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AprileOnLine: La vera violazione etica? Proibire la ricerca

Interventi. La decisione di Mussi sulla sperimentazione staminale rappresenta la possibilità per l'Italia di mettersi al passo con l'Europa

14/06/2006
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Aprileonline

Massimo Fiorio

La decisione di ritirare la propria adesione a una dichiarazione etica a livello europeo per impedire la ricerca sulle cellule staminali è da considerarsi un importante passo del nuovo governo italiano per riaprire, a livello internazionale, una parte fondamentale della competitività scientifica dell’Italia e dell’Unione Europea. Non può sfuggire infatti, agli esperti del settore, il grande apporto dato alla genetica dai ricercatori italiani negli ultimi decenni, così come è noto quanto siano progrediti i nostri studi, fino all’abominio della Legge 40 che proibisce la ricerca in Italia sulle cellule staminali embrionali.

Da questo punto di vista la nostra Legge 40 è così restrittiva che non è comparabile agli altri stati europei; essa è esclusivamente finalizzata a tutelare l’embrione che non può essere impiegato che per inseminazione che stabilire confronti con altre legislature è problematico. In quasi tutti gli altri stati è infatti previsto un margine d’impiego degli embrioni sopranumerari, quelli che dopo un certo periodo di crioconservazione verrebbero comunque eliminati. Ciò non significa che l’embrione non vada tutelato, ma soltanto che in Italia la legge è così rigida da creare situazioni assurde, basti pensare al fatto che l’ovulo fecondato in laboratorio da come è previsto non può essere né distrutto né crioconservato, ma la “cultura in vitro va mantenuta fino al suo estinguersi”, ovvero va lasciata marcire.

L’importanza della presa di posizione di Fabio Mussi risiede nella revisione critica di quei momenti ostativi alla libertà di ricerca che hanno penalizzato il nostro Paese nella competizione internazionale tesa alla ricerca di cure per decine di milioni di malati. L'importanza in medicina delle cellule staminali è, infatti, potenzialmente enorme. La speranza è che si possa un giorno non lontano utilizzarle per produrre, ad esempio, nuovi neuroni per curare persone affette da patologie degenerative (come l'Alzheimer o il Parkinson), o sofferenti per traumi al midollo spinale; per produrre un nuovo pancreas per i diabetici, o nuove cellule del sangue per malati di anemia. A pazienti con il cuore malato potrebbero essere ricostruiti tessuti cardiaci, come a persone affette da immunodeficienza potrebbe essere ricostruito il sistema immunitario. Nelle sperimentazioni in laboratorio queste terapie hanno già dato risultati incoraggianti. E anche se ci sono ostacoli non indifferenti nel replicare le stesse performance sull'uomo, lo stato della ricerca è assai promettente.

Tali ricerche imporranno mutamenti notevoli al mercato dell'industria farmaceutica, trattandosi di cure basate su sistemi nanochirurgici, come il trasferimento del nucleo cellulare, contro la drammatica bouffe di pillole a cui sono costretti diabetici, malati del sistema cardiocircolatorio e di quello nervoso.

Negare questa speranza è la più grande violazione etica che si possa compiere verso l’intera umanità. E negarla solo in alcuni paesi, e tra questi pochi l’Italia, li costringerà a sottostare al giogo dei brevetti internazionali, continuando a comportare aggravi di spese per il sistema sanitario nazionale, oltre che a confinare in un canto quei ricercatori che sono così costretti a cedere la loro esperienza, il loro intelletto e gli investimenti fin qui effettuati, a paesi stranieri, contribuendo a determinare un consolidamento di quella fuga di cervelli che già tanto patiamo.

Le potenzialità concrete di tale settore di ricerca impongono l'urgenza di regole adeguate, che possano garantire il rispetto della dignità umana e consentire il governo dei processi in corso, fuori da imposizioni di natura etica o religiosa.
La proibizione della ricerca sulle cellule staminali rimanda evidentemente a questioni generali che riguardano, a loro volta, un tema cardine e di grande rilevanza che ogni "società aperta" deve affrontare: quello della libertà della ricerca scientifica e della sua capacità di autonomia rispetto a posizioni conservatrici ed ideologiche.