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Ricerca senza fondi, Giannini: «In arrivo 2 miliardi per i ricercatori»

Il ministro: «Imminente delega al governo». Tre le urgenze da risolvere per il rilancio del settore: fondi, limitare l’emorragia del capitale umano, snellire la burocrazia. il Gruppo 2003: «Superare lo stallo con un’agenzia indipendente dalla politica»

11/02/2016
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Corriere della sera

Antonella De Gregorio

Un’agenzia indipendente dalla politica, sulla falsariga dei National Research Council britannici, in grado di valutare e finanziare i gruppi di ricerca migliori, nelle università e negli enti. Un aumento significativo, programmato, non episodico del finanziamento statale che porti la ricerca a un livello europeo. Fondi aggiuntivi - e non sottratti alla normale amministrazione - per finanziare i più meritevoli. Questa la ricetta del «Gruppo 2003», che riunisce gli scienziati italiani più citati al mondo, per riformare la ricerca made in Italy. Sottofinanziato e in sofferenza da anni, il settore ha dato appuntamento a mondo scientifico e imprese a Roma, attorno al tavolo del convegno «Il futuro della ricerca in Italia», organizzato nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).

Disinvestimento

A una decina d’anni dal primo bilancio della ricerca pubblica e privata in Italia, tutto in rosso, il Gruppo 2003 torna a lanciare l’allarme: la situazione è forse peggiorata - hanno sostenuto, illustrando la portata del «disinvestimento». Che dal 2010 prosegue, a livello internazionale, «ma che in Italia è è più pesante che altrove, mettendo a rischio di sottofinanziamento cronico l’intero settore della ricerca pubblica», scrivono i ricercatori su Scienzainrete. Questi i dati: la spesa totale in ricerca sul Pil nell’area Ocse è cresciuta del 2,1% (meno che nell’anno precedente: 2,8%), soprattutto grazie alla crescita costante della quota del privato (+2,8%). L’investimento in ricerca in Italia è passata all’1,13% sul Pil del 2007 al 1,29% del 2014, ma con Pil calante. Lontano dalla media europea di quasi il 2% di Pil. La fonte di finanziamento è per il 44,8% di origine industriale; per il 41,9% di origine pubblica, e per il 9,50 proveniente dall’estero (media 2010-2013). Rispetto al triennio precedente, da segnalare l’aumento del finanziamento privato e estero, mentre diminuisce il finanziamento pubblico. Mentre in Paesi con popolazione simile alla nostra, la Francia investe all’anno in ricerca e sviluppo circa 48 miliardi di euro, la Gran Bretagna circa 31 miliardi di euro. E colossi privati come Samsung investono in ricerca 12,5 miliardi di euro all’anno.

Cambiare rotta

È ora quindi di cambiare la rotta, dicono i ricercatori. «La ricerca scientifica serve per creare il mondo, far crescere la competitività delle imprese e aprire le porte ai giovani, ma la politica non comprende, è silente», ha detto il presidente del Cnr, Luigi Nicolais in apertura dell’incontro. Mentre evocavano lo spettro della desertificazione culturale, scientifica e tecnologica del nostro Paese, ai ricercatori riuniti è arrivato il messaggio del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che in una lettera aperta ha assicurato che «è imminente la delega al Governo per riformare il settore della ricerca scientifica». «La delega al Governo, e in particolare al mio ministero - ha fatto sapere Giannini - per incidere profondamente su struttura e regole del sistema della ricerca, è una tappa imminente e decisiva nel percorso di semplificazione e valorizzazione del settore».

Due miliardi

Il ministro ha annunciato inoltre il finanziamento di 2 miliardi fino al 2017 per rilanciare il settore nel Paese. «L’approvazione del Programma Nazionale della Ricerca segnerà una prima inversione di tendenza stanziando nei prossimi anni, fino al 2017, due miliardi di euro nei principali pilastri della internazionalizzazione, capitale umano, infrastrutture per la ricerca, Mezzogiorno, partnership pubblico privato», ha fatto sapere il ministro nella lettera. «Insieme a questo - ha proseguito - abbiamo una straordinaria opportunità di accelerazione degli investimenti con il “piano Juncker” che finanzierà progetti dedicati a infrastrutture anche immateriali con il coinvolgimento di attori privati. Ne abbiamo parlato poche settimane fa con i commissari Moedas e Katainen».

Tre urgenze

Giannini si è soffermata anche sulle «tre urgenze da risolvere al più presto» per rilanciare il settore. «Vedo per il nostro sistema tre urgenze», ha scritto Giannini. «In primo luogo - prosegue - la limitatezza delle risorse finanziarie. In secondo luogo la perdita del capitale umano: l’emorragia dal tasso di studenti che lasciano o non si iscrivono (-70mila in 10 anni e 18% che abbandona o cambia indirizzo dopo il primo anno) e la diminuzione progressiva di docenti e ricercatori (-10% negli ultimi 5 anni). Non si può parlare a testa alta di società della conoscenza se scompaiono i suoi protagonisti». Terzo punto, la burocrazia, che secondo Giannini è «incompatibile con la ricerca scientifica e che richiede interventi più radicali. Non è più una situazione tollerabile».


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