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Il Viminale si arrende dopo il no delle Poste Si voterà nelle aule

Votare negli uffici postali, locali pubblici, ben ramificati su tutto il territorio nazionale, era sembrata al Viminale una soluzione praticabile che avrebbe potuto consentire agli elettori di andare a votare senza allontanarsi dal quartiere

08/07/2020
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la Repubblica

Alessandra Ziniti

Puglia e Campania hanno già deciso: si torna sui banchi il 24 settembre, con dieci giorni di ritardo sulla campanella nazionale. Il sindaco di Venezia propone addirittura il 10 ottobre. L’idea di veder ripartire le lezioni in presenza dopo sei mesi e interrompere dopo solo sei giorni per l’election day non piace affatto. Ma dopo settimane di monitoraggio a tutto campo e dopo la doccia fredda del no delle Poste alla richiesta di far votare negli uffici postali il 20 e 21 settembre, il Viminale ha sostanzialmente gettato la spugna.

Trovare sedi alternative per i 54.800 seggi ospitati nelle scuole è impossibile. Come extrema ratio, dopo aver chiesto al presidente dell’Anci Antonio De Caro di sensibilizzare i sindaci a segnalare eventuali edifici adeguati, il Viminale ha inviato una circolare ai prefetti chiedendo loro di rapportarsi con i primi cittadini «per una rapida ricognizione del patrimonio immobiliare pubblico che possa costituire un’utile soluzione alle esigenze di diversificazione delle sedi di seggio e contribuire ad alleggerire l’impiego di strutture scolastiche al fine di assicurare la continuità didattica».

Alleggerire, dunque, non sostituire. Insomma, se da qui alle prossime settimane qualche sindaco riuscirà ad individuare edifici strutturalmente idonei, con tutti gli impianti idrici, elettrici e di riscaldamento a norma e i requisiti per essere adibiti a sezione elettorale, la proposta verrà valutata dal Viminale. Ma non si andrà oltre il segnale puramente simbolico.

Votare negli uffici postali, locali pubblici, ben ramificati su tutto il territorio nazionale, era sembrata al Viminale una soluzione praticabile che avrebbe potuto consentire agli elettori di andare a votare senza allontanarsi dal quartiere verso ipotetiche megastrutture come caserme o palestre o palazzetti dello sport. Ma le Poste hanno opposto un cortese quanto deciso rifiuto: improponibile chiudere gli uffici per diversi giorni. Troppo costoso e con troppe implicazioni.

«A questo punto – dice il viceministro dell’Interno Matteo Mauri, che ha seguito con la viceministra all’Istruzione Anna Ascani il monitoraggio delle strutture – purtroppo non abbiamo molte altre alternative. Siamo tutti d’accordo che cercare di risparmiare le scuole da uno stop and go sarebbe molto importante ma la macchina elettorale è estremamente complessa e ha delle regole inderogabili. Speriamo che i sindaci riescano ad individuare nelle loro città eventuali edifici che possano essere compatibili con le caratteristiche richieste per votare, almeno per far sì che qualche scuola possa evitare di interrompere subito per i giorni necessari le lezioni appena ricominciate ».

Anche perché non ci sono solo le strutture da trovare: laddove si individuassero sedi alternative alle scuole ci sarebbe da adeguare i locali, rivedere la ripartizione dei Comuni in sezioni, modificare le tessere elettorali dei cittadini interessati ed informarli in modo da evitare disguidi nelle giornate del voto. Impossibile in tempi così brevi. Il 20 e 21 settembre si voterà nelle scuole.