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Con il raffreddore via da scuola per 3 giorni

I presidi preoccupati: difficile trovare nuovi spazi Azzolina annuncia un tour. Lega e FI: venga in Aula

28/06/2020
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Corriere della sera

G.Fre.

roma Quest’estate sarà una corsa contro il tempo, probabilmente senza ferie per presidi e tecnici di Comuni e Regioni per cercare di sistemare il maggior numero di scuole: considerando che solo un terzo degli edifici ha meno di cinquant’anni e uno su quattro era stato costruito per altri scopi, l’impresa sarà complicata. I presidi sono molto preoccupati dei rischi di non trovare gli ormai famosi spazi esterni — cinema, teatri, musei di cui ha parlato la ministra Azzolina — in prossimità delle scuole e che siano in condizioni di poter accogliere gli alunni. Lo ha ribadito il presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli, soddisfatto invece che il ministero abbia cancellato «l’improprio riferimento all’uso del sabato» per le lezioni.

Se sarà complicato rimettere in classe tutti gli studenti, rischia di essere ancora più difficile farceli rimanere. Nelle linee guida sono contenute le indicazioni del Comitato tecnico-scientifico della Protezione civile, che sulla questione delle condizioni di salute per andare a scuola, sono molto chiare: non solo bisogna non aver incontrato persone positive al Covid nei 14 giorni precedenti né essere stati in isolamento. Si deve stare a casa se si ha più di 37.5 di febbre o una «sintomatologia respiratoria». Fuor di linguaggio tecnico: non si può andare a scuola se si ha la tosse o il raffreddore. Non solo, nel caso l’alunno abbia avuto questi sintomi deve restare a casa per tre giorni. È vero che le scuole potranno avvalersi di un medico per tutte le emergenze, ma queste riguardano più i casi di contagio che non le normali influenze o infiammazioni della gola che affliggono i bambini specialmente durante l’inverno. Chi controllerà allora? Il Cts esplicitamente spiega che «si demanda alla responsabilità individuale rispetto allo stato di salute proprio e dei minori».

Regole sanitarie che valgono anche per le scuole dell’infanzia, per le quali è prevista la divisione degli studenti in piccoli gruppi che restino sempre negli stessi spazi, eventualmente anche per il pranzo, con giocattoli lavabili e assolutamente non portati da casa. Divisione in piccoli gruppi che per essere rispettata impone un grande investimento soprattutto in insegnanti, oltre che in spazi: oggi infatti in media le classi delle scuole dell’infanzia hanno in media 21,4 bambini.

Dalla prossima settimana la ministra girerà l’Italia per controllare lo stato dei lavori di adeguamento. Intanto l’opposizione affila le armi contro quello che ritiene che sia un piano confuso e inapplicabile. «Venga in Parlamento», la sfidano Lega e Forza Italia.


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