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Concorso insegnanti, c’è anche la prof abilitata in Romania: «Ho speso 14 mila euro ma ne è valsa la pena»

nsegnante di sostegno, toscana, 53 anni: «Disperata perché non avrei potuto più fare supplenze senza abilitazione, mi sono rivolta ad un’agenzia». I tempi di studio: 15 giorni per tre volte in un anno, e il materiale a casa

04/05/2018
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Corriere della sera

Valentina Santarpia

Ci sono anche decine di abilitati all’estero, a partecipare al prossimo concorso transitorio per insegnanti. Il famoso concorso «senza sbarramento», che dovrebbe dare l’accesso diretto ad una cattedra, è aperto anche a chi, pur di conquistare un posto nella scuola, ha conseguito il titolo di abilitazione in Romania. Come Giulia (il nome è di invenzione, per tutelare la sua privacy), di Livorno, insegnante di sostegno, 53 anni. 

Perché ha deciso di abilitarsi in Romania? 
«Perché non avevo scelta. Quando Renzi ha varato la 107, ci è stato detto che le graduatorie sarebbero state chiuse definitivamente e che quindi noi che lavoravamo dalla terza fascia non avremmo avuto più supplenze. Non è stato vero, alla luce dei fatti, ma in quel momento pensavamo che sarebbe stato così».

La terza fascia è quella d’istituto, dove sono iscritti i laureati. Lei in cosa è laureata?
«All’Accademia delle Belle arti, ma solo i primi anni ho insegnato Arte, anche alle superiori. Poi mi sono buttata sul sostegno, dove c’è sempre tanta richiesta. Le faccio un esempio: quest’anno servivano solo nella nostra provincia 350 insegnanti di sostegno, è ovvio che non sarebbero mai riusciti a coprire con gli assunti da concorso, e quindi hanno come sempre chiamato anche noi di terza fascia.

Ma lei quindi ha insegnato sostegno senza abilitazione?
«Si, per circa cinque anni. Poi appunto, quando ho capito che si stavano chiudendo i rubinetti e rischiavo di non insegnare più, mi sono decisa a rivolgermi ad un’agenzia di formazione». 

Che le ha proposto un pacchetto per la Romania...
«Esatto. Diecimila euro per un anno accademico e l’abilitazione all’Università pubblica di Pitesti. Più ovviamente le spese: almeno altri 4mila tra viaggi e permanenza in albergo».

Quanto tempo ha trascorso in Romania?
«In un anno, ci sono andata tre volte, ogni volta per 15 giorni».

Non particolarmente impegnativo...
«Non è vero, ho dovuto studiare sia in italiano che in romeno, e poi avevo del materiale da studiare anche a casa. Non è stato semplice».

Quanti italiani c’erano con lei?
«Erano tutti italiani. Tutti disperati come me».

Non c’era un altro modo per abilitarsi e partecipare al concorso?
«No, alla mia età...non potevo certo iscrivermi di nuovo all’università e aspettare almeno altri 5 anni».

Com’è riconosciuto il titolo preso all’estero?
«C’è una direttiva comunitaria che lo riconosce. Peccato che il Ministero dell’Istruzione abbia fatto ostruzione in tutti i modi, ci ha richiesto un certificato di conformità che in realtà in Romania viene rilasciato solo ai romeni che vengono in Italia e che possono così usare titoli e documenti nel nostro Paese. Continuano a rimandare la questione, anche se siamo in tanti ad aver preso il titolo in Romania o in Spagna e a chiedere che ci venga riconosciuto. Io poi l’ho preso nel 2016, quindi anche nei tempi giusti per poter partecipare al concorso transitorio. Con l’avvocato Michele Bonetti ho chiesto il riconoscimento del titolo a dicembre 2017 e poi quest’anno mi sono iscritta al concorso: la domanda è stata regolarmente registrata».

L’agenzia che ha pagato cosa le ha detto a proposito di questi dubbi sul titolo avanzati dal Miur?
«Ci hanno suggerito di scrivere ai parlamentari, ma ovviamente questa pratica è un po’ lunga...»

Lei sa a quanti punti avrà diritto?
«No, purtroppo no, proprio perché il titolo è accettato con riserva: ma non credo molti, al sostegno vengono dati solo 0,80 punti per ogni anno di servizio, e il titolo credo valga solo i punti base, 14. Quindi mi trovo a 18. Perciò ho deciso di non prepararmi l’unità didattica, come avevo pensato di fare inizialmente».

Cioè, non studia per il concorso? Va a prendersi solo la cattedra?
«Chi me lo fa fare? Parto comunque svantaggiata a livello di punteggio, e comunque ci hanno detto che non c’è sbarramento, quindi sarò presa in ogni caso. L’unico problema potrebbe essere che non mi assegnino alla provincia di Livorno, ma in Lunigiana...pazienza, vedremo».

Perché non vuole far pubblicare il suo nome?
«Perché lo so che ci considerano i furboncelli dell’ultima ora, ma io non mi sento di meno rispetto agli altri abilitati. Il percorso che abbiamo fatto è dignitoso. Ce lo siamo sudati, a modo nostro. Io ho dovuto chiedere un prestito, quei soldi non li avevo mica«.

Ne è valsa la pena, quindi?
«Si, direi di si. Ho 53 anni, ha capito? Non ho più temp