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Manifesto-Gb, docenti contro il governo

Gb, docenti contro il governo In sciopero Il Nut, il sindacato più grande, ha deciso una serie di scioperi sulla riduzione dell'orario di lavoro. Ma il governo insiste ORSOLA CASAGRANDE LONDRA ...

04/04/2002
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il manifesto

Gb, docenti contro il governo
In sciopero Il Nut, il sindacato più grande, ha deciso una serie di scioperi sulla riduzione dell'orario di lavoro. Ma il governo insiste
ORSOLA CASAGRANDE
LONDRA
Il sindacato degli insegnanti, Nut, ha votato all'unanimità in favore di scioperi per la riduzione dell'orario di lavoro. Alla conferenza nazionale della union più grande degli insegnanti, i delegati hanno anche deciso di continuare a non coprire i buchi di organico, in segno di protesta per la cronica carenza di docenti. La reazione del governo alla posizione "dura" dei sindacati è stata immediata: "Questa politica - secondo la ministra all'istruzione Estelle Morris, che i suoi collaboratori hanno dichiarato essere "delusa e furiosa" - è controproducente e le minacce non influenzeranno in alcun modo le decisioni del governo". E il portavoce della ministra rincara la dose sottolineando che "gli insegnanti non devono farsi trascinare indietro nel tempo, al periodo dei conflitti stile anni `80". Una battaglia a tutto campo, quella del governo Blair, che cerca la pacificazione sociale (intesa come la intendeva la signora Thatcher, silenzio o pagherete le conseguenze) rinunciando senza alcuno scrupolo alla importante tradizione laburista del suo partito. Così: "Gli scioperi danneggiano l'istruzione dei bambini e la reputazione degli insegnanti", va ripetendo la ministra Morris. Il sindacato però non si fa intimidire, anche se questo clima da caccia alle streghe non gli piace. "Il voto per lo sciopero - ha dichiarato il segretario della National union of teachers, Doug McAvoy - deve essere di monito al ministro del tesoro Gordon Brown, che non può pensare di relegare l'istruzione all'ultimo posto della lista di priorità di questo governo". Nonostante lo scontro verbale, il ministero della pubblica istruzione sembra ormai rassegnato all'idea di arrivare a un accordo con il sindacato. Si parla di un'offerta di cinque ore alla settimana, durante l'orario scolastico, che verrebbero designate come ore di preparazione per gli insegnanti. Questi ultimi chiedono la riduzione dell'orario di lavoro a 35 ore settimanali. Una richiesta che la ministra Morris aveva definito "ridicola" soltanto qualche giorno fa. Non a caso ieri dal ministero facevano sapere che non c'è alcun accordo in vista: la linea dura dunque per il governo, che però non può permettersi di rompere il dialogo con le associazioni di categoria. Anche perché sul tavolo delle trattative le questioni sono diverse. L'altra importante vertenza nel mondo della scuola riguarda la carenza di organico. Anche in questo caso le unions hanno dichiarato di essere pronte allo sciopero se il ministero non si farà carico di quella che è ormai una vera e propria piaga. Gli insegnanti di ruolo hanno confermato che non copriranno più le ore di buco dovute all'assenza dei colleghi. Non uno sciopero vero e proprio, ma una azione di protesta che dovrebbe essere accompagnata anche dal boicottaggio della burocrazia e del lavoro di ufficio da parte dei professori. Secondo una recente indagine condotta da un organismo indipendente, in media un insegnante lavora fino a 53 ore alla settimana. Secondo i sindacati la carenza di organico è strettamente legata alla "cultura dell'orario di lavoro lungo" che influenza il ministero. La ministra Morris da parte sua ha detto di voler affrontare il problema riducendo del 20% il lavoro attualmente svolto dagli insegnanti: attraverso l'introduzione di staff di sostegno si dovrebbe arrivare a una settimana lavorativa di 42 ore. Il sindaco ribatte dicendo che il compromesso sulle 35 ore può esserci, ma fissa a 38 l'obiettivo minimo delle unions. Quanto al personale di sostegno, il sindacato chiede che si tratti di persone qualificate e non di soluzioni temporanee e che alla lunga rischierebbero di trasformarsi in controproducenti.