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Primaria, c’era una volta il tempo pieno. A Roma la Flc-Cgil non ci sta

Il sindacato punta il dito contro la circolare dell’Usr che contraddirebbe i modelli orari ministeriali: le 4 ore rimanenti ad ogni maestro di ruolo finiscono nell’organico, anziché al fabbisogno dell’istituto. Per l’organizzazione capitolina è una pericolosa distorsione del modello didattico pedagogico tradizionale. Al quale già la riforma Gelmini aveva dato una bella “spallata”, andando ad eliminare le copresenze

20/04/2013
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La Tecnica della Scuola

A.G.

La formazione degli organici di Roma e provincia dell’anno scolastico 2013-2014 sarebbe frutto di una “palese violazione delle norme”: a sostenerlo, nel giorno della scadenza da parte delle scuole per l’invio della composizione delle cattedre del prossimo anno scolastico, in virtù delle iscrizioni portate a termine a fine febbraio, è il sindacato Flc-Cgil di Roma. Che chiede un immediato “intervento in difesa dei diritti delle famiglie, degli alunni e del personale docente”.
“La distorta applicazione da parte del Direttore Generale dell’Usr di Roma della circolare ministeriale n.10 del 21 marzo 2013 che definisce le modalità di distribuzione delle dotazioni organiche del personale docente – spiega l’organizzazione romana - sta producendo di nuovo, anche quest’anno, gravi danni alle realtà scolastiche e, di conseguenza, a tutti i fruitori del sistema dell‘istruzione pubblica”.
Il sindacato punta quindi il dito contro la circolare dell’Usr che contraddirebbe i modelli orari ministeriali “che si applicano nella scuola primaria: per il tempo pieno, per tutte le classi, devono essere svolte 40 ore di lezione settimanale, con la presenza di due insegnanti che hanno un orario obbligatorio di servizio di 22 ore”. Per la Flc-Cgil, di conseguenza, “le 4 ore rimanenti possono essere utilizzate per ampliamenti dell’offerta formativa e diventano disponibili per le esigenze di tutta la scuola nell’ambito dell’organico d’istituto, in particolare per elevare da 27 a 30 l’orario nelle classi oppure per l’assistenza a mensa nei rientri pomeridiani. Questa riserva oraria, dunque, deve rimanere a disposizione della singola entità scolastica, per rispondere alle necessità della realtà specifica esistente”.
Il problema, sembra, che a Roma, invece, il direttore dell’Usr avrebbe deciso che tali norme non si devono applicare. “Le classi prime, seconde e terze di tempo pieno, infatti, come per il passato anno – sostiene la Flc-Cgil romana e del Lazio - verranno ad avere solo 40 ore in organico di diritto: ciò determinerà intanto riduzioni e perdite di posti, con la concreta possibilità che le 4 ore rimanenti vengano utilizzate per altri scopi e per altre e diverse finalità rispetto a quanto stabilisce la circolare”.
Per il sindacato “tale atto unilaterale da parte dell’Amministrazione dell’Usr di Roma sta provocando una reale e assai pericolosa distorsione del modello didattico pedagogico del tempo pieno nella scuola primaria: è molto grave che si disponga, attraverso meri atti amministrativi ed in maniera surrettizia, una sostanziale modifica del modello didattico della scuola, che viene deprivata di risorse organiche e di tempo scuola che invece sarebbe doveroso utilizzare per migliorare l’integrazione, l’offerta formativa e quant’altro”.
Il sindacato denuncia, quindi, “con forza tale grave atto, che, in palese violazione delle norme che regolamentano la distribuzione delle risorse di organico del personale docente, crea danni pesanti alle scuole ed alle famiglie che in molti casi vedono un impoverimento del tempo scuola a disposizione degli alunni e produce instabilità e perdita di posti ai docenti delle scuole di Roma”. La Flc-Cgil chiede, rivolgendosi, “a tutte le Istituzioni Pubbliche, Miur, Regione ed ente locale, un intervento in difesa dei diritti delle famiglie, degli alunni e del personale docente che vedono immotivatamente lesi i propri diritti da tale incomprensibile comportamento”.
A tal proposito, vale la pena ricordare che il tempo pieno ha già ricevuto una bella “spallata” dall’abolizione delle copresenze di più maestri. Si trattava di un abbinamento che dava ottimi risultati, soprattutto in presenza di ragazzi difficili, stranieri non nati in Italia e disabili. I maestri affiancati, infatti, in questi casi creavano quasi sempre dei sottogruppi composti da alunni con competenze e capacità omogenee. Ora, andare a privare gli insegnanti dell’ultimo baluardo di autonomia didattica sarebbe veramente troppo.

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