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La Stampa-E dal premier contestato una risposta blitz

ALLIEVI GRIDANO "DEMOCRAZIA". IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SMUSSA LE CRITICHE CON DUE "TRUCCHI" E dal premier contestato una risposta blitz Tempi mediatici perfetti per l'attacco al Cavaliere, ch...

21/12/2001
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La Stampa

ALLIEVI GRIDANO "DEMOCRAZIA". IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SMUSSA LE CRITICHE CON DUE "TRUCCHI"
E dal premier contestato una risposta blitz
Tempi mediatici perfetti per l'attacco al Cavaliere, che si difende a braccio

ROMA INNANZITUTTO: tempi televisivi perfetti. Gli studenti che contestano la Moratti e Berlusconi nella sala del Palazzo dei Congressi scandiscono l'happening secondo ritmi spettacolarmente impeccabili, rapidi, senza pause e lungaggini. Si alza uno, sul lato sinistro: "Democrazia, democrazia". E un altro, dal lato opposto: "Gli studenti stanno fuori". La sequenza obbedisce a regole ritmiche così precise che fanno in tempo ad accorgersene prima gli operatori televisivi che il servizio d'ordine. Letizia Moratti, dal podio, ha un attimo di esitazione. Ma le telecamere, tante, tantissime, stanno già nei paraggi della contestazione. Uno show riuscitissimo. E quando Berlusconi prende la parola, proprio lui che delle regole della televisione vanta notoriamente una conoscenza approfondita, deve escogitare rapidamente una serie di accorgimenti per non lasciarsi rubare il centro della scena. Uno show contro uno show. Primo accorgimento: non perdere il sorriso, anzi accentuarlo. Dopo la baraonda, gli spintoni, gli slogan e qualche lacrima, gli studenti inalberano piccoli cartelli con su scritto "non in vendita, studenti demorattizzati". Berlusconi non perde il buon umore. Di più: non deve perdere il buonumore e si rivolge ai ragazzi per dire loro che da quella distanza lui non riesce a leggere i cartelli e che dunque farebbero meglio a riporli. Secondo accorgimento: perdere la rigidità ufficiale. E perciò Berlusconi consegna platealmente l'intervento scritto e decide di parlare a braccio. Terzo accorgimento: per svelenire gli animi, affidarsi al lessico informale e colloquiale. Con un'espressione inequivocabilmente tratta dal vernacolo meneghino: "Come dice mia madre: l'è un laurà de la madona". Ossia una gran fatica, un impegno mica male, un darci sotto senza risparmio. La platea, se si eccettua la pattuglia degli studenti contestatori che già appaiono molto meno combattivi rispetto ai toni usati qualche minuto prima con la Moratti, applaude e apprezza la colloquialità. Poi, ovviamente, ci sono i contenuti. Vale a dire i contenuti che a Berlusconi sono più cari quando si parla a scuola. Riaffiorano le tre "I", inglese, Internet, impresa. Sulla prima "I", Berlusconi si lascia andare a una confessione che funziona come autoumanizzazione per ridurre le distanze tra il podio e la platea: "Non oso fare un discorso in inglese nei consessi internazionali. Il mio inglese è sufficiente solo per le relazioni interpersonali e questa è una cosa che sento come una carenza e vorrei che la scuola formasse dei ragazzi che parlano l'inglese in maniera sicura". L'autoumanizzazione, solo parzialmente mitigata dall'orgogliosa rivendicazione di una buona padronanza del francese, sembra funzionare: le proteste degli studenti, dimentichi oramai del parapiglia precedente e sempre fermi in fondo alla sala con i loro cartelli in vista, hanno perso la centralità della scena. Anche perché è il tempo della seconda "I" e Berlusconi non può sottrarsi alla tentazione di prefigurare un nuovo capitolo dello Stato in cui la "I" di Internet sarà un elemento centrale e determinante. Se l'intenzione del presidente del Consiglio era quella di neutralizzare gli effetti della vivace protesta in sala, l'obiettivo sembra, almeno parzialmente, raggiunto. Non stona nemmeno una bacchettata presidenziale alle istituzioni che non funzionano: "Le province hanno grosse responsabilità, visitando le nostre scuole qualche volta non si può che vergognarsi". Il richiamo viene accolto più come un'invettiva che come un'esortazione e i rappresentanti delle province comunicheranno presto di trovare ingenerosa la severa reprimenda del premier. Ma nel frattempo è giunta l'ora della terza "I", la "I" più controversa, quella che può prestare il fianco all'accusa di voler "aziendalizzare" la scuola e sottoporla ai diktat del mercato: la "I" di impresa. E qui lo show del premier sembra sortire definitivamente l'effetto di depotenziare le proteste, perché quando Berlusconi si lancia in un elogio incondizionato della "competizione" nella scuola, la stessa competizione che secondo il presidente del Consiglio regge la scienza, competizione tra le idee, e la democrazia, competizione tra i programmi, nessuno, tra gli studenti super-critici nei confronti della Moratti, ha riacceso il fuoco della polemica verbale. Anche l'intervento di Berlusconi, del resto, scorre via rapidamente. I tempi rapidi della contestazione, la certezza che i media avrebbero dedicato molta attenzione al semi-tafferuglio inscenato nella sala del Palazzo dei Congressi, l'idea che nella giornata contro la riforma della Moratti siano riusciti a penetrare nella fortezza e a mettersi in primo piano, tutto questo ha suggerito a Berlusconi la mossa di una controffensiva somigliante a un blitz. Gli Stati generali spengono i riflettori. Il grande show si chiude.


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