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Mess.Veneto-I periti contestano la riforma Moratti

I periti contestano la riforma Moratti "Nell'incontro tenutosi al Kennedy per festeggiare i 45 anni della su...

05/01/2004
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MessaggeroVeneto

I periti contestano la riforma Moratti

"Nell'incontro tenutosi al Kennedy per festeggiare i 45 anni della sua fondazione, si è discusso sul futuro degli istituti tecnici industriali ma, pur avendo toccato un argomento che sta a cuore a tutti noi, non è stato centrato l'obiettivo". Così si esprime Bruno Lazzaroni, presidente del collegio provinciale dei periti industriali diplomati e laureati, nell'attuale dibattito che anche in sede nazionale oppone il ministro Moratti agli oppositori della sua riforma, nella quale si prevede la cancellazione degli istituti tecnici.
"Il problema, così come è stato illustrato e dibattuto - spiega Lazzaroni - fa diventare unilaterale la soluzione perché attribuisce ai Periti la sola caratteristica di personale tecnico al servizio dell'industria. Quindi, anziché contrastarla, si porta acqua al mulino della riforma, che mira a trasformare gli istituti tecnici che attualmente abilitano i periti industriali, in corsi coordinati dalle Regioni per operai specializzati, quindi finalizzati a fornire manodopera qualificata alle fabbriche. Sia ben chiaro, non voglio farne una polemica, ma dobbiamo tenere presente che la figura del perito è poliedrica, in quanto egli è soprattutto un libero professionista capillarmente diffuso sul territorio, con funzioni di progettista e di esperto nei vari settori di sua competenza, impegnato quale consulente del giudice nei tribunali, nelle assicurazioni, nelle pubbliche amministrazioni, nella sicurezza dei luoghi di lavoro questo solo per citare alcuni ambiti".
Lazzaroni non nega la primaria necessità affermata dalle famiglie: quella del posto sicuro per i propri figli nelle aziende della provincia, dove tradizionalmente i periti hanno costruito l'ossatura tecnica, fin dagli inizi del boom economico pordenonese. Né sottovaluta il grido dall'allarme delle imprese che, in seguito alla liceizzazione degli istituti superiori, vedrebbero assottigliato di molto, in fatto di quantità e qualità, l'apporto di personale tecnico specializzato come i periti. Ma fa presente che dal dibattito al Kennedy per analizzare la situazione presente e futura della categoria dei periti "è emersa questa sola preoccupazione, relegando, di fatto, la figura del perito soltanto quale tecnico di stabilimento, ignorando le altre sue caratteristiche e sminuendo il livello di preparazione fornito dagli Istituti stessi".
La preoccupazione del presidente del collegio dei periti non è l'obbligo della frequenza di un corso di laurea per poter esercitare la libera professione o per occupare posti di maggior rilievo nell'industria, perché si tratta di un arricchimento culturale e professionale importante. Ma il conto non torna quando si vuole abolire un corso di studi e una scuola che hanno da sempre preparato tecnici e professionisti di alto livello, in grado di operare sia nell'industria che nella libera professione.
"Non dobbiamo nascondere - precisa Lazzaroni - che attualmente si avverte l'utilità di una maggiore preparazione, possibilmente a livello universitario, in considerazione dei progressi raggiunti dalle tecnologie e dall'applicazione delle legislazioni europee che le regolano. Già i nostri collegi hanno riconosciuto ed aperto la possibilità di iscrizione ai laureati".
Senza dimenticare che con l'attuazione della riforma Moratti, d'un tratto spariranno un diploma completo come l'attuale ed una gloriosa scuola qual è l'istituto tecnico che si trasformerà in liceo, vale a dire in vasca di compensazione, in vista dell'iscrizione all'Università solo per quanti avranno la possibilità di continuare gli studi, e con il rischio sempre presente del numero chiuso nell'Università. Mentre gli altri giovani, esclusi dall'Università dovranno accontentarsi d'aver frequentato un corso professionalizzante con l'unico sbocco verso la fabbrica.


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