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Ingressi dei ragazzi scaglionati fino alle dieci del mattino Il piano per la ripresa nei licei

La durata delle lezioni potrebbe ridursi a 40 o 50 minuti

27/05/2020
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Corriere della sera

Gianna Fregonara

In classe si dovrà stare più tempo possibile. E questo vale anche per gli studenti adolescenti delle scuole superiori. Per loro il comitato Bianchi proporrà orari scaglionati, con ingressi fino alle 10, per distribuire meglio gli spazi negli istituti scolastici ma anche per fare in modo che tutti — anche coloro che arrivano da lontano con metro e treni — possano viaggiare al di fuori delle ore di punta. La precedenza in fatto di orari viene data ai bambini delle elementari che devono essere accompagnati dai genitori. L’idea di ritardare l’ingresso in classe — oltre a far contenti i dormiglioni — potrebbe addirittura migliorare il clima in classe: sono diversi infatti gli studi medici che indicano che gli adolescenti renderebbero poco la mattina presto e molto di più nelle ore centrali della giornata.

La modulazione dell’orario sarà comunque lasciata ai collegi dei docenti delle singole scuole, e molto dipenderà dal tipo di istituto, dalla zona, dalla disponibilità di trasporti. Le classi che ritarderanno l’ingresso ritarderanno anche l’uscita che potrebbe non essere prima delle 15 o, eccezionalmente anche delle 16.

Infatti non cambierà il numero delle ore curriculari: cambierà la loro distribuzione durante la giornata e durante la settimana, con la possibilità di ricorrere ancora alle lezioni a distanza. Nelle scuole in cui gli spazi non sono sufficienti, è possibile che l’orario venga «allungato» su sei giorni, prevedendo la presenza anche il sabato.

Un’altra indicazione che il comitato ha adottato è quella di dividere in gruppi le classi ma senza scioglierle: gli studenti resteranno con i loro compagni, e questo permetterà di riprendere, magari nel secondo quadrimestre, una didattica più tradizionale.

Le decisioni

Saranno i presidi in autonomia a stabilire orari e tempi di accesso

Ipotesi «sesto giorno»

Per rendere praticabile il puzzle degli orari, con le classi divise a metà (si attendono le indicazioni finali del Cts sulle regole per il distanziamento) i presidi potranno usare una regola di autonomia che è già in vigore: potranno cioè ridurre la durata delle lezioni a 50 o 40 minuti. In questo modo gli insegnanti, che per contratto hanno un orario in presenza di 18 ore (da 60 minuti), potranno svolgere 27 lezioni.

Se queste regole non saranno sufficienti a garantire — a parità di organico di insegnanti — le lezioni per tutti, si userà anche la didattica a distanza o la didattica mista, con lezioni o materiali che i ragazzi potranno studiare in autonomia. Si potrebbe lasciare a casa una classe per un intero giorno o integrare alcune ore nel pomeriggio. Se ci fossero regioni o aree di contagio, si tornerà comunque in modalità a distanza.

Il documento del comitato Bianchi arriverà nel fine settimana o al più tardi all’inizio di giugno, poi la parola passerà alla ministra e infine a presidi e insegnanti che dovranno organizzare le loro scuole.

Si sposta in avanti anche il momento dell’uscita, per evitare trasferi-menti nelle ore di punta e garantire comunque

la frequenza corretta

Ma intanto per i presidi delle scuole superiori c’è un’altra emergenza da gestire: stanno crescendo i timori e anche lo scontento degli insegnanti per la maturità in presenza. È stato anche presentato un ricorso al Tar della Sicilia contro l’esame in classe. Senza contare che in Lombardia e nel Lazio non sono ancora stati trovati tutti i presidenti delle commissioni d’esame.