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Corriere: Spesa, al setaccio cinque ministeri

All'esame le voci in uscita di Giustizia, Interno, Trasporti, Infrastrutture e Istruzione

09/12/2007
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Corriere della sera

Spending review Padoa-Schioppa ristruttura il Tesoro, coinvolti 2.000 posti
Il rapporto

ROMA — Magari non saranno ancora i fatti. Ma, dopo le parole, arrivano i numeri e Tommaso Padoa-Schioppa dice di non avere nessuna intenzione di fermarsi lì. Presentato il Libro Verde sulla spesa pubblica, questa settimana il ministro dell'Economia comincerà a tirare fuori le cifre su come spendono cinque tra i maggiori ministeri di spesa: Giustizia, Interno, Trasporti, Infrastrutture e Istruzione. E' il passaggio intermedio tra il Libro Verde, che aveva una funzione puramente descrittiva, e la vera e propria "spending review", la revisione di tutta la spesa pubblica accumulata anno dopo anno, Finanziaria dopo Finanziaria.
«Per avere una giustizia migliore non serve una maggior spesa pubblica per la giustizia » sostiene Padoa-Schioppa, sicurissimo che nei bilanci di quei ministeri ci siano tanti sprechi, e tanti soldi da spendere meglio. Per il ministro dell'Economia la "spending review" è essenziale: è da lì che dovranno arrivare le risorse per ridurre a zero il deficit pubblico entro la fine della legislatura, visto che aumentare le tasse, «già troppo alte per chi le paga» sostiene Padoa- Schioppa, sarebbe impossibile.
Per riuscire là dove nessuno è riuscito, il ministro deve tener premuto l'acceleratore, tenere alta la tensione sui conti, e anche dare il buon esempio. Per questo, accanto alla "spending review" che avanza a ritmo spedito, Padoa-Schioppa è decisissimo a portare a termine la ristrutturazione del suo ministero. Deve dare l'esempio agli altri, prima di chiedere. Anche se il piano per la nuova articolazione dell'Economia sta creando, nella maggioranza e tra i sindacati, molte più difficoltà del previsto.
Ad un tratto era addirittura stato stralciato dalla Finanziaria. Poi c'è rientrato, e il fuoco di sbarramento è ripreso. E si capisce, perché il progetto è duro da digerire, soprattutto per i sindacati: 40 sedi provinciali del Tesoro da chiudere e altrettante della Ragioneria, con quasi 2 mila dipendenti da riassorbire, ma in mobilità, poi la la riorganizzazione del ministero. Con qualche dirigente generale in più, cosa che ha fatto storcere il naso a molti, nella maggioranza. Un corsivetto velenoso dell'Unità, ieri. E lo stesso sottosegretario all'Economia, Paolo Cento, chiamato in Parlamento ad esprimere il parere del governo sul nuovo regolamento interno dell'Economia, chiedendo coerenza, aveva espresso qualche riserva. Poi rientrata dietro la rassicurazione che i quattro nuovi direttori centrali non aumenteranno la pianta organica, né la spesa per il personale. Due andranno alle Finanze, a rafforzare la squadra contro l'evasione fiscale. Altri due al Tesoro, proprio con il compito specifico di monitorare la spesa pubblica. Il piano di Padoa-Schioppa va avanti.
Mario Sensini