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Cari studenti così è più facile essere plagiati

di Paolo Di Paolo

04/12/2019
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la Repubblica

Capisci quello che leggi? La domanda è facile. La risposta può essere più problematica. I dati dell’indagine Ocse-Pisa sulle competenze degli studenti italiani devono scoraggiarci? Altra domanda non da poco. Solo un quindicenne su venti, in sostanza, riesce a non inciampare su testi di media lunghezza e complessità. Altrove va meglio. Il divario Nord-Sud, da noi, e in genere "di classe", resta sempre piuttosto marcato, e così quello maschi-femmine (sono i ragazzi, ovviamente, ad arrancare). Gridare, come usa, "al lupo al lupo" non ha senso, i dati sono più complessi delle nostre semplificazioni. Tantomeno storcere il naso di fronte ai soliti "giovani d’oggi" che non studiano, non leggono, non capiscono e se ne stanno immersi nella loro acqua tecnologica. Né conviene gettare addosso la croce — altro vizio facile — alla scuola italiana, nominata nel discorso pubblico solo quando si tratta di stigmatizzarla. E forse il punto è proprio questo: quante energie ha investito concretamente, anche solo nell’ultimo decennio, la politica sulla scuola? E sulle disuguaglianze sociali? E sull’inclusione? La scuola con banchi e lavagne, e l’istruzione permanente degli adulti. Riforme a ogni cambio di ministro, e poi?

Poi niente. Intanto, il mondo fuori, compreso quello intellettuale si lagnava della scarsa propensione degli italiani a leggere romanzi, a dilettarsi con la grande letteratura. Ma se non sai leggere che cosa leggi? E perché dovresti leggere? Mi fulminò, una volta, il grande Tullio De Mauro quando azzardai un elogio retorico della lettura. Leggere è tutt’altro che facile — disse — e basta osservare un bambino che sta imparando a farlo. Se quell’abilità non diventa "naturale", se resta un difficoltoso esercizio per gli occhi e per la mente, che senso ha pretendere che una persona vada spontaneamente verso i libri? È di fatto inutile (e ipocrita) parlare di "piacere della lettura", se non consideriamo che "piacere" è qualcosa che c’entra con l’abitudine e la disinvoltura; che un piacere non può essere uno sforzo. Mentre i dati sulla lettura riguardano anche il sistema editoriale, i dati Ocse riguardano il fulcro della politica, la vita di una società. De Mauro, fino all’ultimo, si è sgolato per far notare i regressi preoccupanti registrati in uscita dalla scuola superiore; ha connesso le insufficienti competenze di lettura e ragionamento matematico con il rischio di diventare cittadini subalterni, succubi, plagiati, schiacciati.

Cittadini senza strumenti per difendersi, per capire il mondo. «E Renzo volle che imparassero tutti a leggere e a scrivere, dicendo che, giacché la c’era questa birberia, dovevano almeno profittarne anche loro». È il "sugo" dei Promessi sposi — sta lì da duecento anni, sotto i nostri occhi, ma a quanto pare ci siamo distratti.