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Meno scuola per avere più spesa militare

Mancano i soldi: così il governo giustifica i pesanti tagli alla scuola pubblica. Invece ci sono. Vengono usati non per le esigenze della scuola e dell'università, ma per quelle del settore militare

17/11/2010
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il manifesto

Manlio Dinucci
Mancano i soldi: così il governo giustifica i pesanti tagli alla scuola pubblica. Invece ci sono. Vengono usati non per le esigenze della scuola e dell'università, ma per quelle del settore militare. La spesa militare italiana per il 2010 ammonta a circa 25 miliardi di euro: di questi poco più di 20 iscritti nel bilancio della Difesa, i restanti in quelli dei ministeri di economia e finanze e dello sviluppo economico.
Eppure - dice la nota aggiuntiva del ministro La Russa allo stato di previsione per la Difesa 2010 - «permane la sostanziale assenza di forze militari ostili, ovvero capaci di portare nel medio e breve termine minacce dirette all'Italia». Che bisogno ha allora l'Italia di mantenere una spesa militare che su base pro capite si colloca al sesto posto mondiale e, in base all'ammontare, al decimo posto? Perché l'instabile quadro internazionale, frutto della crisi economico-finanziaria, rende necessaria «un'estensione del tradizionale concetto di difesa, al fine di tutelare gli interessi nazionali con ogni strumento». Compito delle forze armate non è più solo la difesa della patria, come sancisce la Costituzione, ma «la difesa dello Stato e salvaguardia dei suoi interessi vitali attraverso operazioni multinazionali anche a grande distanza dal territorio nazionale».
Si capisce quindi perché, mentre si vara la manovra che taglia le spese sociali, il Parlamento approva la spesa di un miliardo di euro per nuovi sistemi d'arma, tra cui siluri di nuova generazione e unità navali per incursori, e infrastrutture militari, in primo luogo l'Hub aereo nazionale delle forze armate a Pisa, da cui transiteranno tutti i militari e i materiali (anche statunitensi) diretti dal territorio italiano ai teatri operativi. Essi si trovano - specifica la nota del ministro La Russa - nelle «aree di interesse strategico», non solo l'Europa (Balcani, Europa dell'Est e Caucaso), ma l'Africa settentrionale, il Corno d'Africa e il Medio Oriente, inclusa l'area del Golfo Persico.
La lotta contro i tagli alla scuola pubblica, all'università e alla ricerca non può quindi rinchiudersi nell'ambito settoriale. Basti pensare che la spesa complessiva del Miur per l'istruzione universitaria, la ricerca e l'innovazione sta scendendo con i tagli sotto i 10 miliardi annui, ossia a meno della metà della spesa militare, che viene invece aumentata (con consenso bipartisan) per «tutelare gli interessi nazionali nelle aree di interesse strategico». Ben altro uso va fatto del denaro pubblico per tutelare i veri interessi nazionali. Occorre tagliare la spesa militare, non partecipando a guerre spacciate per missioni umanitarie, e investire le risorse risparmiate nelle vere aree di interesse strategico: scuola pubblica, università e ricerca.

 


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