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La paura è più forte delle fake news La scienza si prende la rivincita sui no-vax

Abbiamo l'occasione di riportare la scienza in cima ai parametri che ci consentono di progredire e intervenire sul mondo

25/02/2020
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La Stampa

Mario Tozzi

Mentre cerchiamo di ricostruire il viso di chi ci tossiva accanto in treno la settimana scorsa e ce ne stiamo chiusi in casa per evitare occasioni di un possibile contagio, forse possiamo rimodulare il nostro terrore incipiente riflettendo su alcuni portati positivi della sindrome simil-influenzale da coronavirus che sta colpendo il nostro paese. Dopo aver riconsiderato nel giusto contesto storico e naturalistico l'insieme dei microrganismi, patogeni compresi, e avergli restituito il ruolo di veri dominatori fra i viventi (altro che sapiens), abbiamo l'occasione di riportare la scienza in cima ai parametri che ci consentono di progredire e intervenire sul mondo. Di fronte al pericolo per la nostra salute, o addirittura per la vita, finalmente vedremo spazzate via le decine di notizie prive di fondamento che circolano sui germi e sulle epidemie. E, magari, resteranno solo i dati scientifici e le indicazioni dei ricercatori a consentire di orientarci.
Per prima cosa vedremo finalmente terminare una polemica annosa e divisiva come quella sui vaccini: non credo ci sia un solo italiano che, nel caso esistesse un vaccino contro il Covid-19, rifiuterebbe di utilizzarlo su un proprio figlio adesso. Speriamo che sia l'occasione di accettare per sempre il ruolo che hanno i vaccini proprio per la protezione delle fasce più deboli o meno "pronte" a reagire ai patogeni, un auspicabile ritorno alla luce della scienza. In secondo luogo, di fronte a germi potenzialmente molto infettivi, si riducono gli spazi per le forme "medicali" scientificamente non provate: non credo si possa attualmente trovare alcun candidato a una cura omeopatica per questa influenza. I farmaci hanno nel nome stesso impresso l'aspetto eventualmente venefico, per questo nella maggioranza dei casi funzionano. Tenendo sempre presente che l'obiettivo non è l'eradicazione di virus e batteri, operazione comunque impossibile e nemmeno auspicabile, ma la convivenza senza troppi danni.
Ma è la scienza in generale che riprende la sua autorevolezza in questi casi, invocata a monte delle decisioni politiche e delle nostre abitudini di vita: non abbiamo una risposta a tutte le domande, ma un metodo scientifico per affrontare i problemi, sia si tratti di epidemie che di cambiamento climatico. Questo metodo si applica a tutte le discipline e costringe gli scienziati a parlare tutti la stessa lingua, quella delle pubblicazioni scientifiche, unico terreno di incontro oggettivo. Chi ha una nuova idea, per esempio un vaccino contro Covid-19, non rilascia un'intervista ai giornali o alla tv, ma scrive dati, metodo usato e conclusioni su una rivista in cui un comitato di revisori (anonimi e suoi pari grado) giudica se le premesse sono corrette, senza giudicare le conclusioni. Funziona così da decenni ed è una garanzia che la ricerca proceda correttamente. Ed è così che Albert Einstein ha conquistato il Nobel per la fisica.
Certo, in questo caso, divisioni si possono ancora registrare: per esempio se il virus attuale abbia maggiore carica virale anche prima che l'ospite presenti sintomi riconoscibili o no, oppure se non aver trovato il paziente zero italiano sia un fatto positivo, perché vuol dire che è guarito, oppure un guaio, perché ci è sfuggito. I ricercatori discutono anche se questa da Covid-19 sia un'influenza relativamente debole, vista la mortalità bassa, ma comunque molto più alta della comune influenza stagionale e visto che almeno il 20% dei pazienti finisce in rianimazione. Ma si tratta, a ben guardare, di differenze di grado, non di genere, determinate dal fatto che il patogeno era sconosciuto ai sapiens e il tempo di osservazione è stato scarso (e ancor meno tempo c'è stato per scrivere un articolo "robusto" sulle riviste scientifiche, dunque siamo ancora nella fase di discussione).
Siamo impauriti, certo, ma possiamo guardare con fiducia alla scienza e alla ricerca, magari cominciando a domandarci se non dovremmo farlo più spesso. Come per esempio con il cambiamento climatico, la vera emergenza del prossimo futuro. E' vero, la ricerca ha bisogno di investimenti e ha un costo, ma in questi momenti scopriamo quanto costa, invece, l'ignoranza. La faccenda di Covid-19 è un paradigma di cosa significhi l'acquisizione scientifica di conoscenze corrette e di quanto proceda soprattutto per errori, piuttosto che per verità acclarate preventivamente. Non so perché, ma in questi giorni mi torna continuamente alla mente la strategia di Merlino, a duello magico contro Maga Magò, nel cartoon "La spada nella roccia": dopo aver tentato diverse mutazioni poco efficaci in feroci animali, sceglie di trasformarsi in un germe patogeno molto aggressivo che riduce l'avversaria a letto con macchie e febbre. Aveva capito a chi apparteneva il mondo.


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