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Unità-Se partecipare è meglio che vincere

Se partecipare è meglio che vincere di Furio Colombo Molti si domandano, specialmente fra i colleghi della stampa estera, come faccia ad avere tanto potere Bruno Vespa, un giornalista come noi,...

14/03/2004
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l'Unità

Se partecipare è meglio che vincere
di Furio Colombo

Molti si domandano, specialmente fra i colleghi della stampa estera, come faccia ad avere tanto potere Bruno Vespa, un giornalista come noi, bravo finché si vuole ma in grado di decidere, liberamente e di sua volontà, non solo chi c'è e chi non c'è nel suo programma politico che occupa quasi tutta la settimana, ma anche come dosare e "giocare" (nel miglior senso teatrale) le presenze dei cosidetti ospiti e nell'essere diventato agente in esclusiva del presidente del Consiglio. Berlusconi riceve da lui - un giornalista come gli altri, uno di noi - la franchigia di apparire da solo o in compagnia di amici. E il diritto di escludere chi vuole e di accettare (salvo rare eccezioni, l'ultima volta Gambescia) solo giornalisti amichevoli o addirittura imbarazzanti per zelo e fedeltà. Vi immaginate Vespa che gira per i corridoi della Cbs e spiega che Berlusconi non vuole discutere con chi non è d'accordo con lui? John Kerry, in uno studio di quella televisione, ha appena detto di Bush e dei suoi (11 marzo 2004): "Mai visto gente più imbrogliona e più bugiarda". E quando gli hanno chiesto se intendeva scusarsi, ha ripetuto l'affermazione più lentamente e ha aggiunto: "Non ci penso neanche".

Non resta che spiegare ai colleghi della stampa estera che Vespa non è così forte di suo. Nella vita è una persona normale. Ma gode di tre strane condizioni inesistenti in democrazia. Primo, c'è una Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai che tace. Tace sulle serate in esclusiva di Berlusconi circondato da gente imbarazzante che gli dà ragione. Secondo, c'è una "presidente di garanzia" che, invece, non rinuncia a parlare. Ma quattro personaggi che la circondano, e che sarebbero il Consiglio di amministrazione della Rai, esercitano su di lei un "mobbing" che stupisce perché avviene sotto gli occhi di tutti. Le danno regolarmente torto, in modo maleducato, sempre, subito, su tutto, creando un effetto comico che si rovescia su di loro. Perché l'ovvia e dignitosa normalità di ciò che dice l'Annunziata, viene compresa da tutto il resto degli italiani per quello che è. È una denuncia, un'accusa. È la testimonianza dal vivo di ciò che accade oggi alla Rai. Terzo (e questa è la stranezza che colpisce di più i colleghi della stampa estera): ci sono alcuni politici di tutta l'opposizione che verso Vespa sono mossi da un sincero senso di gratitudine. Sono grati perché li invita alle serate "off" (quelle senza il protagonista principale) della sua trasmissione.

Sembrano non rendersi conto dell'immagine umiliante di essere in quello studio nel pomeriggio dei bambini, quando non c'è nessuno che conta da contraddire, dopo essere stati liberamente definiti indegni, mentitori e anche ladri, da uno che, poi, non si fa trovare. Anzi, spiega e ripete che non li incontrerà mai. E allora toccherà a Vespa ammonire col dito: il presidente ha detto di lei l'altro giorno... lei cosa risponde?

La vera forza di Vespa, un fatto unico e dunque memorabile nella storia del giornalismo è una sindrome di Stoccolma che induce decine di leader politici di opposizione di primo piano a fare scudo col loro corpo, il loro prestigio, la loro presenza, all'agente politico che garantisce da solo i monologhi di Berlusconi. Meglio: essi, gli esponenti di spicco della opposizione italiana, garantiscono col loro corpo in video la legittimità delle serate speciali di Berlusconi senza contraddittorio. Berlusconi non potrebbe mai farlo senza la loro partecipazione convinta e tenace al suo programma privato. Ormai si capisce che quella trovata, della partecipazione solitaria e senza contraddittorio alla trasmissione "Porta a Porta", è destinata a ripetersi sempre più spesso, mentre si avvicinano le elezioni. Ma come dare torto al nostro estroso Primo ministro? Chi non approfitterebbe di tanta mansuetudine degli avversari?

Ma una volta registrato il fenomeno che, inutile ripetere, è assolutamente unico e certamente umiliante, e ha ormai un suo posto garantito nella storia del giornalismo non solo italiano (si vedano i corsivi del "Financial Times" dedicati al talk show di Vespa che non ha imitazioni nel mondo) diventa inevitabile tornare al programma esemplare della serie. Mi riferisco alla vendita della riforma della Scuola sulla piazza del mercatino di "Porta a Porta". Dobbiamo dire le cose che abbiamo ammirato. Abbiamo ammirato il sindacalista Snals dottor Fedele Ricciati, che è riuscito ad anticipare ogni volta gli argomenti della sua Capo ufficio e ad approvarli, trattenendo appena l'entusiasmo. La dottoressa Moratti, infatti, poteva iniziare ogni intervento dicendo "Come ha detto bene il dott. Ricciati", "Il dott. Ricciati ha ragione". La scena alla Fantozzi resterà memorabile non solo per Blob, ma anche per quei programmi Rai di risparmio in cui si riutilizzano frammenti comici d'altri tempi, per mettere insieme una serata a basso costo.

Abbiamo ammirato la pazienza del dottor Berlusconi che a volte è riuscito a tollerare fino a un minuto di intervento della dottoressa Moratti senza interrompere. Ma sopratutto abbiamo ammirato la disinvoltura tipo "Natale sul Nilo" con cui il dottor Berlusconi mostrava di sapere dati, cifre, numeri e circostanze della scuola italiana, quella di prima, quella di adesso, quella del futuro, in Europa e nel mondo. L'impressione di molti spettatori deve essere stata che ognuno dei due (i dottori Moratti e Berlusconi) si comportava come Celentano quando canta in inglese. Giureresti che ha una pronuncia da madre-lingua, che ha vissuto a Memphis per anni. E, invece, con strepitosa bravura, inventa le consonanti, distorce le vocali, adatta le labiali, ingannerebbe i "Platters".

Il circo Berlusconi-Moratti, che al posto degli animali addestrati usa i bambini, ancora inconsapevoli dell'immenso vantaggio che è stato loro donato dalla ormai celebre riforma, ci ha fatto sapere, fra l'altro, tre cose: che l'inglese vien mangiando, ovvero si impara a mensa (papà Berlusconi usa ancora l'antica parola "refezione"). Mentre i bambini mangiano, si potrà alternativamente guardare un bel programma di inglese della Tv o conversare in inglese con le migliaia di insegnanti di madre lingua, che - come tutti sappiamo - sono stati appena assunti dalla dottoressa Moratti su finanziamento del dottor Tremonti, con l'assenso preventivo ed entusiasta del dottor Ricciati. Pare che nelle scuole elementari italiane i bambini conversino indifferentemente nel dialetto locale o in "inglese Moratti", una lingua tipo Esperanto, che si apprende in modo istantaneo.

S'intende che sarà necessario trattenere i più vivaci, creativi e imprenditoriali fra i piccini dal correre al computer (uno per bambino in ogni classe a partire dall'età dei cinque anni e mezzo) che è diventata una vera mania nelle scuole elementari italiane. E anche un serio ingombro nelle aule, perché ormai i computer Moratti sono davvero troppi. Tanto che è ormai impossibile intrattenere i piccoli col vecchio trucco di leggere loro "Pinocchio". A chi provava a sollevare caute obiezioni nel "Porta a Porta" privato del dottor Berlusconi di cui stiamo parlando - un programma reso possibile dalla Rai, dal mobbing dei Consiglieri di amministrazione contro Lucia Annunziata, dal silenzio discreto della Commissione di vigilanza, e dal convinto sostegno di quella fortunata parte del popolo di sinistra che frequenta, sostiene e ama "Porta a Porta" e il suo conduttore - la dottoressa Moratti rispondeva con un sibilo: "Guardi che il nostro è un programma mirato". E ha assicurato gli italiani che nella provincia di Trento sono tutti, ma proprio tutti, letteralmente entusiasti dei suoi programmi.
A questo punto i bambini (children) che rompono le scatole a casa (home) con la mania di parlare in inglese (English) e che non riesci mai a staccare dal computer della scuola perché sono sempre in rete (Web) rappresentano due terzi del patto con gli Italiani. Si sono, infatti, conquistati due delle promesse del progetto Berlusconi-Moratti (Inglese e Internet). E la terza, l'Impresa (the Company)? Niente paura, (do not be afraid) garantiscono sia la dottoressa Moratti che il dottor Berlusconi. Sono imprenditori e lo sanno. L'importante è che i programmi siano "mirati", come avrebbero detto alla Arthur Andersen prima del tracollo Enron. Per mostrare quanto sappiano essere "mirati", i due affermano e ripetono, con la sicurezza che è tipica del prestigiatore: "Ma lo sapete che uno studente americano sa il doppio di uno studente europeo e che uno studente europeo sa il doppio di uno studente italiano?". Si tenga presente che stiamo parlando di scuole elementari, di scuole medie, di scuole medie superiori. Certo, se si detraggono tutti i bambini che la riforma Moratti avrà dirottato, a tredici anni, nel mondo del lavoro, spingendoli verso delle tre "d" che li aspettano: disorientati, disoccupati, dispersi, l'universo di cui stiamo parlando diventa alquanto più piccolo. Ma l'argomento forte di Berlusconi-Mandrake e della maga Moratti è questo: la superiorità assoluta delle scuole elementari e medie americane. È un argomento che hanno inventato lì per lì, pensando che se dici "America", oggi come oggi, dici la cosa giusta.

E invece è sbagliata. Glielo dice William Bennet, uno che, essendo stato ministro dell'Educazione di Ronald Reagan, era, sì, un reazionario (una definizione che lui ama molto di se stesso), ma colto e specialista in educazione, ovvero uno dei più rispettati intellettuali americani la cui carriera si snoda dal Williams College ad Harvard. Nel 1992 William Bennet ha scritto "The Devaluing of America: The Fight for Our Culture and Our Children". La tesi è semplice e feroce: le scuole elementari, le scuole medie, le scuole medie superiori americane, sono in condizioni penose, se ne esce, addirittura, con l'incapacità di leggere e di scrivere in modo appena corretto. Capitolo per capitolo, spiega agli americani che bisogna prendere esempio dalle scuole europee, in particolare dalla scuole francesi, italiane, tedesche. Dice perché: preferiscono la cultura all'impresa.

Insegnano a continuare a imparare, perché tutto quello che si impara nella parte fondamentale (detta cultura) resta e si allarga. E tutto ciò che è apprendimento pratico (la tecnica) è subito sorpassato, perché cambia continuamente. Lo sapevano il duo Moratti-Berlusconi che un ragazzino italiano del liceo Tasso di Roma o del Parini di Milano o del D'Azèglio di Torino, se va a studiare negli Stati Uniti dopo la maturità, viene ammesso direttamente al secondo anno di College, considerato che la nostra vecchia terza liceo viene giudicata, anche ad Harvard, come un primo anno di università americana? Ma forse il prestigioso duo (nel senso di prestigiatori abili, se si impedisce che qualcuno possa vederli da vicino) voleva essere profetico. Voleva dirci: con noi state tranquilli. Presto faremo valere la nostra scuola la metà di quella americana, che William Bennet aveva calcolato essere la metà di quella europea. Li tranquillizzerà, forse, il fatto che Bush, come la Moratti, vuole abolire l'insegnamento dell'evoluzionismo nelle scuole per far piacere a sette di cristiani superstiziosi e di scarsa frequentazione culturale. E che lo stesso Bush vuole spostare tutto l'aiuto dallo Stato alla scuola privata.

Giustamente all'inizio del programma solitario del duo, Berlusconi ha fatto il gesto di alzarsi: "Possiamo anche andarcene, dottor Vespa", per dire: il nostro lavoro l'abbiamo fatto. Aveva ragione: l'opposizione, esclusa e contenta, lascia perdere persino le proteste della presidente di garanzia, e sarà onorata e felice di presentarsi un altro giorno, a scelta del dottor Vespa, quando lo studio di "Porta a Porta" è libero, quando non c'è Berlusconi, non c'è la Moratti, non c'è Apicella e fino a quando non riprenderà il processo di Cogne.

Per fortuna nel giorno dell'insulto agli italiani, all'informazione libera e alla scuola, Fassino e Rutelli hanno convocato una conferenza stampa per dire con chiarezza le cose come stanno. Nei Tg il loro lavoro di un pomeriggio erano due minuti, contro le due ore filate del circo Berlusconi-Moratti. Ma, santo cielo, se facessero sempre così, andare dai cittadini a dire le cose come stanno, invece di andare a giocare il gioco del dottor Vespa (tutti, non solo alcuni, fra coloro che pensano di meritare i voti dell'opposizione), credono davvero che il dottor Vespa potrebbe cavarsela mandando in onda ogni sera il dottor Berlusconi, la dottoressa Moratti e il sindacalista dottor Ricciati? Non pensano che calerebbero un tantino gli indici di ascolto della celebre trasmissione che continua ad esistere solo a causa della partecipazione della sinistra?

Poiché, prima o poi, ci sarà un dopo, faccio una proposta: che in caso di vittoria del centrosinistra (un evento che, per colpa de "L'Unità" avverrà - ci dicono - solo fra vent'anni) la trasmissione "Porta a Porta" continui ad andare in onda. Ad una condizione: che una volta alla settimana venga replicata - a beneficio dei figli e dei più giovani - una serata di quelle che adesso vanno in onda quasi tutti i giorni della settimana, con tutti i suoi partecipanti. Verso la fine suggerirei di far scorrere - invece dei titoli - la lista dei frequentatori abituali, che sono, alla faccia del coraggio solitario di Lucia Annunziata, gli azionisti di riferimento di "Porta a Porta". Senza di loro, senza l'alibi della loro partecipazione (che avviene solo quando non c'è nessuno di adeguato livello politico con cui discutere) Berlusconi e Moratti dovrebbero forse rivolgersi a Rete 4.

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