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La scuola perfetta è un gioco di squadra ma l’Italia resta in coda

È il primo indice globale che misura i migliori sistemi d’istruzione Su 40 paesi in testa Corea del Sud e Giappone, noi al 25esimo posto

09/05/2014
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la Repubblica

Cristiana Salvagni

ROMA .
Nella migliore delle scuole possibili l’insegnante è una figura prestigiosa, genitori e studenti collaborano per mandare avanti il programma e i soldi investiti contano sì, ma non sono tutto. Importa di più che ci sia una formazione continua per alunni e docenti e un giusto equilibrio tra le materie. Quelle del futuro, come la capacità di risolvere i problemi e il lavoro di squadra, pesano ma non devono sostituire la lettura, la matematica o le scienze. Questa scuola quasi perfetta è stata fo-
tografata in una super classifica mondiale dei 40 migliori sistemi d’istruzione, messa a punto dall’istituto di ricerca inglese The Economist Intelligence Unit e pubblicata ieri dal colosso dell’editoria formativa Pearson.
Ai primi banchi sgomitano i Paesi dell’Est asiatico: la Corea del Sud davanti a tutti, seguita da Giappone, Singapore e Hong Kong, poi in quinta fila c’è la Finlandia, tradizionalmente culla dell’eccellenza scolastica. Sesta la Gran Bretagna, settimo il Canada, quindi al 12° posto la Germania, al 14° gli Stati Uniti e giù fino al 25° gradino per trovare l’Italia. Orecchie da somaro per il Brasile, il Messico e l’Indonesia.
La forza della graduatoria, già pubblicata nel 2012 e oggi aggiornata, sta nel suo indice: si chiama “la curva dell’apprendimento” e raggruppa per la prima volta in modo ponderato una moltitudine di fattori. I risultati dei test internazionali, come l’Ocse-Pisa sulle competenze matematiche ma anche i TIMSS sugli studi scientifici e i Pirls sulla lettura. Poi il tasso di dip lo-
mati e laureati e la spesa pro-capite per l’educazione, quindi elementi socioeconomici quali il Pil, la disoccupazione e l’aspettativa di vita. Il “cervellone” stila così una graduatoria delle super potenze dell’istruzione e restituisce una banca dati pubblicata on line: dice cosa migliora e cosa peggiora l’educazione e vuole essere uno strumento utile ai governi, agli insegnati e alle scuole per migliorare.
Irrinunciabili, per esempio, la trasparenza e la partecipazione. Dove i programmi e i risultati sono chiari a tutti, dice il rapporto, l’attività scolastica è più efficace. Un tratto peculiare dei paesi orientali: là società e famiglia sanno esattamente cosa aspettarsi dagli insegnanti, gli insegnanti dagli alunni e gli alunni hanno ben presenti gli obiettivi da soddisfare. Da qui il valore di una scuola “partecipata”, dove i genitori collaborano e i docenti sono ritenuti preziosi. Proprio questo
è il tallone d’Achille che lascia in fondo l’Italia, con l’insegnamento visto come un ripiego, un modo per avere lo stipendio sicuro ma lavorando mezza giornata. «Quando il ruolo dei professori è riconosciuto, la scuola funziona meglio» spiega Roberto Gulli, presidente di Pearson Italia. «Non si tratta solo della retribuzione: per avere buoni insegnanti bisogna offrire una formazione continua. Fare il professore deve essere un privilegio per chi si laurea, non meno prestigioso di altre professioni come l’avvocato o l’ingegnere».
Anche perché la qualità della scuola ha un rapporto diretto con lo sviluppo. «Investire sull’istruzione vuol dire aumentare il Pil: l’educazione non è solo un diritto acquisito ma un bene da far crescere» continua Gulli. Per questo l’aggiornamento continuo deve essere offerto a tutti: anche agli adulti per restare in pari con il mutevole mondo del lavoro. Un aspetto su cui sono particolarmente deboli Messico e Brasile dove alla rapida crescita economica non è seguito finora un aumento nella preparazione.
E guai, nella corsa alla scuola del futuro, a dimenticarsi la tradizione. Se è vero che la capacità di usare la tecnologia o lavorare in gruppo diventano essenziali, non possono però rimpiazzare la letteratura, la matematica, le scienze. «Le nuove competenze devono restare ancorate ai saperi di base — conclude Gulli — altrimenti galleggiano nel vuoto, restano senza fondamenta ».​


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