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Scuola dell'infanzia: i motivi dello sciopero del 18 marzo

Gli anticipi non garantiscono la qualità e l'identità della scuola dell'infanzia. 18 marzo 2009, sciopero generale di tutti i settori della conoscenza.

03/03/2009
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Non è vero che i tagli alle risorse e le scelte di politica scolastica voluti dal governo e dal ministro dell'istruzione non avranno pesanti ricadute anche nella scuola dell'infanzia, come qualcuno vuole far credere.

Le norme contenute nel regolamento sulla riorganizzazione della scuola dell'infanzia e del primo ciclo, appena approvati in via definitiva dal governo nella seduta del 27 febbraio, rendono molto difficile - se non impossibile - alla scuola per i bambini dai 3 ai 6 anni poter garantire quella qualità che in quaranta anni di ricerca pedagogica, di sperimentazioni organizzative e didattiche e di buone pratiche ne ha fatto una delle migliori scuole nel panorama europeo ed internazionale.

Solo le grandi mobilitazioni che si sono susseguite durante questi mesi hanno fatto recedere il ministro dalla volontà di ridurre il tempo scuola ordinario di 40 ore per trasformarlo in un orario solo antimeridiano, mascherando in modo goffo il vero disegno di sottrarre, anche alla scuola dell'infanzia, le ore di compresenza per utilizzare i docenti in esubero per aprire altre sezioni (ma con solo orario antimeridiano), spacciando questa operazione come generalizzazione della scuola dell'infanzia.

Ma il dissenso a quella proposta di riduzione di orario è stata forte perché l'opinione pubblica ha ben compreso che quella proposta era dettata solo da logiche di risparmio ed avrebbe inciso negativamente sull'organizzazione familiare, oltre che sulla qualità del servizio. Ma ancora di più la categoria ha avuto chiaro che tutte le migliori esperienze, l'impegno e le professionalità messe in campo sarebbero state sacrificate in nome di risparmi selvaggi e di politiche a favore della sola scuola privata.

Il ministro, però, non è tornato indietro dalla scelta di ripristinare gli anticipi nella scuola dell'infanzia, rendendola di fatto un ricovero dove bambini di diverse età e diverse esigenze sono costretti a convivere senza avere le dovute opportunità per un armonico sviluppo che rispetti i diversi processi di crescita e di sviluppo. Sono scesi in campo i migliori esponenti del mondo pedagogico e della ricerca per spiegare che ripristinare gli anticipi è, prima di tutto un errore che danneggia i bambini e che per i più piccoli è necessario un luogo pensato per la loro età e non può essere che la carenza di servizi, causata dalla mancanza di investimenti per ampliare i servizi socio educativi debba ricadere sui bambini.

La conferma dei provvedimenti contro la scuola dell'infanzia ha trovato applicazione nella Circolare Ministeriale sulle iscrizioni, confermando tutta l'incompetenza (e l'arroganza) con la quale si affronta la carenza di scuole e di servizi educativi per la fascia 0-6 anni nel nostro Paese, immaginando che il ripristino degli anticipi nella scuola dell'infanzia e l'ampliamento delle sezioni primavera siano una risposta di qualità. Inoltre, l'esperienza delle sezioni primavera - nate come giusta risposta alla cronica carenza di servizi per la fascia 0-3 - sono state attuate con scarsissimi controlli da parte dello Stato, ma anche dalla maggioranza delle autonomie regionali e locali negando garanzie ai bambini e al personale che di loro si occupa. Il governo e d il ministro confinano la scuola dell'infanzia nell'ambito della mera assistenza, calpestando i diritti dei più piccoli ad avere luoghi pensati per loro e per i loro tempi di crescita e di sviluppo. Allo stesso modo, con le scelte operate, calpesta i diritti del personale a veder tutelata e riconosciuta la loro professionalità.

Occorrono seri investimenti per la generalizzazione della scuola dell'infanzia e l'ampliamento dei servizi all'infanzia nel nostro paese ed il personale della scuola merita rispetto per le tante professionalità che esprime.

La FLC Cgil intende tutelare e garantire i diritti dei bambini, rilanciare vere politiche per l'infanzia, rivendicare ai tavoli regionali, provinciali e comunali il proprio ruolo, attraverso la contrattazione territoriale, a difesa dei diritti di chi nei servizi lavora, dei genitori e del territorio.

La scuola dell'infanzia vuole continuare ad essere una scuola di qualità e lo dimostrerà scendendo in piazza il 18 marzo in occasione dello sciopero generale dei comparti della conoscenza, in difesa dei propri diritti e di quelli dei bambini, contro l'arroganza e l'ignoranza di chi ci governa; per una scuola pubblica e di qualità.

marzo 2009