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Scuola, a rischio gli 85 euro per gli insegnanti. L’allarme dei sindacati

L’aumento previsto dalla Finanziaria per i dipendenti pubblici potrebbe penalizzare i lavoratori della scuola: per loro la cifra potrebbe essere rivista al ribasso. Ma i sindacati non ci stanno: «Non siamo disponibili a trattare»

19/12/2017
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Corriere della sera

Valentina Santarpia

Sindacati della scuola sul piede di guerra per il rischio che l’aumento previsto per i dipendenti della Pubblica amministrazione venga rivisto al ribasso per gli insegnanti: potrebbero arrivare non più 85 euro, ma molti di meno. «Non siamo disposti a trattare diminuzioni», dicono Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil scuola e Snals Confsal, chiedendo garanzie al governo per assicurare l’intera cifra in busta paga. Ma cosa è successo? Di fatto, ancora niente. Ma potrebbe accadere, visto che la trattativa iniziata il 9 novembre è allo stallo e non è stata ancora conclusa. Il cavillo che fa temere che qualcosa possa andare storto sta nella relazione dei tecnici della Ragioneria dello Stato, che parlano di un aumento del 3,5% della spesa per ogni comparto della Pa. In realtà, fanno notare i sindacalisti, se davvero venisse applicato il criterio della percentuale per calcolare l’aumento medio degli stipendi nei comparti, inevitabilmente ci sarebbero comparti, come quello dell’istruzione, dove gli incrementi in busta paga risulterebbero più bassi, perché applicati a stipendi meno consistenti, e altri, come quello dei ministeri, dove invece il rinforzo sarebbe più generoso, perché gli stipendi sono già mediamente più alti. Quindi invece di 85 euro a insegnanti e Ata potrebbero andare ad esempio 50 euro, che non sono la cifra promessa.

Il gap

Prima che la legge di Bilancio venisse varata, serpeggiava il dubbio che gli 85 euro sarebbero stati vanificati per gli scolastici perché, aumentando l’importo del reddito, avrebbero cancellato anche il diritto al bonus di 80 euro: per capirci, c’era il rischio che entrassero 85 euro, per uscirne 80, una partita poco vantaggiosa. Scongiurato con una norma ad hoc questo rischio, ora ne spunta un altro: che la cifra non sia interamente disponibile. Ed ecco spiegata la rabbia dei sindacati. «Sulle partite economiche – rilanciano i segretari generali – chiediamo certezza e trasparenza e riconfermiamo la richiesta di risorse aggiuntive per recuperare la perdita stipendiale dopo otto anni di vuoto contrattuale che ha colpito più di tutti il nostro settore, indispensabili per valorizzare l’impegno e la professionalità di docenti, educatori, Ata, ricercatori, tecnici e amministrativi, riducendo il gap stipendiale esistente sia all’interno del Pubblico Impiego che nel confronto con gli stipendi dei colleghi europei».