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Elementari, la pagella si sdoppia voti a gennaio e giudizi a giugno

Il decreto del ministero introduce valutazioni "senza più numeri" ma solo alla fine dell’anno scolastico Nel primo quadrimestre la votazione è in decimi

25/09/2020
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la Repubblica

Ilaria Venturi

Era stata salutata come una piccola grande rivoluzione, dopo anni di battaglie, decisa tra l’altro in pieno lockdown della scuola, proprio quando emerse tutta la difficoltà nel valutare gli alunni: via i voti in decimi dalle pagelle dei bambini della primaria. Un provvedimento contenuto nel decreto Scuola convertito a giugno scorso, che doveva entrare in vigore da quest’anno. Invece no, i numeri rientrano dalla finestra. E la riforma parte zoppa: i giudizi saranno solo nella valutazione di fine anno, mentre la pagella del primo quadrimestre avrà ancora i voti. Ma un 7 a metà anno come si tradurrà alla fine in un giudizio sul percorso fatto dall’alunno? «Così è un pasticcio » denunciano genitori e insegnanti. «Inaccettabile» contesta Antonello Giannelli, voce dei presidi (Anp), reclamando un intervento urgente per correggere il tiro: «Occorre un atto legislativo: la valutazione è un processo unico, non può essere fatta prima in numeri poi coi giudizi ».

A creare sconcerto è una nota ministeriale a firma del capo dipartimento del ministero all’Istruzione, Marco Bruschi, dove si precisa che «la norma, attualmente, nulla dispone per quanto concerne la valutazione intermedia, che resta dunque disciplinata con votazione in decimi». Voilà. Ora è corsa contro il tempo, è già si sono mossi Pd, M5S e Leu con emendamenti, per rimediare. Intanto entro fine ottobre una commissione ministeriale dovrà dire alle scuole come applicare la nuova valutazione.

E il mondo della scuola si ribella. Stefania Bassi, 45 anni, insegnante alla primaria Dalla Chiesa a Roma, nell’equipe sull’innovazione del Lazio, ricorda ancora il giudizio della sua maestra: «Raccontava chi ero, invece noi abbiamo dovuto ridurre un bambino a un numero: un’impresa ». Alcuni anni fa con le colleghe s’era inventata l’autopagella: «Erano i bambini a prendersi l’impegno di migliorare».

L’irritazione per la svista nel decreto è tale che il Movimento di cooperazione educativa esorta gli insegnanti a un atto di disobbedienza: «Il nostro invito è a non usare i voti numerici — esorta la responsabile nazionale Anna D’Auria — in alternativa chiediamo che i collegi dei docenti decidano, con una forzatura, di compilare solo la pagella finale dove sono previsti i giudizi. Nella complessità della riapertura della scuola in emergenza non possiamo dimenticarci dell’aspetto pedagogico: la valutazione non è estranea alla progettazione didattica».

Il pedagogista Giuseppe Bertagna cita Kundera: «Niente e nessuno è esente dal ridicolo, sono esterrefatto per questi continui stop and go, tra l’altro in un contesto dove i voti non hanno più senso: posso correggere in tempo reale, con le verifiche digitali, dove sbaglio. La valutazione è educativa, non selettiva». Non da meno sono i Genitori democratici, che per primi hanno denunciato il guaio: «La nota ministeriale disorienta e sconcerta — dice Angela Nava Mambretti — Ma, soprattutto, introduce elementi di confusione di cui non si avvertiva la necessità in questo momento».