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Fermare l’esodo di ricercatori precari per rilanciare le nostre università. Cambiare la legge di stabilità

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.

04/12/2014
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In questi anni l'università è stata letteralmente messa in ginocchio dai tagli pesantissimi alle risorse per il suo funzionamento e drasticamente precarizzata mettendo a rischio la sua missione costituzionale. Questo dimostrano i dati di "Ricercarsi", indagine sui percorsi di lavoro e di vita nel precariato universitario presentata oggi in una sala del Senato dalla FLC CGIL e dagli autori della ricerca.

L’esodo dei giovani ricercatori dai nostri atenei è provocato dai tagli e dalla mancanza di prospettive reali di assunzione a causa della legge Gelmini e del blocco reiterato del turn over.

Negli ultimi 10 anni sono stati espulsi più del 93% di questi ricercatori.

La FLC CGIL avanza subito precise richieste in vista dell’approvazione della legge di stabilità.
I 150 milioni previsti nel DDL di stabilità per la premialità, magro risarcimento dell’enorme taglio di un miliardo di euro dal 2008 ad oggi, devono invece servire al rifinanziamento del fondo ordinario delle università vincolandone una quota alle assunzioni ed eliminando gli assurdi vincoli fissati per il reclutamento stesso da leggi e circolari.

Inoltre, sono imminenti le scadenze di migliaia di assegni di ricerca che, a partire da gennaio 2015 raggiungeranno il limite massimo di quattro anni fissato dalla normativa attuale. Vale per le università e per gli enti pubblici di ricerca. Per questi giovani e meno giovani ricercatori non ci sono al momento prospettive di assunzione. È quindi altrettanto urgente il superamento di questo vincolo consentendo innanzitutto la prorogabilità di tali contratti nella prospettiva di riformare il sistema di reclutamento.

È anche necessario eliminare dal DDL di stabilità il comma che cancella il vincolo di attivazione di contratti a tempo determinato con prospettiva di stabilizzazione. Misura che incoraggerebbe un'ulteriore e definitiva precarizzazione dell'università con pesantissime ripercussioni sulla qualità della ricerca e della didattica.

Lo strangolamento riguarda tutte le professionalità dei nostri atenei come dimostra la contrazione del personale tecnico e amministrativo dalle 63.000 unità previste nel 1989 alle attuali 50.000 o alla condizione dei molti tempi determinati anche in questo caso con scarsissime prospettive di stabilizzazione.

Chiediamo misure immediate da introdurre nella legge di stabilità che devono rappresentare la base per il rilancio complessivo delle nostre università oggi destinate ad un declino più o meno breve ma certo. Gli effetti, del resto sono sotto gli occhi di tutti, come dimostra questa inchiesta e i dati relativi al calo delle iscrizioni, del numero di laureati e all’impressionante esodo fuori dai confini nazionali siano essi studenti o ricercatori.