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Bocciati i test di Medicina «All'Italia servono dottori»

Avranno il loro posto in aula i 250 ragazzi che un anno fa hanno sostenuto il test di ingresso per la facoltà di Medicina e, non essendo riusciti ad entrare, hanno presentato ricorso: a deciderlo è un'ordinanza del Consiglio di Stato

09/10/2019
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Il Messaggero

Avranno il loro posto in aula i 250 ragazzi che un anno fa hanno sostenuto il test di ingresso per la facoltà di Medicina e, non essendo riusciti ad entrare, hanno presentato ricorso: a deciderlo è un'ordinanza del Consiglio di Stato che, di fatto, ribaltando la decisione del Tar del Lazio potrebbe dare il via ad una serie infinita di ricorsi sul tanto contestato test a numero chiuso. Potrebbe rappresentare infatti un precedente decisamente importante, l'ordinanza di ieri, in merito all'esclusione da Medicina che ogni anno riguarda decine di migliaia di candidati. 
Ogni anno entra in facoltà solo un candidato su sei, tutti gli altri restano fuori: c'è chi si ripromette di ritentare la strada del test l'anno dopo, chi si iscrive nelle facoltà scientifiche pensando poi di cambiare corso passando a medicina, chi va addirittura all'estero per iniziare a studiare da medico in Romania o Albania, ad esempio, ottenendo un titolo di studio valido in tutta Europa, Italia compresa. E chi, invece, decide di presentare ricorso sia per presunte irregolarità durante i test, sia per contestare la modalità dell'accesso programmato. Ogni anno ce ne sono migliaia. Basti pensare al numero degli esclusi: quest'anno, ad esempio, si sono iscritti al test di medicina e odontoiatria 68.694 studenti, per aggiudicarsi uno dei 12.701 posti disponibili. E rispetto al passato non sono neanche pochi i posti messi a bando, visto che per l'anno accademico 2019-2020 sono stati aumentati di 1.600 unità. 
GLI IDONEIA questi posti, ora, se ne dovranno aggiungere necessariamente altri 250 per i ricorrenti che ieri hanno avuto ragione davanti alla Corte Suprema: si tratta di studenti che nelle selezioni dello scorso anno, pur essendo risultati idonei in base al punteggio, non ottennero il posto. Hanno prima chiesto l'intervento del Tar, che ha respinto il ricorso, e poi hanno fatto appello al Consiglio di Stato che lo ha invece accolto spiegandone le motivazioni nell'ordinanza: potranno accedere al corso di laurea di medicina perché il numero dei posti resi disponili nel 2018 era troppo basso. Alla luce, soprattutto, dell'aumento avuto quest'anno pari a 1600 unità. «È pervenuta notizia si legge nell'ordinanza - dell'aumento di 1.600 posti complessivi nelle Università italiane per detti corsi di laurea, seppure disposto per l'anno accademico 2019/2020» e ancora «tale aumento non soltanto è indice del sottodimensionamento dei posti sin qui disponibili nell'offerta formativa, ma sembra anche più aderente ai prevedibili fabbisogni sanitari futuri». La mancanza di medici negli ospedali, infatti, in Italia sta assumendo i contorni dell'emergenza tanto che a fine settembre la Conferenza delle Regioni ha proposto di poter utilizzare in corsia i medici ancora specializzandi, anche con contratti autonomi e tenerli in corsia fino a 70 anni. In realtà, più che l'aumento dei posti nelle facoltà andrebbe affrontato l'annoso problema dell'esiguo numero di posti nelle specializzazioni, numero ben inferiore a quello dei laureati.
Le graduatorie per l'ingresso a Medicina nell'anno 2019-2020 sono state pubblicate una settimana fa e oggi ci saranno nuovi scorrimenti: inevitabile che l'ordinanza di ieri spinga a presentare nuovi ricorsi. «Non si può credere neanche all'esattezza del numero dei posti stabiliti per l'anno accademico 2019/2020 spiega Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, società che da 20 anni segue i ricorsi degli aspiranti medici - il diritto allo studio non può essere limitato. La selezione dei più capaci e meritevoli deve essere fatta durante il corso di studi e non affidata alla cabala di quiz. L'esercizio del diritto allo studio deve tornare nella sua sede naturale: le università». Sembra essere infatti su questa strada anche la possibile riforma della selezione per l'accesso alle facoltà a numero programmato: si tratta di un intervento normativo previsto e annunciato da tempo, dai vari ministri all'Istruzione e alla Sanità che si sono avvicendati negli ultimi anni, ma poi puntualmente rimandato perché non si è mai trovato un punto di incontro. Per ora la tesi piu accreditata sembra essere quella di ispirazione alla francese: al primo anno entrano tutti, la selezione si fa negli anni successivi facendo avanzare solo gli studenti piu meritevoli in base ai voti e al numero di esami sostenuti.
Lorena Loiacono