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Scuola secondaria di secondo grado: i motivi dello sciopero del 18 marzo

18 marzo 2009, sciopero generale di tutti i settori della conoscenza.

03/03/2009
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I regolamenti in discussione in questi giorni su i licei e gli istituti tecnici sono privi di una propria logica interna ed hanno come unica finalità quella di tagliare tempi, organici e risorse finanziarie, secondo le indicazioni della legge 133/08.

Lo stesso slittamento di un anno delle iscrizioni alla nuova secondaria non sta modificando il percorso avviato: un iter privo di qualsiasi confronto sia con le parti sociali sia con le scuole, che saranno costrette a subire una ristrutturazione finalizzata solo ad economie, senza nessun risvolto sulla qualità e l'efficienza.

Ci troviamo di fronte ad un secondo ciclo assolutamente asimmetrico, che rende impraticabili misure come le passerelle non solo tra licei e istituti tecnici ma anche all'interno dei settori stessi.

E tutto questo non può che aumentare le problematicità nel biennio della scuola secondaria, in cui si confermano alti tassi di dispersione scolastica: un biennio obbligatorio non può che essere unitario, per consentire agli adolescenti, alle prese con una fase della vita delicata e volubile, di rivedere, senza pagare con ritardi e/o bocciature, la scelta iniziale.

Si afferma, al contrario, di nuovo l'idea di due percorsi di istruzione ben distinti e separati: l'uno liceale e l'altro dell'istruzione tecnica, cui seguirà, come percorso di risulta, anche l'istruzione professionale, di cui al momento il Ministro pare non intenda occuparsi.

Il rinvio ad una fase successiva della ristrutturazione dell'istruzione professionale fa cadere ogni principio di unitarietà del sistema d'istruzione superiore e conferma, senza tema di essere smentiti, un sistema nazionale forte rivolto a chi vuol proseguire gli studi, i licei,ed un sistema più debole culturalmente, per chi vuol immettersi velocemente nel mondo del lavoro, gli istituti tecnici. Per non parlare di quelli che si rivolgeranno alla dimenticata istruzione professionale. In tal senso, è priva di fondamento l'affermazione dell'amministrazione secondo cui stanno procedendo in continuità con il percorso sancito dall'art 13 della legge 40 /07 per la ristrutturazione degli istituti tecnici e professionali.

L'ulteriore taglio, rispetto al Decreto Legislativo 226/05 sul secondo ciclo, del monte ore settimanale, riportato a 30 ore per i licei ed a 32 ore per gli istituti tecnici e professionali, privo di qualsiasi presupposto didattico, è finalizzato solo ad ulteriori tagli di posti in questo segmento formativo.

Si parla di "potenziamento dei laboratori" ma contemporaneamente i quadri orari ne prevedono un numero inferiore a quello attuale e nel Piano programmatico sono previsti tagli del 30% per il personale ITP.

La presenza di un comitato tecnico per gli istituti tecnici, la quota di flessibilità, nell'ottica del Pdl Aprea con le scuole-fondazioni, costituiscono le condizioni per veri sconvolgimenti di questi istituti. Anche senza finanziamenti extra, il ridurre le ore di laboratorio e contemporaneamente prevedere contratti d'opera per esperti del mondo del lavoro vuol dire esplicitamente piegare alle esigenze delle aziende (solo alcune) il ruolo educativo e formativo delle istituzioni scolastiche, deligittimando il ruolo docente.

Sono davvero tante le ragioni, quindi, per la scuola secondaria superiore per aderire in massa allo sciopero del 18 marzo: non si risolvono i problemi che pure ci sono in questo pezzo di scuola, importante sia per l'educazione alla cittadinanza che per il futuro formativo ed occupazionale dei giovani, tagliando tempo, personale e risorse.

Al contrario noi pensiamo che la scuola pubblica si qualifica se si smette di considerarla un costo e si comincia ad investire affinché i giovani rimangano nel sistema di istruzione e con successo fino al diploma.

marzo 2009