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Mascherine da casa e distanza di due metri Ecco la maturità 2020

La Maturità in classe è considerata una prova generale in vista della riapertura delle scuole a settembre

16/05/2020
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Corriere della sera

Gianna Fregonara

Torneranno a scuola con la mascherina, portata da casa, non dovranno farsi misurare la febbre all’ingresso, né mettersi i guanti: per essere ammessi nell’aula dell’esame basta lavarsi le mani con gli ormai famosi igienizzanti. Comincerà così la Maturità 2020 per i quasi 500 mila studenti che dal 17 giugno sosterranno il colloquio, unica prova rimasta dell’esame di Stato. Potranno arrivare con un solo accompagnatore. Ad aspettarli i loro professori — sei per ogni commissione di cui faranno parte l’insegnante di italiano e della materia di indirizzo — anch’essi con mascherina (fornita dalla scuola) e il presidente, unico professore in trasferta. I ragazzi dovranno arrivare al massimo un quarto d’ora prima dell’inizio della prova, saranno avvertiti via mail dell’appuntamento e se devono usare i mezzi pubblici, avranno la priorità sugli altri viaggiatori, anche se il comitato tecnico scientifico consiglia di arrivare «con mezzo proprio». Banchi e cattedre dovranno rispettare i due metri di distanza, le aule saranno pulite a fondo ogni giorno: così hanno scritto il direttore generale del Miur Giovanna Boda e il comitato tecnico scientifico nel documento che serve «ad un corretto e sereno svolgimento dell’esame di Stato».

C’è voluta una lunga trattativa per arrivare a definire regole precise e condivise per la Maturità di quest’anno: già qualche settimana fa il comitato tecnico scientifico aveva dato l’ok a far tornare i ragazzi per il colloquio — sempre che la situazione epidemiologica non peggiori — ma dubbi e preoccupazioni nel mondo della scuola sono ancora molti. Non a caso ci sono grandi difficoltà degli uffici scolastici regionali a trovare i presidenti di commissione. Hanno protestato i sindacati, sono arrivate la presa di posizione dell’Associazione nazionale dei presidi che sconsigliava l’esame in presenza e la tensione con Consiglio superiore della pubblica istruzione sull’idea di tornare a scuola. Ma la ministra Lucia Azzolina vuole andare avanti: se la situazione lo permette, l’esame deve essere in presenza, proprio come le aveva chiesto lo scrittore Paolo Giordano sul Corriere e proprio come sta avvenendo per tutte le altre attività. Se si torna nei negozi e in palestra, a maggior ragione si deve poter tornare a scuola. A questo scopo sono stati stanziati dal governo 40 milioni di euro. E per la buona riuscita dell’esame è stata ingaggiata persino la Croce Rossa: è a disposizione per fare corsi sulla sicurezza ai professori delle commissioni e, su richiesta dei presidi, potrà anche essere presente a scuola per i colloqui. Giorni nei quali il comitato tecnico scientifico vigilerà da vicino su quello che succede nelle aule.

La Maturità in classe è considerata una prova generale in vista della riapertura delle scuole a settembre: molto si imparerà da questa esperienza ed è immaginabile che alcune delle precauzioni prese per la Maturità verranno copiate anche alla ripresa, prima fra tutte l’obbligo di andare a scuola con la mascherina.

Ma non tutti i nodi sono sciolti: se è stato trovato l’accordo sul fatto che sarà il personale della scuola a pulire le aule e non aziende esterne di sanificazione (questione che sta a cuore ai sindacati) i presidi restano sul piede di guerra perché chiedono che siano riviste le regole sulla responsabilità penale: non vogliono che cada su di loro, se ci saranno casi di contagio nelle loro scuole, specie alla ripresa quando ci saranno da gestire più di 7 milioni di studenti.

Per la Maturità resta in campo anche l’opzione di farla via video: nel caso il virus ritorni in alcune aree del Paese, si potrà decidere di passare, solo per queste zone, all’esame online, modalità prevista anche per i ragazzi fragili, malati o in quarantena. Si potranno collegare online anche professori che per ragioni sanitarie non possono essere presenti, anche se studente e commissione sono in classe. Al Miur c’è grande preoccupazione sulla difficoltà di comporre le commissioni soprattutto nelle aree del Nord, più colpite dal virus. Se i professori non torneranno dovranno presentare un certificato medico, ma a quel punto per i presidi scatterà una vera e propria corsa contro il tempo per trovare sostituti e garantire l’esame agli studenti.


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