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«Orgogliosi di essere i primi a cominciare» E il gel disinfettante è prodotto dai ragazzi

Nulla è stato lasciato al caso in Alto Adige nel giorno più atteso e più temuto degli ultimi sei mesi: la riapertura delle scuole, anche quest’anno (come sempre) con una settimana d’anticipo sul resto d’Italia.

08/09/2020
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Corriere della sera

dalla nostra inviataElisabetta Rosaspina

BOLZANO Per evitare ieri mattina un «red carpet» di mascherine fantasia, la preside dell'Istituto Tecnico «Galileo Galilei» di Bolzano, con 1.310 iscritti la più grande scuola superiore in lingua italiana della provincia, Paola Burzacca, aveva avvertito in anticipo le famiglie: sono ammesse solo quelle chirurgiche, uguali per tutti, semplici e rassicuranti come i grembiuli delle collegiali di una volta. Per chi avesse tentato di distinguersi con stoffe maculate, mimetiche, pop o a fiorellini, sfiziose certo, ma di incerta tenuta igienica, erano state predisposte sui tavoli all’ingresso scatole di «dispositivi medici di protezione» usa e getta.

Nulla è stato lasciato al caso in Alto Adige nel giorno più atteso e più temuto degli ultimi sei mesi: la riapertura delle scuole, anche quest’anno (come sempre) con una settimana d’anticipo sul resto d’Italia. Dopo un’estate di grandi manovre per «allargare» aule e corridoi, per delimitare gli spazi di passaggio e di permanenza, per disporre la segnaletica dei sensi unici o alternati, per sostituire i vecchi banchi biposto, per orchestrare ingressi e uscite senza ingorghi, ricreazioni e merende a prova di Covid, la macchina altoatesina sembra essersi messa in moto con pignoleria nipponica.

Addirittura con «l’orgoglio di essere i primi a cominciare», al «Galileo Galilei», dove i maturandi del quinto anno dell’indirizzo di Chimica ambientale, come il diciottenne Fabian Tomasi (che forse per questo ha diritto a un’autorevole mascherina nera), spiegheranno agli allievi più piccoli le operazioni di sanificazione delle aule dopo ogni utilizzo: «Il crash test è previsto per venerdì — sorride il vice preside Paolo Pasciuto —. Negli istituti tecnici le classi non hanno aule dedicate, ma cambiano a seconda delle lezioni. Quindi per tre giorni mostreremo noi ai ragazzi come disinfettare i locali, poi il compito toccherà a loro. Già oggi sono iniziate le prime simulazioni».

Raffaele Fiorini, titolare del laboratorio di Microbiologia e referente Covid, cala l’asso dell’istituto: oltre a essere ben sensibilizzati sull’imprescindibilità della pulizia, i suoi ragazzi sono in grado di produrre autonomamente i gel igienizzanti con gradazione alcolica al 70% distribuiti dai dispenser all’ingresso. «Appena iniziata l’emergenza — spiega — ci siamo procurati la formula omologata dall’Organizzazione mondiale della Sanità e abbiamo preparato il nostro disinfettante, su richiesta anche di altre scuole. Non solo: facciamo pure i tamponi per misurare, attraverso appositi terreni di coltura, la carica batterica presente sulle superfici». Non la contaminazione da Sars-CoV-2, ovviamente, ma l’allarme pandemia contribuisce a rendere gli esperimenti molto più appassionanti per le scolaresche.

Si saprà soltanto tra qualche giorno, o forse settimana, se il coronavirus è riuscito a imbucarsi lo stesso tra i quasi 92 mila alunni dell’Alto Adige, ma il rischio è calcolato e accettato, come riconosce Marco Fontana, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Bolzano- Europa 2, nel quartiere popolare «Don Bosco», a sud ovest della città, prescelto ieri dal sovrintendente Vincenzo Gullotta e dall’assessore provinciale della Scuola e cultura italiana, Giuliano Vettorato, per una sorta d’inaugurazione ufficiale dell’anno scolastico davanti alle telecamere.

Istituto tecnico

Saranno i maturandi

a spiegare ai nuovi alunni come sanificare le stanze

Nessuno degli insegnanti della primaria «Martin Luther King» e della media «Vittorio Alfieri» ha marcato visita, per il momento: «Non c’è arrivata alcuna richiesta di inserimento nelle categorie fragili e il collegio docenti si è svolto al completo» rammenta soddisfatto il preside. Ma dal mese di marzo qualche professore è finito in quarantena per essere stato in contatto con parenti o amici positivi, oppure dopo un viaggio. Nel peggiore dei casi i dirigenti scolastici sono pronto a tornare alla didattica a distanza, sperimentata prima delle vacanze: «I ragazzi sanno che dovranno rendersi autonomi, perché tanti genitori sono tornati al lavoro» aggiunge Fontana.

Anche se ieri c’erano quasi tutti per non perdersi una giornata speciale, a orario ridotto e con quel minimo di caos dovuto agli ingressi scaglionati delle classi: «Ho trovato qualche bambino disperso — racconta Giovanna Pellicanò, preside vicaria e insegnante di sostegno —. L’intervallo è alla stessa ora per tutti, ma una parte fa la pausa nei corridoi e una parte in cortile».

All’uscita del liceo classico e linguistico «Giosuè Carducci», Nina, Caterina e Sofia, quattordicenni o poco meno, rimpiangono un po’ il banchetto di pizza e brioche a disposizione l’anno scorso.

Ma il panino fatto in casa non è la sola novità: «Ci è stato spiegato che quaderni e fogli delle verifiche faranno una quarantena di 48 ore in uno scatolone, prima di essere corretti dai professori. Poi torneranno nello scatolone per altre 48 ore prima di tornare nelle nostre mani». Le precauzioni non sono mai troppe.

(Ha collaborato Fabian Daum)


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