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Allarme contagi in classe via libera ai test rapidi Speranza: "Fare in fretta"

Il piano del ministero della Salute

29/09/2020
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la Repubblica

Michele Bocci e Tommaso Ciriaco

ROMA — È pronta l’ordinanza del ministero alla Salute che dà il via libera all’utilizzo dei test rapidi nelle scuole. Roberto Speranza vuole da tempo portare negli istituti questi esami, che oggi vengono fatti prevalentemente negli aeroporti, per sveltire le operazioni di ricerca del virus nelle classi. Ora è pronto l’atto che ufficializza la novità. L’ultimo passaggio prima della firma sarà il via libera del Cts.

Già nella riunione di oggi, infatti, gli scienziati analizzeranno la proposta del ministero. In uno dei punti all’ordine del giorno degli esperti ci sono infatti le «problematiche legate all’esecuzione dei tamponi e all’aumento dei tempi di diagnosi». Sveltire i tempi è una strada obbligata, secondo il titolare della Salute, perché in alcune regioni i casi di contagio tra gli studenti iniziano a crescere e le famiglie sono in allarme: «Dobbiamo correre».

In effetti, in questo momento in tutto il Paese si registrano difficoltà a fornire risposte rapide ai casi sospetti, anche quelli che si verificano tra i banchi di scuola. E così si tengono in sospeso intere classi, che continuano a frequentare per qualche giorno le lezioni, in attesa che la Asl analizzi il tampone e dica se uno degli studenti è stato contagiato. Soltanto in quel caso scatta l’isolamento per due settimane dei suoi contatti stretti. Nel frattempo, il numero dei casi continua a crescere.

Sono già quasi 650 le classi messe in quarantena, secondo il ricercatore di Economia di Torino Lorenzo Ruffino, che calcola i numeri analizzando quanto pubblicato dai media. «Con l’aumento dei casi e l’apertura delle scuole dobbiamo fare di più ed avere risultati più velocemente – spiega Speranza – Questo ci può aiutare a mantenere il vantaggio, dal punto di vista del numero di contagi, che abbiamo oggi sugli altri Paesi». Il momento, d’altra parte, è cruciale per mantenere sotto controllo l’andamento della pandemia in Italia. E la strada dei test rapidi per gli studenti, già anticipata da Repubblica, sembra la migliore per rallentare il contagio.

Esistono vari tipi di analisi che danno risposta velocemente. In questo caso si tratta di esami "antigenici", nei quali si utilizza comunque una sorta di cotton fioc per il prelievo, come per il cosiddetto tampone. Diverso, però, è il sistema utilizzato per accertare la presenza del virus. La grande differenza è soprattutto nei tempi, visto che in questo caso la risposta arriva in 20-30 minuti, mentre per i test tradizionali sono necessarie 24-48 ore per conoscere il risultato. Un grande vantaggio, senza dubbio: appena si individua un sospetto in una scuola, è possibile capire se è positivo al virus, anche se poi è comunque necessario il tampone per confermare la diagnosi. Intanto, però, può partire immediatamente l’indagine epidemiologica del dipartimento di prevenzione della Asl e possono essere messi in isolamento tutti i compagni (che poi rientreranno subito a scuola, se dovesse esserci una negatività al secondo esame). Non solo: il test rapido può servire anche a chiarire se nella stessa classe ci sono altri casi, quindi può essere usato su tutti i contatti a rischio, o addirittura per fare uno screening all’interno di un intero istituto. In questo modo ha già iniziato ad utilizzarlo il Lazio, la prima Regione a puntare su questo tipo di esame, sperimentato da metà agosto nell’aeroporto di Fiumicino. Quell’esperienza si è poi allargata ad altri scali. A ieri, grazie ai test rapidi, sono stati individuati 1.557 viaggiatori positivi su un totale di 139.782 analizzati.

Mentre Speranza e i suoi tecnici si muovono per anticipare la seconda ondata, nelle Regioni c’è fermento, proprio perché i produttori iniziano a mettere a disposizione esami veloci, validati e perciò affidabili. Il governatore del Veneto Luca Zaia ieri ha chiesto di consentirne l’utilizzo nelle scuole, mentre altri - come la Toscana già progettano di usarli negli istituti tra una decina di giorni. Vista la determinazione del ministro, è probabile che oggi stesso il Cts dia il suo via libera (anche se non sono da escludere discussioni tra i tecnici). A quel punto, già durante questa settimana l’ordinanza potrebbe essere firmata da Speranza.

Intanto, il commissario straordinario Domenico Arcuri si prepara a sostenere i governatori. Da tempo progetta di acquistare una grande quantità di test rapidi - addirittura 5 milioni - e ha portato il suo progetto anche davanti allo stesso Comitato tecnico scientifico. Quegli esami servirebbero sia a controllare chi rientra dai Paesi considerati a rischio (tra i quali è stata inserita di recente la Francia), sia gli studenti. Come sempre, comunque, le Regioni si muoveranno anche in autonomia per acquistare gli esami. E potrebbe così cominciare una nuova fase della lotta al coronavirus nel nostro Paese.


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