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«Comprate coniglietti di cioccolato per la scuola». Il caso in Parlamento

La campagna lanciata dalla Lindt in vista della Pasqua: in palio premi da 1.000 a 10 mila euro per la scuola indicata. Dal M5S interrogazione parlamentare: «Basta spingere i bambini a comprare. I fondi per far funzionare le scuole vanno garantiti dallo Stato»

16/03/2016
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Corriere della sera

Antonella De Gregorio

Per primi sono arrivati i premi ottenuti accumulando bollini di catene di supermercati (Esselunga, Coop e Conad). Poi i punti collezionati mangiando hamburger (tradotti in denaro sonante) di McDonald’s. Adesso, su qualche scuola «baciata dalla fortuna» (e dalla golosità) possono piovere fino a 10mila euro. A metterli in palio è la Lindt, ramo italiano del produttore zurighese di cioccolato Lindt & Sprüngli che, da domenica 13 marzo, ha inondato le tv con uno spot di quindici secondi dedicato a «Gold Bunny», il popolare coniglietto di cioccolato al latte. Per celebrare la Pasqua, il coniglietto-icona prende vita nello spot e conquista la curiosità della piccola protagonista che, accompagnata dalla sapiente arte del «maître Chocolatier», conoscerà la vera magia di questa ricorrenza: il cioccolato, appunto. Sottofondo dello spot girato in Germania, il suono del campanellino di Gold Bunny. Corollario, un concorso che l’azienda - che ha stabilimenti nel Varesotto, a Induno Olona - ha riservato alle scuole.

Il concorso

«Gold Bunny aiuta le scuole» il titolo dell’iniziativa, che invita ad acquistare un coniglietto da 100 grammi e ad utilizzare il codice contenuto nella confezione: «Sotto al prodotto troverai un codice che vale un punto. Cerca la tua scuola nell’elenco per assegnarle il punto e farla avanzare in classifica», si legge nel regolamento. Nelle caselle di posta elettronica di molti genitori iniziano ad arrivare mail di presidi e insegnanti che invitano a votare (e ad acquistare) per vincere i premi: dieci, di importo variabile dai 10mila ai mille euro e «vincolati alla presentazione di un progetto approvato dal dirigente scolastico e dall’associazione genitori».

Fondi vuoti

Non si tratta della prima azienda privata che sfrutta la vena d’oro della popolazione scolastica per promuovere i propri prodotti. Il fenomeno, a detta dei parlamentari del M5S, sta assumendo contorni preoccupanti. I pentastellati hanno preparato un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministro «se sia a conoscenza dei fatti e se intenda prendere provvedimenti», dice Silvia Chimienti, deputata del Movimento. «Ancora una volta, a distanza di poco tempo (dal concorso indetto in gennaio da McDonald’s, ndr), ci troviamo a chiedere l’intervento del ministro su un fatto che riteniamo assolutamente contrario all’etica: i privati non possono associare il fatto di consumare, fin da piccoli, alimenti o prodotti, a premi da utilizzare per le scuole. Magari spingendoli all’acquisto facendo leva sulla cronica carenza di attrezzature e strumenti per la didattica, perché i fondi di finanziamento delle scuole sono svuotati da anni». Ciò che è inerente alla didattica deve essere garantito dallo Stato, il principio guida. «Non siamo contrari ai finanziamenti dei privati - continua Chimienti - ma non dev’esserci un ritorno economico. Se no si crescono consumatori, non cittadini». E se ministero e imprese mettono avanti l’autonomia e l’autodeterminazione delle scuole (nessuno impone di aderire a iniziative nate nel libero mercato) la parlamentare contesta che «con la Buona Scuola il ricorso alle sponsorizzazioni e a queste pratiche di marketing è ampiamente incentivato». «Noi chiediamo più controlli. E vogliamo che la voragine dei conti delle scuole non venga colmata con i contributi delle famiglie».