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La strategia dell’elemosina: alla CRUI 861 ricercatori, a Cingolani 1500

Al progetto petaloso di HUMAN Technopole andranno 1,5 miliardi di euro e 1500 nuovi ricercatori. Gestiti da una fondazione IIT diretta da un inamovibile direttore che potrà operare fuori dalle regole che università e organismi di ricerca pubblici devono invece seguire

27/02/2016
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ROARS

Al progetto petaloso di HUMAN Technopole andranno 1,5 miliardi di euro e 1500 nuovi ricercatori. Gestiti da una fondazione IIT diretta da un inamovibile direttore che potrà operare fuori dalle regole che università e organismi di ricerca pubblici devono invece seguire. Nel frattempo i rettori delle università italiane, in cambio di 30 milioni l’anno per tre anni e 861 RTDB, proclamano la giornata (petalosa?) dell’università e si impegnano a rintuzzare con tutte le armi possibili la variegata protesta #stopvqr. Forse ha ragione Renzi. Questa università ed i suoi rettori risorse aggiuntive non le meritano.

Mentre un po’ di docenti delle università italiana si stanno risvegliando dal torpore post-gelminiano, e in un sussulto di dignità dicono, con variegate motivazioni, #stopvqr; il governo sceglie il progetto petaloso dell’IIT per lo Human Technopole di Milano.

Ad HUMAN Technopole andranno 1,5 miliardi di euro e 1500 nuovi ricercatori. Gestiti da una fondazione IIT diretta da un inamovibile direttore, Roberto Cingolani, che potrà operare fuori dalle regole che università e organismi di ricerca pubblici devono invece seguire: bilanci non pubblicati, bandi per la selezione di personale non pubblicati, contratti e consulenze non note. Un centro di ricerca IIT che, come scrive questa mattina la senatrice a vita Elena Cattaneo in un durissimo articolo, in questi anni ha ricevuto

preziose risorse pubbliche che vengono stanziate dal governo di turno “senza accorgersi” che in buona parte sono accantonate in un tesoretto (legale ma illogico) che oggi ammonterebbe a 430 milioni. Risorse pubbliche per la ricerca “dormienti” depositati presso un fondo privato.

Un progetto, sostiene Giorgio Parisi,

in linea con la rottamazione renziana delle istituzioni esistenti. Si vuole creare qualcosa di nuovo, ma si rischia di cancellare quello che esiste. Forse funziona male, ma continua a funzionare.

A noi viene da chiederci se tra risorse accantonate e nuove dotazioni si troveranno anche quelle necessarie a coprire il buco di bilancio di Expo 2015. Ma questa è un’altra storia.

Torniamo al punto che ci interessa.

A luglio, i rettori riuniti alla CRUI, fecero sperare in un sussulto di dignità chiedendo più fondi per una università italiana ormai allo stremo. I docenti di #stopvqr li presero sul serio. Ma i rettori avevano un’altra strategia: alzare di qualche db la voce per ricevere qualche risorsa in più.

E il piatto di lenticchie è arrivato dal MIUR: prima il PRIN un gruzzoletto di ben 30 milioni di euro l’anno per i prossimi di tre anni per la ricerca di base di tutta l’università italiana. E poi ben 861 posti per ricercatori di tipo b .

La gratitudine dei rettori si è subito riverberata nell’annuncio della “giornata di primavera” dell’università, ispirate forse alle giornate FAI di primavera, quelle in cui i volontari aprono monumenti chiusi tutto il resto dell’anno. Suggeriamo alla CRUI di chiamarla “giornata petalosa dell’università“, forse Renzi apprezzerebbe.

Ma la gratitudine dei rettori ha soprattutto rinnovato il loro impegno a convincere i riottosi professori che non vogliono farsi valutare. Alcuni rettori hanno confermato la strada della VQR di polizia, altri hanno scelto la VQR coattiva -sceglieranno loro i prodotti di ricerca dei riottosi della valutazione-, altri ancora stanno mettendo in atto opera di persuasione, facendo leva proprio “sul numero elevato” di RTDB che “ci siamo aggiudicati” proprio sulla base dei risultati della scorsa VQR.

Ovviamente tutti o quasi hanno rassicurato il ministro ed ANVUR riaffermando la loro volontà di essere sottomessi (sì sì, proprio questo è il verbo da usare; come gli addetti sottomettono i loro prodotti alla VQR) a valutazione. E hanno tacitamente rassicurato che non solleveranno certo la questione che la valutazione sia svolta con metodi che non hanno uguali nel mondo, viziata da errori che stanno sui libri di testo undergraduate da oltre trent’anni.

Forse hanno ragione Renzi ed il suo governo. Questa università ed i suoi rettori risorse aggiuntive non le meritano


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