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27 gennaio 2008, Giorno della Memoria. A 70 anni dalle leggi razziali

La “vergogna dimenticata” di una legislazione voluta da Mussolini e scritta da Bottai riemerge in nuovi studi. Il senso della memoria del passato guardando al futuro. L’impegno della FLC, di Proteo Fare Sapere e di Edizioni Conoscenza.

25/01/2008
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A volte il ricordo brucia e ci sono vergogne che si preferisce rimuovere dalla memoria, soprattutto da quella collettiva. Correva l’anno 1938, in ottobre, quando il duce Benito Mussolini e il Gran Consiglio fascista proclamavano le leggi razziali in Italia.

Il fatto che i numeri della deportazione degli ebrei dall’Italia e dalla Germania non siano paragonabili, che il popolo italiano fu meno “ligio” del popolo tedesco a rispettare le “leggi della vergogna” ha fatto sì che si sia sottovalutato l’impatto terribile di questa decisione e accreditato l’immagine un po’ naif degli “italiani brava gente”. I malvagi nazisti e i buontemponi fascisti. La storiografia ha cominciato a smentire questa lettura superficiale della dittatura fascista italiana e a far emergere in tutta la sua drammaticità le responsabilità, soprattutto, della Repubblica di Salò e dei suoi “ragazzi” nell’ escalation della persecuzione che sconvolse e tolse la vita di milioni di individui e di famiglie, bambini compresi.

Di una riflessione sulle leggi razziali italiani e sulle loro conseguenze si occupa il n. 1-2 di gennaio di VS La Rivista .
Il tentativo di rimuovere dalla memoria collettiva la vergogna di quel ricordo non cancella ciò che è stato. La lezione di Primo Levi deve sempre accompagnarci.

Memoria, la responsabilità e il futuro
Il Giorno della Memoria è stato istituito nel 2000 con una legge fortemente caldeggiata dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi e promossa da un ampio arco di forze politiche. Da allora, però, il revisionismo italiano ha avuto un’impennata con una serie di pamphlet di personaggi che senza alcun titolo (né seria ricerca) si sono improvvisati storici, inondando le librerie e offrendo scena a diversi politici che hanno persino tentato di riscrivere la storia per decreto. Abbiamo visto anche questo in Italia. Per fortuna le nostre istituzioni educative hanno mostrato maggiore serietà di tanti rappresentanti del popolo.

La FLC Cgil, l’Associazione Proteo Fare Sapere, la Casa Editrice “Edizioni Conoscenza” hanno per prime, dall’istituzione della legge, promosso, anno dopo anno, momenti di riflessione su questa tragica pagina della storia europea del Novecento: i fascismi, le guerre ad essi conseguenti, la persecuzione e lo sterminio del popolo ebraico, degli zingari, degli omosessuali, degli oppositori politici. Questo lavoro, fatto di raccolta di testimonianze e documenti, discussioni a più voci, saggi e ricerche è ora raccolto in un bel volume dal titolo significativo Il futuro della Memoria. La Shoah e la sua rimemorazione .
Dal titolo si comprende che la celebrazione del Giorno della Memoria e soprattutto l’esercizio della memoria non sono cose formali, di maniera. Che significa “futuro della memoria”? Scrive Stefano Levi Della Torre nel libro:
La memoria volta al futuro è invece la memoria interrogativa, la memoria dei problemi che le atrocità passate ci pongono tutt’ora dinanzi: quali interessi e atteggiamenti; quali forme mentali, e passività e indifferenza minacciano di riprodurre, ora, situazioni in cui i diritti umani possono venire sacrificati? E che cosa fare per prevenire o combattere queste tendenze? Quali principi hanno permesso a qualcuno di resistere in quel tempo alla perversione del senso comune e del conformismo?” E ancora “... come è potuto scaturire, dal cuore stesso della civiltà, qualcosa come Auschwitz? Come può accedere che una democrazia si rovesci nel suo opposto, in regime totalitario?

Enrico Panini, nella presentazione del libro, riprende tanti suoi interventi durante le celebrazioni di questi anni sottolineando il nesso tra memoria e responsabilità, soprattutto nei luoghi dell’educazione. E cita la lettera che il preside di una scuola americana inviava agli insegnanti all’inizio dell’anno scolastico.
Caro professore sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiori e università.
Diffido - quindi - dell’educazione.
La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.
La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani”.

Roma, 25 gennaio 2008