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La nuova scuola dei vecchi supplenti

Nonostante le assunzioni, i docenti precari sono ancora 105 mila. Le scelte degli istituti

14/03/2016
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Corriere della sera



                La scuola è ancora malata di «supplentite», con la giostra dei precari che cambiano classe e istituto. Nonostante le promesse del governo la guarigione sembra ancora lontana. Anche quest’anno, dopo 86.076 assunzioni (tanti sono stati i neoimmessi in ruolo), le scuole continuano a funzionare grazie ai supplenti. E se l’anno scorso erano 118.172, ora sono pochi meno: 105.395. Un esercito di precari alle prese con la lotteria dello stipendio pagato a singhiozzo.

«B asta con la supplentite», con la giostra dei precari che ogni anno cambiano classe e istituto. Lo slogan renziano che ha accompagnato la riforma della «Buona Scuola» fin dagli esordi era anche una delle promesse più attese da prof, genitori e studenti che speravano in un po’ di continuità. E invece anche quest’anno, 86.076 assunzioni dopo (tanti sono stati i neoimmessi in ruolo con la legge 107), le scuole continuano a funzionare grazie ai supplenti. Se l’anno scorso erano 118.172, adesso sono pochi meno: 105.395. Un esercito di precari per i quali si è ripetuta la lotteria dello stipendio pagato a singhiozzo nel rimpallo di responsabilità fra Miur e Mef.
Perché ancora così tanti? In parte per la falsa partenza della riforma che ha permesso agli assunti fuori provincia e regione (quelli della fase B, concentrati per lo più al Sud) di restarsene vicino a casa almeno un altro anno barattando in cambio ancora la supplenza. In questo modo però, il loro posto (circa 7 mila per la maggior parte al Nord) è stato coperto da un supplente. Si rimanda così di un anno la stabilizzazione reale delle cattedre con ognuno al proprio posto. Ma il prossimo settembre si preannuncia ancora più caldo di quello passato. Perché tra poco partirà anche il piano straordinario di mobilità, con la possibilità per ogni docente di chiedere il trasferimento in una scuola diversa da quella assegnata. E riparte così il toto cattedre, con il rischio di aumentare il ricorso ai supplenti.
Ma il problema di fondo è stato il disallineamento fra domanda e offerta: i profili dei precari storici non corrispondevano ai posti disponibili. E così oltre 15 mila cattedre sono rimaste scoperte. Ci penserà (forse) il prossimo concorso a colmare i buchi: 63.712 i posti in palio, con 200 mila candidati. Il bando è stato pubblicato con tre mesi di ritardo, la scadenza è fissata per il 30 marzo. Ma altri ritardi si stanno accumulando e la prova scritta prevista per aprile potrebbe slittare. Chissà perciò i vincitori quando riusciranno davvero a salire in cattedra.
Intanto il primo dicembre scorso nelle scuole sono arrivati anche i docenti dell’ultima tornata di assunzioni, la fase C che assegna ad ogni istituto oltre 47 mila prof per rafforzare il proprio insegnamento. Ma la maggior parte delle scuole non ha ricevuto gli insegnanti chiesti: abbondano i prof di diritto ed economia, di storia dell’arte, musica e ginnastica ma mancano quelli di matematica e lingua. Nei licei che avevano chiesto un docente di informatica, ne è arrivato uno di diritto, o in quelli che puntavano sull’inglese si sono dovuti «accontentare» di psicologia. Le scuole hanno dovuto quindi riscrivere di sana pianta i Pof, i piani di offerta formativa, per riadattarli ai nuovi arrivi, che però nel peggiore dei casi finiscono a fare i tappabuchi.
Ma in Italia la Buona Scuola c’è già e la creatività di presidi e consigli d’istituto si è sbizzarrita trovando soluzioni innovative. Come al liceo Mamiani di Roma, dove un prof di economia, al suo debutto in classe dopo 20 anni al ministero delle Finanze, è stato messo a parlare di spread e mercati finanziari.

«Ci hanno assegnato esperti in materie che qui non esistono»

«Ci hanno dato insegnanti abilitati per materie che nella nostra scuola non esistono». Barbato Vetrano, preside di uno dei più antichi istituti professionali per meccanici di Torino, il Dalmazio Birago, arrivato da poco dalla Campania, ha scoperto una realtà che funziona e sforna tecnici con ottime prospettive di lavoro. Quando ha chiesto la quota di insegnanti di cui il suo istituto aveva bisogno per le attività di potenziamento («nove in tutto, soprattutto per le materie pratiche che caratterizzano il nostro indirizzo, dalla meccanica alle tecniche di manutenzione», spiega), se ne è visti assegnare solo sei e con competenze diverse: «Tre insegnanti di italiano, diritto e sostegno e tre di area artistica». Non si è perso d’animo e ha pensato a come mettere a frutto, per cinque giorni a settimana, 18 ore al giorno, le competenze dei neoarrivati, evitando di «parcheggiarli» in aula professori. «Su mille iscritti — dice — abbiamo 300 ragazzi di origine straniera, facciamo un lavoro importante anche sul piano dell’integrazione». Con gli insegnanti in più, ha intensificato le lezioni di italiano per chi aveva maggiori difficoltà e ha studiato un progetto per coinvolgere i ragazzi più difficili («ce ne sono diversi con cui dobbiamo adottare sanzioni disciplinari») attraverso l’arte e progetti per la socializzazione. «Certo, abbiamo sacrificato qualche ora di officina. Ma ci arrangiamo, come sempre».
«Per spagnolo costretti a chiamare una ex tirocinante»

Finite le assegnazioni ed esaurite tutte le graduatorie c’è un elenco «altri» in cui un preside può annotarsi contatti per le emergenze-supplenti, a prescindere dai titoli. Ha la sua lista anche Aldo Domina, preside all’istituto Cardarelli-Massaua di Milano con elementari e medie. «E per fortuna avevo salvato anche il numero di una ragazza spagnola che aveva svolto da noi il tirocinio. Subito arruolata», dice il dirigente. Che riassume così il suo bilancio dell’operazione «potenziamento»: «Chiesti 7, assegnati 4 perché 3 erano per il sostegno e la graduatoria è vuota. Preziosi, ma non coprono tutte le aree che avevamo richiesto». Racconta allora come si è organizzato: «Ci mancavano prof per spagnolo e matematica, introvabili qui come i maestri elementari e gli specialisti di sostegno. Ho verificato anche con le scuole di zona, come prevede la 107, niente. Allora, di nuovo, caccia i supplenti. Alla fine ci siamo salvati con gli elenchi interni». Spiega il preside: «Abbiamo una lista della “messa a disposizione”, con i laureati che hanno comunicato la disponibilità e lì ho trovato un insegnante di matematica». Quell’elenco però era vuoto per spagnolo. «In questi casi possiamo chiamare chiunque, perché in classe qualcuno dobbiamo mandare. Così ho risolto con l’ex tirocinante». «E per le elementari — dice —. Tanti di noi stanno chiamando anche i laureandi dalle facoltà di Scienze della formazione
«Hanno reclutato in base al diritto non al fabbisogno»

Come un serpente che si morde la coda: «Altro che eliminare le supplenze, il “potenziamento” dell’organico ci ha portati a nominare sostituti in posti che dovevano servire a incrementare l’offerta formativa». Sulla carta, all’Iis Mattei di Fiorenzuola (Pc), 55 prof titolari e 30 supplenti a coprire cattedre rimaste scoperte dopo le immissioni in ruolo, per il potenziamento sono stati assegnati 12 insegnanti. «Ma ne sono arrivati solo 5 — racconta Mauro Monti, 62 anni, preside da nove —. Sono una novità positiva: li utilizziamo per coprire aree in cui eravamo in emergenza, coordinare l’alternanza scuola-lavoro, l’italiano per gli stranieri, l’aiuto a studenti in difficoltà. Non sono però arrivati i docenti di sostegno che avevamo chiesto; una professoressa non ha preso servizio perché in maternità; altri cinque sono stati dirottati sulle scuole medie, che avevano più bisogno. E abbiamo dovuto nominare supplenti perché i titolari, quasi tutti, hanno preferito completare l’anno dove avevano iniziato a prestare servizio a settembre». «Comunque — dice Monti — mettere in ruolo i docenti che han maturato diritti in questi anni non corrisponde a coprire i fabbisogni: dalle mie parti sono entrati di ruolo tanti docenti di lettere, disegno e diritto, mentre c’era fame di ingegneri o professori di matematica». E sul futuro c’è incertezza: «Si passa agli ambiti territoriali, anche lì, ancora tutto da definire».
«Il personale di potenziamento? Copre le ore buche»

Il preside Antonio Lattanzi lo riconosce: «Certo che se capita l’emergenza, il docente del potenziamento lo metto a fare il supplente, d’altronde entro i 10 giorni la legge non mi permette di assumere un supplente vero e io devo far andare avanti la scuola». Però, gli insegnanti che sono arrivati alla sua Mazzini-Pasini all’Aquila non sono quelli che il Consiglio d’istituto aveva richiesto. «Avevamo bisogno — dice Lattanzi — di una madrelingua inglese, di un docente di informatica e uno di arte». La lotteria dei prof invece ha assegnato un insegnante di educazione fisica, uno di musica e uno di italiano. «Abbiamo dovuto cambiare il nostro Pof, il piano dell’offerta formativa con i servizi della nostra scuola: alle famiglie non possiamo promettere qualcosa che non siamo in grado di garantire». Nel 2015, le scuole di Pof ne hanno dovuti preparare due: uno per l’anno di transizione 2015-2016, l’altro per il triennio 2016-2017-2018, quando la «Buona Scuola» sarà a regime. E così intanto il docente di musica lavora con i bimbi delle elementari che debuttano nel coro e studia un progetto musica con gli alunni con disabilità. Progetti per asilo ed elementari anche per l’insegnante di motoria. «Non li lascio in panchina — sorride il preside —, qualcosa da fare glielo trovo». Ma «diventa anche quello un impegno aggiuntivo al nostro carico di lavoro che con la riforma è ogni giorno più pesante».
«Chieste 4 maestre: nessuna è arrivata o è stata sostituita»

P er la sua scuola elementare, la preside Lidia Mangani aspettava 4 maestre. Invece, sospira, «non ne ho vista neanche una: formalmente hanno preso servizio il primo dicembre, appena sono state nominate, ma subito dopo sono arrivati congedi parentali di vario tipo che di fatto hanno vanificato il potenziamento e qui non è arrivato nessuno; non ho potuto chiedere neanche dei sostituti perché non sono previsti». Succede all’Istituto comprensivo Pinocchio-Montesicuro di Ancona: 6 scuole dell’infanzia, 4 primarie e 3 medie. Il problema, dice la dirigente, «è che questa storia dell’organico di potenziamento è un mezzo fallimento: è molto utile avere degli insegnanti in più, ma alla fine diventa più importante averli in pianta stabile, con la possibilità di sostituirli in caso di assenza». Cosa che invece non è prevista dalla legge. E così nessuno verrà al posto delle 4 maestre. «E non so se mai arriveranno visto che provengono da Calabria e Campania e chiederanno il trasferimento». Piuttosto, si chiede la Mangani, «perché dal potenziamento è stata esclusa la scuola dell’infanzia? Proprio dove servirebbero maestre in più». Alla media invece sono arrivati 2 nuovi prof, solo che al posto di italiano e area scientifica, la preside ha avuto un docente di educazione fisica e uno di musica. «Ho fatto di necessità virtù», dice la Mangani. Il prof di ginnastica lavora a un progetto alle elementari, «l’altro potenzia la musica a primaria e medie».
«La vera priorità sono gli insegnanti di sostegno»

A ll’alberghiero Margherita di Savoia (Bat, Barletta—Andria—Trani), la sfida è partita e l’arbitro ha fischiato il calcio d’inizio. Il dirigente, Pasquale Sgaramella, che tiene in campo 1.013 studenti e 130 insegnanti, deve giocare con il miglior schieramento possibile una partita faticosa. Non ha, è vero, supplenti annuali («tutte le cattedre sono state occupate durante le varie fasi delle immissioni in ruolo», spiega); proseguono però al ritmo di 7-8 alla volta i contratti per supplenze brevi (consentite dalla legge 107, dopo i primi 10 giorni di assenza, ndr ). E i giocatori in più, quelli del potenziamento, rischiano di rimanere in panchina. Nel Piano dell’Offerta formativa triennale abbiamo dato priorità all’inclusione: a scuola ci sono 80 studenti diversamente abili. Abbiamo chiesto insegnanti di sostegno e docenti per incrementare le ore di laboratorio e le lezioni tecnico-pratiche, per noi fondamentali, oltre a insegnanti specializzati in lingue straniere. Ma i giocatori entrati in campo non corrispondono alla squadra ipotizzata: ci sono due docenti di discipline giuridico-economiche, uno di disegno e storia dell’arte («da noi non esiste»), uno di educazione fisica, uno di trattamento testi e dati. «Abbiamo dovuto chiamare dei supplenti. E soprattutto non sappiamo cosa sarà per il prossimo anno. Se non ci daranno il personale dovremo ripensare tutto il Pof triennale daccapo».


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