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Repubblica-Campania-206 scuole a rischio

LA SCUOLA IN CRISI Campania, 206 scuole a rischio Niente soldi, si chiude. Nella bufera 100mila studenti Rapporto alunni-posti: la soglia del 9,5 In trentadue pagine il...

01/08/2002
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la Repubblica

LA SCUOLA IN CRISI
Campania, 206 scuole a rischio
Niente soldi, si chiude. Nella bufera 100mila studenti
Rapporto alunni-posti: la soglia del 9,5
In trentadue pagine il rapporto della Moratti: tra istituti improduttivi e mancanza di fondi La mappa dei tagli previsti in regione
Le anticipazioni de "L'Espresso". Nel mirino anche il Palizzi, il Caccioppoli e il Galilei. "Improduttive, spendono troppo"
PAOLO RUSSO


In 32 pagine piene di numeri e indirizzi, tutti i "rami secchi" della scuola. In un computer che non ha smesso di fare calcoli a luglio, c'è il destino segnato di centomila alunni e altrettante famiglie: tutti inconsapevolmente finiti sotto la scure del ministero. Che è pronto a tagliare, e a ridisegnare la geografia scolastica di piccole e grandi città.
Rischiano di chiudere 206 scuole in Campania. Tecnicamente sono "improduttive". Praticamente "non ci sono i soldi per tenerle in vita", per coprire le spese, per pagare gli insegnanti, e tantomeno per avviare le nuove assunzioni attese ormai da due anni da un esercito di vincitori di concorso. Tutto in 32 pagine uscite dalla stampante del ministero nell'ufficio del Servizio di Consulenza all'Attività Programmatoria, con un titolo inequivocabile: "Elenco delle istituzioni scolastiche con rapporto alunni/posti inferiore a 9,5". Nove virgola cinque. Una soglia implacabile per il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti, che deve giustificare e coprire quei tremila miliardi di vecchie lire, la spesa affrontata senza copertura finanziaria che hanno fatto saltare i conti del Dpef e dalla sedia il suo collega Tremonti. Sopra il "9,5", nessun problema. Sotto, si taglia. E così in Campania sono all'improvviso con fiato corto ben 206 istituti scolastici, medie e licei destinate alla chiusura. È un elenco-choc quello che l'Espresso domani in edicola renderà pubblico insieme a un'inchiesta sulla scuola italiana. Spendono troppo (in una regione ce conta poco meno di un milione di alunni) e hanno i conti in rosso secondo il ministero, 49 scuole in provincia di Napoli, 28 in quella di Avellino, 24 in quella di Benevento, 47 in quella di Salerno, e ben 58 in quella di Caserta. Blasone, tradizione e storia contano poco di fronte alle fredde cifre che segnano un crac per nulla imputabile agli studenti, alle famiglie e agli insegnanti. Se necessario, ed appare evidente una sentenza già pronunciata, gli istituti che sono nell'elenco pubblicato in questa pagina, potrebbero chiudere. Pezzi pregiati della didattica napoletana e campana messi nell'angolo del patibolo. Scuole da mille e più studenti, sotto la mannaia dei tagli. A Napoli sono nel cono d'ombra delle decisioni che renderanno agosto un mese torrido sul fronte della scuola e delle lotte sindacali, istituti come il Palizzi, il Convitto Nazionale, il Caccioppoli, il Giordani, il Galilei, il Fermi. Tutti sotto la soglia indicata nel rapporto alunni/docenti, il parametro fissato dal ministero chiamato a risparmiare. Insomma "tolleranza zero" contro gli sprechi, perché di questo si tratta. Nel mirino gli istituti che presentano un rapporto tra alunni e docenti al di sotto della media nazionale fissata al 9,50. Per lo più sono istituti comprensivi e professionali, licei artistici e circoli didattici di piccoli comuni decentrati. Ma il parametro non viene rispettato anche nelle grandi città. "Anche stavolta - denuncia Franco Buccino della Cgil Scuola - un discorso improntato sull'economicità, si lega a filo doppio alla selezione, alle scelte di privatizzazione del governo. Insomma anche questo dimostra che l'obiettivo finale è lo smantellamento della scuola pubblica. Non è possibile considerare la scuola secondo parametri come questi. Si chiudono le scuole, ma non si considera ad esempio che in molte realtà della nostra regione se viene cancellata la scuola, non resta alcuna alternativa: né un cinema, né un teatro'".


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