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Io insegnante e madre dico no alla Dad: non è scuola. Fate tornare subito i ragazzi in classe

Appello della prof del Virgilio di Milano al presidente della Repubblica: oggi non si può più accettare che i ragazzi restino a casa, leso il diritto all’Istruzione

06/11/2020
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Corriere della sera

Anna Boatti*

*Insegnante del liceo Virgilio di Milano e mamma

Mio figlio ha preparato la cartella per l’ultima volta; per quanto tempo, chissà.Sicuramente non per 15 giorni, ma probabilmente fino a Natale e chissà, forse oltre. Da domani, sarà in Dad, e con lui tutti gli studenti di seconda e terza media delle «zone rosse», così come tutti gli studenti delle superiori dell’intero territorio nazionale. La Dad e i suoi effetti devastanti sono sotto gli occhi di chiunque abbia a che fare in particolare con i ragazzi iscritti in una prima superiore, ragazzi che hanno avuto l’ultima lezione «normale» il 21 febbraio, per poi immergersi in questa modalità che, in molti casi, è proseguita, pur non al 100%, anche a settembre. La Dad non è scuola, semplicemente; la Dad è un palliativo, usato eccezionalmente in un momento di emergenza, quando tutto il mondo è stato colto alla sprovvista e disarmato di fronte a un nemico invisibile e temibile. Ma la Dad non è scuola. I ragazzi che hanno subìto la Dad in un anno cruciale come la terza media (anno di consolidamento delle conoscenze, anno di rafforzamento, anno con l’unico esame rimasto prima della maturità) mostrano fragilità e disorientamento enormi; chiunque abbia figli in prima superiore o insegni in una prima superiore potrà confermarlo. Ma la Dad l’abbiamo accettata, nello scorso anno scolastico, proprio perché strumento di risposta a un evento catastrofico inatteso. Oggi, non si può più accettare. Eppure, vedo che, per ragioni diverse (la paura, la comodità, lo scaricabarile, la faciloneria, la superficialità), molti sembrano assopiti e disposti a subirla, ancora e sempre di più. No, non è ammissibile.

Forse non tutti sanno che il Dpcm appena varato fa implicito riferimento alle linee guida di luglio, in cui per la Dad per le scuole medie si prevedono 15 ore di lezione, rispetto alle 30 curricolari, e alle superiori 20 ore, rispetto alle 27-32 curricolari. Forse non è sufficientemente chiara la portata di questo dato: un decreto governativo mette nero su bianco che la Dad garantirà agli studenti solo il 50% del monte ore curricolari; ai ragazzi vengono cioè negate la metà delle ore, la metà delle lezioni, la metà di quel che dovrebbero avere di diritto. Già, perché è di diritto che stiamo parlando, di diritto all’Istruzione, sancito dalla Costituzione e inspiegabilmente, inconcepibilmente negato da un Dpcm, nel silenzio, nella distrazione, nel disinteresse generale. Quindi, mio figlio e tutti i ragazzi di seconda e terza media delle zone rosse da domani saranno chiusi nelle loro camere, davanti a un Pc (sempre che tutti lo possano avere e non sia in condivisione con fratelli e genitori, anche questi ultimi tornati in smart), connessi per solo metà delle ore curricolari (e sempre che la connessione ci sia, che tutti possano contare su 4G, Wifi potente…), a cercare di seguire le lezioni; i docenti (dopo medici e infermieri, i veri eroi di questa pandemia, che nessuno ringrazierà mai abbastanza, almeno quanti stanno lavorando il doppio o il triplo per cercare di sopperire alle assurdità delle decisioni dei governi, centrale o regionale che sia), nel frattempo, saranno a scuola, dove faranno lezione in presenza alle classi prime per poi collegarsi (per metà delle ore) con gli studenti di seconda e terza media; già.

Ma come? Forse sfugge che le scuole medie non sono attrezzate con webcam in tutte le aule (a differenza delle superiori) e l’uso dei laboratori di informatica può avvenire solo per pochi docenti per volta (come potrebbero fare lezione nella stessa aula in dieci o quindici, quante sono le classi seconde e terze di una scuola media di grandi dimensioni?); quindi, immagino, i docenti porteranno i loro Pc con webcam da casa, ancora una volta sopperendo con le loro risorse alle mancanze di governo e ministero. Ma come è stato possibile immaginare un provvedimento del genere? Come possiamo accettare questa negazione di un diritto fondamentale senza che si levino voci, senza che si riempiano le piazze? Perché i ragazzi, i nostri figli, devono pagare per tutti, pagare le incompetenze, le mancanze, i ritardi del mondo degli adulti? Sento docenti e famiglie preoccupati, scandalizzati, spaesati, arrabbiati davanti a una decisione mai presa da nessun governo repubblicano, nemmeno nei momenti più bui e difficili. Sento scienziati, pediatri, psicologi preoccupati per le conseguenze disastrose che la chiusura delle scuole porterà con sé, con i più fragili e deboli che saranno spazzati via, calpestati, dimenticati, abbandonati.

Le scuole sono un luogo sostanzialmente sicuro: termoscanner, gel e mascherine (ovviamente da indossare obbligatoriamente per tutto il tempo), insieme all’areazione delle aule, garantiscono sufficienti elementi di sicurezza; docenti e personale Ata sono attentissimi e svolgono un importante compito di educazione civica con gli studenti, richiamandoli alle regole e responsabilizzandoli. Certo, il rischio zero non esiste; non esiste luogo, oggi, in Italia, che possa presentare il rischio zero. Le scuole sono sicuramente più protette di tutti gli altri luoghi che possono frequentare i ragazzi. Molto semplicemente, il problema della chiusura delle scuole, in un paese civile, non si sarebbe nemmeno dovuto prendere in considerazione. Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Olanda, Grecia non si sono poste il problema di quanto fossero sicure le scuole; semplicemente, non hanno nemmeno ipotizzato di chiuderle. Hanno fatto ruotare tutte le decisioni e gli interventi su un’unica certezza: le scuole devono restare aperte. Quindi, hanno poi presentato protocolli rigorosi per le scuole che, vorrei che anche questo fosse chiaro a chi non lo sapesse, in Italia gran parte delle scuole aveva già adottato.

Per questo ho deciso di appellarmi direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui chiedo di intervenire per garantire quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana in materia di Istruzione e di diritto allo studio.