni, test d'ingresso, supplenze varie perché mancano ancora molti docenti, corsi di formazione pomeridiani, consigli e recupero per gli alunni con debiti. E per chi, come me, vive nelle regioni dove si svolge la Didattica integrata digitale, bisogna organizzare e approntare videolezioni con ragazzini che hanno problemi di connessione e di padronanza con i mezzi tecnologici. A tutto questo si aggiunge l'ansia del Covid e l'obbligo di dover affrontare un concorso a oltre 500 chilometri da casa. Un concorso che avrebbe dovuto agevolare chi, con passione e professionalità, ha dedicato anni della propria vita alla scuola, si è invece rilevato un martirio per i docenti precari. Dove e come è possibile, vorrei sapere, prepararsi per il concorso?".

Anche il professor Domenico Alberto Armone, prova per l’A061 il 28 ottobre, a Roma, ha avuto molti problemi con i mezzi messi a disposizione. "Ho svolto la prova concorsuale costretto a frammentarla in momenti diversi a causa di più blocchi dell’applicativo. Il disagio mi ha fatto perdere 40 minuti su 150, in tre momenti diversi. La terza operazione ha richiesto 20 minuti prima che il commissario risolvesse il problema. Non sono stato l'unico ad avere rallentamenti in quella sessione. Nel commissario addetto all’applicativo era evidente una certa insicurezza nelle procedure di sblocco, consultava il manuale. L'ultima volta che l’applicativo si è bloccato sono stato invitato a scrivere la prova su un foglio di carta, sono stati momenti molto caotici".

Il clima del suo "straordinario", il professor Luca Crudele di Isernia, precario dal 2006-2007, lo definisce di "vero terrore".  Ecco il racconto: "Ho dovuto sostenere la prova di concorso il 26 ottobre scorso, la sede prevista era Marcianise, in provincia di Caserta. Identificata come zona rossa, è stata resa inaccessibile a poche ore dalla prova. Con mio stupore leggo per mail, un'ora prima dell'accesso in aula, che avrei dovuto raggiungere la vicina Capua. Con la paura di non fare in tempo. Dai residenti abbiamo appreso che il confine territoriale interdetto non era assolutamente congruo: le sedi delle attività commerciali e delle fabbriche interessavano anche la zona di Capua. Ho affrontato la prova, dispendiosa in termini di energie, in uno stato di agitazione. Ora vorrei chiedere con molta umiltà: ma era proprio necessario effettuare queste prove in un periodo così difficile? Non si pensa che siamo esseri umani anche noi docenti precari, con famiglie, anziani, minori a carico? In Europa dopo tre anni di servizio in una Pubblica amministrazione si viene assunti per diritto, in Italia no".
 

"Nella notte un picco di domande su Google"

Genny Arrabbito chiede di bloccare "il concorso straordinario in piena pandemia" e ricorda un episodio già segnalato da alcune cronache: "Volevo segnalare che il 28 ottobre, alle 4 del mattino, con la prova di Arte e Immagine ci sono stati picchi di domande su Google - su Caravaggio, Cimabue, tecnica della tempera e acquerello -, domande che poi sono uscite la mattina nella prova. I trend Google sono chiari". Con lui, segnala "la possibile truffa" il docente Massimiliano.


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