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La prof e l'alunna

Sara BArtolomeo Il 15 gennaio scorso ha postato un lungo intervento su Facebook, in seguito alla discussione intrapresa con la classe 4 C, durante la didattica a distanza

27/01/2021
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La Stampa

Sara Bartolomeo, 39 anni, originaria di Agnone, in Molise, vive ad Ostia e a settembre è entrata in ruolo al liceo classico Padre Alberto Guglielminotti di Civitavecchia, in provincia di Roma. Il 15 gennaio scorso ha postato un lungo intervento su Facebook, in seguito alla discussione intrapresa con la classe 4 C, durante la didattica a distanza (Dad) sull'importanza e il valore delle lezioni in presenza in classe. Ha scritto: «Una studentessa mi ha detto - prof io non ho voglia più di ascoltarla, voglio che sia lei ad ascoltare me. Sono stanca, sto male, voglio una vita normale. Non mi importa dei tira e molla che fa la politica, il problema non è solo la didattica a distanza o in presenza, il problema è che nessuno ci chiede noi come stiamo, e a lei si è accodata tutta la classe... Li ho ascoltati... E mi sono sentita in colpa perché in questi mesi ho pensato solo a portare avanti il programma e ad avere valutazioni...». E ha concluso: «Cari alunni vi chiedo scusa per avervi trattato come pratiche da smaltire, vi chiedo scusa se non ho ascoltato i vostri silenzi carichi di angoscia, vi chiedo scusa se non ho capito che dietro a quel compito non consegnato c'era l'apatia delle vostre giornate senza più colori. Cari ragazzi, non dobbiamo farvi spegnere, in fondo siete voi il nostro futuro...». —

LE INTERVISTE - a cura di Grazia Longo

S ara, la docente: "hanno bisogno di allegria"

Mary, l'allieva: "ci manca lo scambio, lei ha capito"

" Concentrata sulle lezioni non avevo colto il disagio"

"Con la Dad siamo anonimi solo faccette sullo schermo"

Professoressa Bartolomeo, con il suo post su Facebook ha conquistato quasi 70 mila consensi, ma prima ancora la stima dei suoi studenti. Che cosa l'ha spinta a fare autocritica sulla Dad?

«Stavo spiegando il congresso di Vienna, quando Mary, una studentessa modello che ha la media dell'8, sbotta di colpo e mi chiede di interrompermi e ascoltare le sue esigenze di socialità, di lezioni in presenza, di contatto con i compagni. Ed io ho avuto come un senso di risveglio. Fino in quel momento non mi ero resa conto dei bisogni reali dei ragazzi, tutta concentrata sull'importanza di stare al passo con il programma. Ma non avevo tenuto conto dei disagi dei ragazzi».

Perché ha deciso di pubblicare un post su Facebook?

«Non è nel mio stile esternare così platealmente le mie opinioni, ma mi sembrava giusto testimoniare l'esperienza vissuta con gli studenti, per dare voce ai loro sogni, alle loro frustrazioni».

Che cosa l'ha colpita maggiormente?

«La loro voglia di normalità, di riprendere i ritmi di una vita scandita senza la paura del contagio. Un'alunna, ad esempio, mi ha detto che non vede l'ora di poter uscire di nuovo la sera tardi con gli amici, un'altra che vorrebbe venire a scuola sempre per avere uno scambio reale di idee con i compagni».

Di che cosa hanno bisogno?

«Fondamentalmente di creatività e allegria. Ho notato, per esempio, che negli ultimi giorni alcuni hanno cercato di ravvivare lo sfondo del computer da cui si collegano da casa: qualcuno ha piazzato il mare, qualcun altro il cielo. Piccoli espedienti per alleggerire la situazione».

Da due settimane siete tornati alle lezioni in presenza al 50%. Come sta andando?

«Molto meglio. Abbiamo deciso di non smembrare le classi, ma di farle venire a settimane alternate, una due volte, l'altra tre volte a settimana e il resto in Dad. Il problema restano i trasporti pubblici, molto affollati, ma i ragazzi sono felici di essere tornati in classe. A scuola comunque facciamo molta attenzione: domani (oggi per chi legge, ndr) dall'aula magna con altri docenti farò una lezione sulla giornata della memoria trasmessa in streaming a tutte le classi per evitare assembramenti». —

Mary ha 17 anni, la passione del pianoforte e la chitarra, il sogno di diventare medico chirurgo e la risolutezza di esprimere le proprie idee.

Come le è saltato in mente di interrompere la lezione della professoressa Bartolomeo e chiederle più attenzione ai suoi problemi?

«Quella mattina ero un po' giù di morale e da un po' pensavo che la Dad, per quanto utile, non fosse in grado di darci spunti, di stimolare la nostra creatività. E così ho domandato alla prof che sogni avesse lei nel cassetto, e se fosse interessata a scoprire quali fossero i nostri».

E la professoressa come ha reagito?

«All'inizio veramente non ho capito di essere io la pietra dello scandalo, ma poi mi sono riconosciuta e mi ha fatto piacere. La professoressa Bartolomeo è un'insegnante molto attenta, sensibile, empatica, e ha colto perfettamente le necessità mie e dei miei compagni».

Ha poi commentato quel post con la professoressa?

«Sì, la prof mi ha ringraziato e mi ha detto che le ho fatto aprire gli occhi, che l'ho fatta riflettere. Le ho restituito la visione umana della scuola».

La spaventa l'affollamento dei mezzi pubblici per raggiungere il suo liceo?

«I miei hanno paura per il rischio contagio e così a scuola mi accompagna mio padre con l'automobile. Noi stiamo a Santa Marinella e in una ventina di minuti arriviamo a Civitavecchia, ma ho tanti compagni che stanno più lontano e vengono con i mezzi pubblici. Fanno molta attenzione, e comunque per noi è troppo bello poter studiare tutti insieme sui banchi di scuola». —

«Subito mi ha risposto che dovevamo svolgere il programma scolastico, poi però ci ha chiesto di scrivere su un foglio i nostri desideri. E così è sorto un interessante confronto su quali fossero le nostre aspirazioni. Dall'uscire con gli amici, al vivere l'adolescenza in modo libero, alla possibilità di andare a scuola tutti i giorni».

Qual è il limite più insopportabile della Dad?

«Quella sorta di senso dell'anonimato che ti fa vivere: ti senti una delle tante faccette del mosaico che compare sullo schermo del computer ed è tutto virtuale. Non hai uno scambio vero con il docente o con i compagni».

Quando ha letto il post su Facebook cosa ha pensato?