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Scuola, dai docenti via libera al Green pass «Ma servono più aule»

La trattativa

25/08/2021
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Il Messaggero

Lorena Loiacono
Francesco Malfetano

La scuola, a settembre, deve ripartire. E deve riuscire a farlo in sicurezza e senza intoppi che, di volta in volta, vanno a complicare la giornata di studenti e docenti. Su questo punto si sono trovati, ieri, i sindacati della scuola e il ministro Bianchi tra i quali c'è stato un chiarimento politico dopo la spaccatura a seguito della norma sul Green pass, che anche a livello organizzativo sta tenendo sotto scacco le scuole e su cui il ministero ha coinvolto il garante della Privacy. Ieri il ministro Bianchi ha confermato la piena attuazione del protocollo sulla sicurezza ma, per metterlo in pratica, avvierà con i sindacati dei tavoli attuativi in cui mettere a punto sia le procedure di controllo del Green pass e le relative sanzioni, sia tutti i problemi della scuola dal distanziamento alla mancanza di spazi aggiuntivi.
I SINDACATI

«È necessario che vengano tempestivamente affrontati i principali problemi che riguardano la vita delle scuole - spiegano i segretari nazionali della Flc Cgil - e il rapporto di lavoro. La scuola deve riaprire, a settembre, e dobbiamo lavorare per questo obiettivo: deve riaprire senza il caos dei controlli e dell'applicazione delle sanzioni, delle nomine dei supplenti e della mancanza di spazi e di organico. Non dobbiamo parlare solo di Green pass. Il ministro si è impegnato a dare personale aggiuntivo, ma ancora non abbiamo notizie. C'è poi la complessa definizione delle procedure di accesso al tampone gratuito da parte del personale scolastico».
La questione del tampone tiene banco da giorni: per ottenere la certificazione infatti, oltre al vaccino, si può esibire il tampone con esito negativo ma sarà gratuito solo per i lavoratori fragili, non per i no vax. Un aspetto che per i sindacati non era emerso al momento della firma del protocollo e che, per la Uil, rappresenta un ostacolo per cui sta valutando di ritirare la firma dal protocollo: «Abbiamo fatto di tutto per trovare una mediazione - spiega il segretario Pino Turi - mentre i partiti non sono riusciti a prendere una posizione chiara in Parlamento e scaricano sui più deboli, i lavoratori, le loro contraddizioni non trovando di meglio che armarsi del randello dei divieti e delle punizioni. Questo protocollo è diventato altro rispetto all'obiettivo di una scuola in presenza e in sicurezza».
Sulle sanzioni interviene anche Pistorino della Cgil: «Non discutiamo che il governo possa stabilire delle sanzioni, ma bisogna ricostruire le modalità perché c'è tutto un meccanismo che risale a delle leggi precedenti e queste misure bypassano le norme contrattuali e di legge. Una soluzione va trovata».
Intanto anche il Tar del Lazio ha dato il via libera al Qr code: con un decreto monocratico i giudici hanno infatti respinto la richiesta di una sospensione cautelare urgente dell'obbligo di Green pass per il personale scolastico e universitario così come per le sanzioni previste da chi ne sarà sprovvisto, fino alla sospensione dal lavoro. Senza la certificazione, infatti, il docente o il bidello non può entrare a scuola, viene considerato assente ingiustificato e al quinto giorno viene sospeso e resta senza stipendio.
I CONTROLLI

Ora resta l'incognita legata ai controlli che, se svolti quotidianamente, possono mandare in tilt gli ingressi a scuola già tanto complicati con scaglionamenti e distanziamenti. I presidi chiedono quindi di poter ricevere gli elenchi dei vaccinati per snellire le procedure: un Green pass dato dopo il vaccino, infatti, dura 9 mesi mentre quello ottenuto con un tampone negativo è valido solo per 48 ore, va costantemente aggiornato e controllato dalla scuola.
Il parere del Garante è previsto è per giovedì, quando l'Autorità si riunirà per affrontare il caso, ma le possibilità che la risposta alla richiesta dei presidi possa essere affermativa appaiono risicate. Non solo perché dall'Authority filtra un certo disappunto, quanto perché la questione è tutto sommato già ben definita in un decalogo sul trattamento dei dati personali connessi alle vaccinazioni pubblicato il 22 luglio scorso. Al suo interno si chiede il «rispetto del principio di liceità del trattamento», proponendo che ad essere coinvolti siano «solo soggetti operanti nell'ambito del servizio sanitario nazionale, in luogo di enti amministrativi operanti sul territorio». Improbabile quindi che possano essere i presidi o chi per loro a conservare una lista con i docenti vaccinati, quelli guariti o quelli che si sottopongono a tampone.


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