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La proposta degli esperti: «Calendari da ripensare Lasciamo decidere gli istituti»

Da studente, il professor Daniele Checchi ha trascorso molte estati raccogliendo ciliegie nel Modenese. Nonostante ciò, il docente di Economia politica della Statale di Milano boccia senza appello l’idea del ministro Giuliano Poletti.

24/03/2015
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Corriere della sera

Da studente, il professor Daniele Checchi ha trascorso molte estati raccogliendo ciliegie nel Modenese. Nonostante ciò, il docente di Economia politica della Statale di Milano boccia senza appello l’idea del ministro Giuliano Poletti. Lui che da tempo si occupa di studenti, istruzione e abbandono scolastico, dice perentorio: «L’estate? I ragazzi la trascorrano divertendosi: in un’epoca in cui si allungano i tempi di vita, meglio lasciare il tempo libero ai giovani che ai vecchi». Perché, si spiega, «l’idea del ministro Poletti che gli studenti in estate debbano lavorare per non farli stare in giro è una concezione punitiva».
Ma certo, 90 giorni consecutivi di vacanze dopo quasi 200 di studio «sono un errore». Su questo, sono tutti d’accordo. Il pedagogo e prof all’Università Bicocca di Milano Raffaele Mantegazza sostiene infatti che «il tempo scuola andrebbe tutto rivisto: tre mesi sono troppi e fanno male all’apprendimento degli studenti perché perdono l’abitudine allo studio». E poi, aggiunge Checchi, «è stato dimostrato che una resa scolastica è maggiore se la cadenza delle vacanze è frammentata». Come succede in Francia, ad esempio, dove ogni sei settimane di scuola, se ne fanno due di riposo.
Sorride amaro Mantegazza, ascoltando delle «casse scaricate dai figli di Poletti: una battuta poco divertente, da un ministro del Lavoro mi aspetto altro». Ci vorrebbe, piuttosto «più coraggio ripensando tutto l’orario scolastico». A partire, «dall’ingresso alle 8: perché un ragazzo deve alzarsi alle 5, farsi un’ora e mezzo di pullman per entrare in classe così presto? Meglio spostare più avanti nella mattina l’avvio delle lezioni». E rivedere la lunghezza delle pause durante tutto l’anno. In Germania, per dire, per la Pentecoste, le vacanze durano quasi un mese, e in estate ci si ferma in agosto. In funzione della sempre maggiore autonomia di ogni singolo istituto, come voluto dal governo con il disegno di legge sulla Buona scuola che attende di essere esaminato dal Parlamento, «la decisione del calendario — riflette ancora Mantegazza — potrebbe essere lasciata alle singole Regioni». Per gli studenti siciliani, andare a scuola in luglio potrebbe essere troppo faticoso a causa del caldo, magari per i ragazzi della Valle d’Aosta può esserlo in pieno inverno.
Ma certo sarebbe bello avere una scuola sempre aperta, tutto l’anno (agosto escluso). È il sogno di Amanda Ferrario, dallo scorso settembre alla guida del liceo classico Tito Livio di Milano che per le vacanze del 2016 progetta una scuola centro estivo con studio, sport, musica, volontariato: «Preferisco che i ragazzi stiano a scuola più che al bar, ma servono tante risorse umane per farlo». Intanto da quest’anno nella settimana bianca di febbraio ha mandato i suoi 200 studenti a lavorare. L’esperienza verrà replicata nelle prime due settimane di giugno. Prima ancora che diventi legge, al liceo milanese, l’alternanza scuola-lavoro della Buona scuola è già nei fatti. «Ha ragione il ministro Poletti — dice —: tre mesi sono troppi e allora bisogna trovare soluzioni alternative, come ad esempio gli stage in azienda o nel volontariato, o i viaggi studio all’estero (Cina e Inghilterra, ndr ), esperienze molto formative per i ragazzi: quando tornano in classe sono più motivati, rispettosi e consapevoli e affrontano lo studio in modo diverso». Purché «il lavoro non diventi sfruttamento, sia remunerato e non obbligatorio», sottolinea Checchi.
Ma la scuola deve occuparsi dei mesi estivi dei suoi studenti? «Sì — risponde Checchi — se il ministro Poletti pensa a campi di lavoro per ripulire le città sporche, ad esempio, questo ha senso, ma deve essere un impegno pagato e volontario». Dice sì anche Mantegazza, ma «ad un progetto elaborato e monitorato dagli insegnanti: il volontariato è perfetto perché insegna ai ragazzi a dare il loro tempo per gli altri, e poi io offrirei Dante ai figli degli immigrati, più che far scaricare loro cassette di frutta». E la preside Ferrario: «Ma serve un impegno vero da parte di tutti, il sostegno delle aziende e del terzo settore (da mesi inseguo inutilmente Libera): non vogliamo parcheggiare i ragazzi ma dar loro un’opportunità».

cvoltattorni@corriere.it