FLC CGIL

Convegno nazionale "Stesso sangue, stessi diritti. Una scuola di tutti, per tutti"

  • 16:30

    Dopo le conclusioni di Morena Piccinini, il convegno viene allietato in modo allegro e poco consueto dal coro dei bambini e delle bambine della scuola Iqbal Masih. Accompagnati dalle immagini che scorrono sullo schermo, cantano la canzone Merica, ricordando l'emigrazione degli italiani nel continente nordamericano e altri brani meno noti e composti dai ragazzi.

    Concludono con una bellissima e commovente canzone " Le parole non mi conoscono" ideata da loro e frutto delle esperienze vissute all'interno della classe dai bambini.

    Per coloro che volessero saperne di più sull'attività del coro, ecco una breve nota che ci è stata gentilmente fornita da Susanna Serpe,
    Direttrice del coro insieme ad Attilio Di Sanza, entrambi insegnati nella stessa scuola elementare.

    Per chi volesse conoscerli ancora meglio, questo è il loro sito: http://www.sestavoce.it/.

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    Il coro "Se…sta voce" nasce da una precedente esperienza didattica mirata a favorire l'integrazione di alunni migranti nelle classi. I risultati positivi e la eco suscitata nel quartiere Villa De Santis spinse gli amministratori del VI Municipio, la scuola Iqbal Masih (126° C. D.) i C.E.M.E.A. del Mezzogiorno a rendersi soggetti attivi e di supporto alla creazione di un coro stabile nel territorio che prese il nome di "Se…sta voce" per riconoscenza all'impegno del VI Municipio e in onore alla tradizione del bel canto napoletano.

    Da allora (2002) numerose sono state le esibizioni in tutta la città e in altre regioni. Ricordiamo la straordinaria esperienza con la cantante Noa al Glocal Forum di Quincy Jones e Walter Veltroni nel 2003, la partecipazione alla presentazione alla stampa del DVD Iqbal di Cinzia Torrini in Campidoglio, la partecipazione a numerose rassegne canore (Bracciano, Palombara Sabina, Arezzo, Roma), a diverse edizioni di Intermundia. La trasmissione radiofonica di Radiouno "Permesso di soggiorno" di Maria Mannino ha mandato più di un servizio sull'esperienza del coro. Il 28 maggio il coro "Se…sta voce" ha ospitato un Master tenuto dalla Prof.ssa Macioti dell'Università La Sapienza su Immigrati e Rifugiati, il 21 giugno, nell'ambito della festa europea della musica, si è esibito nello splendido scenario del teatro Marcello ne "I concerti del Tempietto". Il 13 settembre nella trasmissione di RAI3 "Cominciamo bene estate" condotta da Mirabella, Attilio Di Sanza ha raccontato l'esperienza del coro. Numerose le esibizioni nella stagione 2007/2008, a settembre 2007 si è esibito nell'ambito della manifestazione della Notte bianca, a febbraio 2008 ha partecipato alla festa internazionale della lingua madre a Torino.

    Il repertorio è tratto dalla tradizione popolare italiana e internazionale, legata ai temi delle migrazioni, numerose canzoni sono state create ad hoc su eventi espressi dai coristi stessi, altre sono state scritte in collaborazione con alcune classi elementari. L'organico del coro è composto da 27 coristi di diversa provenienza sono rappresentati: la Romania, l'America, la Serbia, il Bangladesh, le Filippine, la Polonia, la Cina. Il Senegal, la Slovacchia, la Nigeria. Direttori del coro sono Attilio Di Sanza e Susanna Serpe, insegnanti elementari presso il 126° C.D. Iqbal Masih, hanno frequentato corsi di direzione di coro di voci bianche presso la Scuola Popolare di Musica di Testaccio diretti da Fabrizio Barchi con la collaborazione di Tullio Visioli. Attilio Di Sanza è regolarmente iscritto alla SIAE come Autore Compositore.

    Il coro multietnico favorisce la conoscenza e il rispetto reciproco, l'accettazione di sé e degli altri e la consapevolezza della propria identità individuale e collettiva; rappresenta un laboratorio per la creazione di identità multiple, in cui il meticciato e le contaminazioni sono intenzionali e consapevoli.

    Spinge infine verso il superamento dell'Eurocentrismo in campo economico politico e sociale e dell'assolutismo e fondamentalismo religioso di qualsiasi natura. I canti sono eseguiti sia all'unisono che a due o tre voci.

  • 16:15

    "È con molto piacere che lascerò presto questo podio al coro dei ragazzi della scuola Iqbal Masih. Non è usuale in CGIL ospitare ragazzi e per questo lo faccio ancor più volentieri".

    Apre così il suo intervento conclusivo Morena Piccinini, segretaria confederale CGIL, e ringrazia per il percorso fatto con FLC e costituito da molte iniziative che non finiranno con quella di oggi. Questa campagna contro il razzismo, promossa dalla CGIL, affronta anche i temi del lavoro e della scuola, ne fa discutere e sottolinea il dovere di recuperare quanto in questi anni si è fatto come su questo tema.

    Continua facendo riferimento all'intervento svolto in mattinata da Vinicio Ongini che ha visto il 1989 come l'anno nel quale, nel nostro Paese, ci si è resi conto della presenza di lavoratori stranieri. Ongini ha fatto memoria di quella che è stata l'evoluzione della normativa prodotta dal Ministero dell'Istruzione e nella scuola dal 1989 ad oggi, Piccinini ha ricordato al pari, quanta sia la strada che, anche come sindacato, è stata fatta proprio da quando un uomo di colore, raccoglitore di pomodori, è stato ucciso a Villa Literno nel 1989.

    A seguito di quel episodio il 7 ottobre fu promossa dal sindacato una grande manifestazione. Quest'anno il 7 ottobre 2009, vent'anni dopo, l'assemblea biennale sull'immigrazione concentrerà la propria attenzione sul significato che ha avuto l'azione sindacale in questi vent'anni.

    Si farà questa riflessione mettendo in evidenza i problemi affrontati, i cambiamenti prodotti, i percorsi tutt'altro che facili, ma che davvero sono stati significativi.

    La Piccinini ritiene che la Scuola e il Lavoro siano state le due vere sedi di contaminazione e di incontro per quello che riguarda i temi dell'intercultura.

    Richiama una ricerca svolta recentemente da studenti di una scuola secondaria superiore che a partire dall'esaminare testi di letteratura riferita a migranti, ha voluto andare a vedere cosa è successo tra le persone che dai Carabi, dopo la seconda guerra mondiale, sono arrivati in Inghilterra.

    Nei testi presi in esame si evidenzia come vi sia stata per questi emigranti una progressiva integrazione sino agli anni '80. Con l'arrivo della Teacher inizia in Inghilterra a diffondersi un messaggio pubblico dove si dice che le persone non indigene non sono "integrate". Immediatamente nella collettività si percepisce che non vi è più tolleranza sul fatto che in un momento di crisi, tutti possano usufruire di pari diritti. In questo si legge il forte desiderio per gli inglesi di tornare a far valere la propria identità.

    Oggi accade la stessa cosa da noi: c'è crisi e il clima che si respira è un clima che non favorisce l'integrazione perché evoca paura e porta alla ricerca del capro espiatorio. È una questione psicologica e sociale che fa scattare una condizione di respingimento: per queste ragioni oggi noi assistiamo a genitori italiani che non vorrebbero avere nelle loro classi bambini immigrati e a genitori "stranieri" che vorrebbero poter mandare i loro figli a scuola solo in classi di connazionali. C'è ostilità, c'è paura e quindi il percorso di contaminazione con l'altro non è favorito da questo clima.

    Questo clima oggi contagia anche gli insegnanti, che sono lavoratori in questi contesti e rischiano di esserne sovrastati. Per questo c'è bisogno di contrastare insieme questa cultura che evoca paura e spinge verso la polarizzazione nella nostra società e verso la distruzione dell'idea di una scuola per tutti a favore, invece, di una scuola selettiva.

    Noi dobbiamo lavorare, come dice il titolo del Convegno, ad una s cuola di tutti e per tutti. Perché è questa scuola che fa controtendenza a questa polarizzazione e dunque dà fastidio al disegno dell'attuale governo e proprio per questo la si vuol mettere in difficoltà.

    Avviandosi a concludere, la Piccinini sottolinea che si deve far attenzione a ogni tipo d'involuzione culturale perché apre la strada ad una pericolosissima involuzione democratica.

    Insieme, però, ce la si può fare. Anzi ce la si fa!!

  • 15:55

    Il convegno si avvia alla conclusione. Sono ora previsti gli interventi di Domenico Pantaleo, segretario generale FLC Cgil e di Morena Piccinini, segretaria confederale CGIL, per le conclusioni. A seguire, ascolteremo alcuni brani del repertorio del coro multietnico dei bambini della scuola elementare Iqbal Masih di Roma "Se... sta voce" che presenteranno " Le parole non mi conoscono ".

    In apertura del suoi intervento Domenico Pantaleo, Segretario generale FLC Cgil, ricorda l'impegno della CGIL e della FLC per presentare una piattaforma complessiva per una scuola multiculturale che sia fortemente integrata nei territori.

    Nella società c'è oggi un clima regressivo che porta a vedere i migranti sempre più come un pericolo e ciò non aiuta la scuola a favorire e a realizzare una vera interazione. Le paure esistono e le resistenze sono deboli. Occorre ripartire dal "fare cultura", dalla società.

    Affinché la multiculturalità si realizzi, occorrono risorse. Non può essere una soluzione quella di aziendalizzare tutto e operare secondo logiche utilitaristiche.

    Il sindacato si batte per il Paese, per svilupparne le qualità e per il suo futuro. I contenuti che la scuola presenta devono essere adeguati, altrimenti si rischia di costruire solo nuovi steccati: classi ponte, quote, ecc.

    C'è poi il problema, prosegue Pantaleo, dei tempi della scuola: i genitori vogliono tempi lunghi e solo con questi è possibile far interagire le diverse culture.

    Occorre, far diminuire la dispersione scolastica. Anche la possibilità di denunciare gli immigrati non regolari da parte dei medici rischia, invece, di farla aumentare.

    C'è una rete di esperienze positive che vanno valorizzate attraverso la formazione dei docenti, l'autonomia scolastica ed il coinvolgimento delle famiglie.

    Un punto centrale, conclude Pantaleo, è proprio la formazione, su cui la FLC Cgil è particolarmente impegnata.

  • 15:45

    Ksenija Fonovic ci porta il messaggio di saluto della scrittrice Luci Žuvela che non è potuta essere presente al convegno. È qui, oggi, in rappresentanza dell'associazione LIPA che opera in materia di educazione all'interculturalità, alla pace, all'arte.

    L'obiettivo dell'azione della LIPA è creare occasioni di dialogo per una fattiva interazione fra le diversità, anche di genere. La metodologia sfrutta anche la creatività della persona per creare occasione di confronto.

    Nella scuola superiore, lavorando con gli insegnanti si è affrontato il tema del pre-giudizio e si è lavorato, ci spiega la Fonovic, per creare figure di riferimento nella convinzione che gli insegnanti in quel contesto siano i veicolatori dei valori.

    Parlando della fiaba di Luci Žuvela, di cui legge una testimonianza, evidenzia come recepisca attraverso le storie dei suoi personaggi, il desiderio di identità comune.

    La casa editrice Edizioni Conoscenza ha recentemente pubblicato il "Il pittore e il mare", una bella favola di cui Luci Žuvela è l'autrice. Il volumetto racchiuso in un'elegante valigetta colorata è stato distribuito ai partecipanti al convegno.

  • 15:20

    I lavori del convegno, prevedono ora gli interventi delle segreterie nazionali della Uil Scuola e della Cisl scuola.

    Lello Macro, segretario nazionale Uil scuola, sottolinea come, pur nelle differenti valutazioni politiche che separano attualmente la Uil e la Cgil, i due sindacati ragionino all'unisono in materia di inclusione scolastica.

    Già dal Contratto di Lavoro del 1999 si è deciso di favorire l'integrazione scolastica con l'art. 9 che riguarda le scuole ad alto flusso immigratorio. Questo articolo continua ad avere ancora oggi un gran valore anche se bisognerebbe adeguarlo alla luce delle nuove realtà sociali.

    La scuola è stata il laboratorio privilegiato per educare ad una convivenza che valorizzasse le provenienze culturali; oggi come oggi, perché l'azione della scuola sia veramente efficace, bisogna creare patti territoriali che si facciano carico di interagire con le agenzie istituzionali, associative del territorio.

    Il successo scolastico deve essere misura del successo dell'azione dell'integrazione, mentre il fenomeno dell'abbandono scolastico deve essere fonte di preoccupazione per tutti.

    Gli argomenti delle quote degli alunni immigrati che si vorrebbero assegnare alle classi sono pretestuosi, perché la storia insegna, e l'emigrazione italiana né è testimonianza, che l'integrazione è possibile in tutte le situazioni, quando si vive la scuola come luogo della convivenza civile.

    L'autonomia scolastica, conclude Macrì, è un valore aggiunto per aiutare l'inclusione: bisogna diffondere le buone pratiche perché diventino consuetudine.

    Per Rosa Mongillo, segretaria nazionale Cisl scuola, l'unione del sindacato su tematiche come quelle affrontate dal convegno è un elemento importante.

    La complessità del momento politico è data, secondo Mongillo, da due fattori: l'incapacità all'ascolto dell'altro, per il prevalere dell'individualismo sulla solidarietà e la paura di chi arriva da lontano di non essere accolto.

    La diversità viene vissuta come un problema nella nostra società italiana che ha dimenticato la storia della sua migrazione e soprattutto ha dimenticato che "emigrare" fa parte della condizione umana: le emigrazioni nella storia hanno generato progresso.

    Ci troviamo in un momento di recessione culturale, perché i regolamenti ormai attuativi della Gelmini, figli di tagli di natura economica, rischiano di non assicurare più il diritto allo studio per tutti.

    Nella sordità del governo, le organizzazioni sindacali devono riferirsi a grandi movimenti, come quelli degli anni '70 che hanno favorito una vasta legislazione in materia di integrazione.

    Per far questo è necessario lavorare sul territorio con tutte le istituzioni che lo rappresentano.

  • 14:45

    Dopo la sospensione per la pausa pranzo, i lavori riprendono con gli interventi di Simonetta Salacone, Dirigente scolastico Istituto Comprensivo Statale Iqbal Masih, Bice Tanno, CGIL Roma e Lazio, Maria Cristina Paoletti, docente dei Licei Stefanini di Mestre e Antonella Rossini, insegnante di Roma.

    Simonetta Salacone interviene per sottolineare che la scuola è abituata ad integrare ma, osserva, deve anche saper presentare tutte le culture e tutte le identità. Tutto questo in certe zone dove il degrado esiste prima dell'arrivo degli stranieri. Occorre integrare tutti i bambini di provenienze sociali diverse.

    Le paure nascono dal ricordo delle difficoltà del passato, oggi superate ma in cui non si vuole ritornare. Il caso della scuola Pisacane, nasce dal fatto che gli italiani "scappano" perché si sentono superiori. La scommessa è allora di integrare, rispettando le diversità senza "uccidere" il contesto culturale italiano.

    E' importante lavorare insieme alle famiglie italiane e alle famiglie straniere per affrontare tematiche delicate quali: la laicità e il rispetto delle donne, oltre alle tematiche legate al proprio territorio.

    E' importante che la scuola si apra alla comunità territoriale perché da sola non può farcela, ma è evidente che anche la scuola deve saper rivedere le proposte e i propri percorsi.

    Bice Tanno, che si occupa dell'educazione degli adulti e della formazione degli immigrati per la CGIL di Roma e del Lazio, ricorda che la CGIL si assume il compito di garantire i diritti di tutti e, quindi anche degli immigrati, consapevole che questa sarà una battaglia lunga anche sul piano culturale.

    E' necessario parlare di interazione tra le diverse culture e non di integrazione. Straniero significa "estraneo" parola che non appartiene al dna della CGIL, dobbiamo invece parlare di persone che vivono in un territorio.

    E' necessario così come ha già detto Epifani alcuni anni fa, rivendicare il diritto di suolo contro il diritto di sangue e, quindi per i bambini nati in Italia, figli di migranti bisogna garantire la piena cittadinanza. Nel nostro paese bisogna imparare a confrontarci con tutte le culture di cui sono portatori i migranti e non ritenere che la nostra debba essere egemonica. Non è vero oggi che il bambino figlio di non regolarizzati ha gli stessi diritti dei regolari rispetto alla scuola, perché sono preclusi per loro una serie di agevolazioni, quali:borse di studio, agevolazioni per la mensa scolastica, i libri di testo. La preclusione viene determinata dal fatto che queste famiglie non possono esibire il modello unico della dichiarazione dei redditi.

    Interviene quindi Maria Cristina Paoletti che da alcuni anni si occupa dell'accoglienza degli alunni di cittadinanza non italiana e fa parte del coordinamento immigrati nazionale FLC .

    Il suo intervento pone l'attenzione su un passaggio della circolare sulle iscrizioni per l'a.s.2009-2010 e sull'art.11 dello Schema di regolamento per la valutazione degli alunni approvato dal Consiglio dei ministri il 17 dicembre 2008. Entrambi i punti riguardano gli alunni di CNI.

    Sebbene non sia stata data attuazione da parte del Governo alle classi ponte previste dalla Mozione Cota, (peraltro richiesta con forza dallo stesso deputato in un'intervista rilasciata a Metropoli lo scorso 22 febbraio) le due previsioni normative potrebbero essere lette come i primi ostacoli al diritto all'istruzione degli alunni neo arrivati che vorrebbero iscriversi alla scuola secondaria di secondo grado, alimentando il rischio della dispersione e dell'emarginazione.

    Infatti, nella circolare si introduce una distinzione tra minori stranieri soggetti all'obbligo di istruzione e minori non soggetti a tale obbligo. Per i primi non cambia nulla : si ribadisce infatti che ai sensi dell'art.45 del DPR 394/99 questi ultimi sono iscritti d'ufficio alla classe corrispondente all'età anagrafica salvo che il Collegio docenti deliberi l'iscrizione ad una classe inferiore o superiore in base ad una serie di criteri ( ordinamento scolastico del paese di provenienza, competenze possedute ecc.).

    Per i secondi che dovrebbero comunque godere del diritto/dovere all'istruzione fino ai 18 anni, la circolare richiama invece l'art.192 del Testo Unico in materia di istruzione n.297/94 nel quale si afferma che il Consiglio di classe può consentire l'iscrizione ai”giovani provenienti dall'estero …..che provino di possedere adeguata preparazione sull'intero programma prescritto per l'idoneità alla classe cui aspirano” .

    L'applicazione di questa norma potrebbe irrigidire la procedura di inserimento dei minori neoarrivati che hanno compiuto i 16 anni, per i quali finora si faceva invece ugualmente riferimento ai criteri dell'art.45: se la scuola riteneva che non sussistevano gravi carenze in discipline propedeutiche o caratterizzanti l'indirizzo di studi inseriva l'alunno nella classe ritenuta idonea predisponendo un supporto linguistico ed il necessario adattamento dei programmi previsto dallo stesso art.45, richiamato dalla circolare del 2006 relativa alle Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri.

    Un ulteriore elemento di forte ambiguità ed incertezza, evidenziato dalla Paoletti, è presente nell'art. 11 dello Schema di regolamento sopra richiamato: si prevede infatti che gli alunni non italofoni e non scolarizzati nel nostro paese, con una scolarizzazione di almeno 8 anni nel paese di provenienza, che richiedano di iscriversi alla scuola superiore di secondo grado debbano sostenere preliminarmente un accertamento di competenza linguistica di base in italiano. Non si precisa la conseguenza in caso di esito negativo, ma tutto lascia pensare che possa essere un preludio all'inserimento non in una classe ordinaria con un supporto linguistico intensivo ma alle classi ponte.

  • 13:10

    Ribka Sibhatu, scrittrice e "poetessa de Roma" di origine somala, chiude i lavori della mattinata raccontando la propria esperienza attraverso alcuni episodi particolarmente significativi.

    Frequenta l'Italia da 20 anni e vi risiede da 12; ha avuto quindi modo di conoscere il nostro paese prima come cittadina immigrata e successivamente come donna che si sente integrata ma che non viene riconosciuta come tale dagli altri cittadini italiani.

    Come molti stranieri, aveva dell'Europa e dell'Italia, una visione mitizzata. Era convinta che nei paesi europei non esistesse la povertà e che tutti avessero una casa. Invece, al suo arrivo a Parigi ha incontrato i barboni che dormivano nella metropolitana, ha trovato le case con almeno tre serrature, ha conosciuto un modo di rapportarsi tra le persone freddo ed impersonale.

    Racconta come nel suo villaggio di origine esiste una rete di rapporti tra le persone fortemente solidale; l'accoglienza e l'ospitalità sono valori assoluti. Da cittadina straniera ha dovuto confrontarsi amaramente con le tante contraddizioni della nostra società, scontrandosi con tanti pregiudizi.

    Lentamente ha imparato a diffidare dei mezzi di informazione, in particolare la televisione fa vedere senza far capire. Per questo motivo oggi è molto preoccupata dell'immagine diffusa dai mezzi di informazione dello straniero come potenziale delinquente e dell'uso spregiudicato di tale associazione fatta da molti politici nel corso delle ultime campagne elettorali per alimentare un clima di crescente paura e insicurezza.

    Per queste ragioni ha aderito alle iniziative prese dalla CGIL e dalla FLC contro il razzismo e per una scuola multiculturale. Sottolinea positivamente la sempre maggior presenza e partecipazione di cittadini non italiani, che raccontano in prima persona le proprie esperienze. Auspica una sempre maggior attenzione della CGIL hai diritti dei migranti.

    Ricorda come la propria nonna le avesse insegnato a distinguere tra popolo e governanti. Anche lei nel corso della sua attività ha imparato a riconoscere la differenza; ogni giorno incontra numerose persone che dedicano una parte del loro tempo ad attività di volontariato. Il popolo italiano è molto più coraggioso dei suoi politici. La politica è in ritardo e tarda ad estendere il diritto di voto a tutti i cittadini residenti in Italia.

    In Italia esistono diverse realtà alcune negative ma molte positive con punte di eccellenza che occorre diffondere e far conoscere. Nelle scuole, in particolare, si possono fare tante cose; raccontare ai ragazzi le tradizioni e le storie di altre culture contribuirebbe alla crescita di una nuova civiltà multiculturale.

    Ribka chiude il suo intervento recitando alcune sue poesie cariche di orgoglio della propria identità di nuova cittadina del mondo e di nostalgia per il proprio paese ormai lontano.

  • 13:00

    Ai nostri lavori partecipa anche Anna Evelina Pizzo della Presidenza del Consiglio Regionale del Lazio e prima firmataria della legge regionale n. 10/2008 sui migranti. È anche vice presidente delle commissioni Affari costituzionali e sicurezza sui posti di lavoro e membro della commissione Urbanistica nonché Rappresentante del tavolo migranti istituito presso la Presidenza del Consiglio e membro della Consulta regionale degli immigrati.

    Ecco la sintesi che ci ha lasciato del suo intervento.

    «Lo scorso 14 luglio è stata approvata dalla Regione Lazio una legge sui migranti che affronta in modo complessivo tutti gli aspetti del vivere civile di un cittadino residente sul nostro territorio. La legge, dal titolo «Disposizioni per la promozione e la tutela dei diritti e la piena uguaglianza dei cittadini stranieri immigrati» affronta, in 30 articoli, le problematiche relative al lavoro, al diritto alla salute, all'educazione, alla formazione, all'abitare, all'accesso ai concorsi pubblici e anticipa alcuni assi fondamentali dei diritti politici, come l'articolo 25 che istituisce le assemblee provinciali dei cittadini stranieri immigrati nelle quali si prevede che attraverso la partecipazione e il diretto coinvolgimento dei migranti si possa procedere a forme sempre più precise di auto organizzazione e di auto rappresentazione.

    Inoltre, la legge non nomina mai i cosiddetti «clandestini» ma precisa che i diritti fondamentali ai quali hanno accesso tutti i cittadini che risiedono sul territorio del Lazio contemplano sia i migranti regolarmente soggiornanti, sia quelli in attesa di regolarizzazione.

    Non nascondo che si è trattato di un percorso faticoso e a volte accidentato, ma quando lo abbiamo iniziato, oltre due anni fa grazie alla istituzione di un tavolo per la verifica delle condizioni di vita dei migranti nella nostra regione, speravo che non ci fosse bisogno di una legge ad hoc. Poi mi sono dovuta ricredere e le recenti prese di posizione del governo e del sindaco mi hanno ancora più convinta della necessità di tenere la barra ferma attorno a questa legge regionale tra le più avanzate dell'intero paese.

    La legge è stata approvata lo scorso 14 luglio e da allora si sta faticosamente procedendo alla predisposizione degli strumenti attuativi tra cui delibere e regolamenti. A tale proposito, e per coinvolgere il maggior numero possibile di territori, ho proceduto ad un coinvolgimento dei sindaci ai quali ho inviato una lettera per chiedere loro un aiuto e la costruzione di una rete per l'attuazione della legge. Oltre 200 sindaci hanno risposto affermativamente, e non si tratta di primi cittadini appartenenti solo alla sinistra. Inoltre, ho appena dato vita ad uno sportello "artigianale" dal titolo «Regione-Mondo» al quale ci si può rivolgere - dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 15, telefono 06.65932983 - e che aiuterà a risolvere i problemi che ogni giorno un migrante o un rom si trovano ad affrontare e che grazie alla legge regionale possono trovare risposta.

    Infine, una notazione a margine sui rom, oggetto in queste settimane di particolare "attenzione" da parte del sindaco Alemanno oltre che della stampa. Al tempo del primo censimento, quello "volontario" [attualmente è in corso un secondo censimento, questo obbligatorio] decisi di svolgerne uno "autogestito" per verificare le condizioni di vita nei campi rom. Entrai in relazione con molti rom e in particolare con quelli del Testaccio, poi sgomberati e trasferiti a Tor Vergata e poi di nuovo trasferiti in una strada del X Municipio senza acqua né luce dove tuttora sono accampati in condizioni terribili. Uno di loro mi mostrava orgoglioso le pagelle delle proprie figlie che studiavano nella elementare Regina Margherita, del Testaccio e che, nonostante la raccolta di 500 firme di insegnanti, alunni e famiglie, dopo lo sgombero non avrebbero potuto più frequentare quella scuola. Ciononostante, il padre ha proseguito nello sforzo di accompagnarle alla Regina Margherita tutte le mattine per poter far proseguire le elementari nella stessa scuola. Ultimamente, mi ha detto senza più speranza che questo sforzo gli costa molto, anche in termini di tempi sottratti al lavoro e che, quindi, dal prossimo anno dovrà rinunciarvi».

  • 12:40

    Pietro Soldini , responsabile ufficio immigrazione CGIL nazionale, interviene sul tema "La CGIL e i diritti dei migranti".

    "La Cgil ha denunciato da tempo e per tempo lo spettro del razzismo e le responsabilità della politica e del sistema mediatico. La Campagna che abbiamo lanciato "Stesso sangue, stessi diritti" ha trovato finalmente attenzione forte e crescente da parte di soggetti e personalità più sensibili a partire dall'adesione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    Questa nostra iniziativa forte e coraggiosa ha smosso le acque ed ha consentito che si creassero le condizioni per lanciare in questo mese una campagna unitaria con l'adesione di un vasto cartello di sindacati (CGIL, CISL, UIL, e UGL) ed associazioni laiche e cattoliche. Ma, ha anche dovuto fare i conti con pigrizie culturali, indifferenze e reticenze, perché su questo argomento; immigrazione, razzismo, paura del diverso si consuma la più grande manipolazione della realtà della nostra storia moderna.

    C'è una grande e colpevole disinformazione e i dati che vengono di volta in volta, gettati in pasto all'opinione pubblica, come le trote buttate al laghetto artificiale, hanno lo scopo di accreditare i luoghi comuni più odiosi.

    Una battaglia sulla trasparenza dei dati sulla loro completezza ed articolazione quindi su un osservatorio indipendente e scientifico che possa garantire obiettività e veridicità al di sopra delle strumentalizzazioni propagandistiche è decisiva per vincere contro il razzismo.

    Il Ministro dell'Interno incita alla cattiveria contro gli immigrati e tutti i provvedimenti del governo e del parlamento dalla Finanziaria al pacchetto sicurezza fino ai provvedimenti anticrisi contengono una dose sistematica e massiccia di cattiveria, discriminazioni e vessazioni nei confronti degli immigrati (l'anzianità di residenza per l'accesso al Welfare, la tassa sui permessi di soggiorno, il reato di clandestinità, la detenzione amministrativa, il permesso a punti, i ricongiungimenti familiari, matrimoni, la denuncia dei medici ecc…).

    Ma l'intenzione del governo è ancora più grave perché intende associare a questa cattiveria contro i cittadini immigrati quelle categorie sociali e professionali più esposte che in questi anni, anche in assenza di politiche intelligenti dei governi che si sono succeduti, hanno garantito processi reali di integrazione e convivenza civile. Mi riferisco ai medici, agli operatori sanitari, agli insegnanti, agli operatori di trasfert delle rimesse fino ad arrivare alla aberrazione delle "ronde" di cittadini.

    Questo incitamento non ha risparmiato neanche le organizzazioni sindacali cercando di impedire la loro titolarità ad assistere gli immigrati irregolari che spesso vengono sfruttati e schiavizzati nel lavoro nero, al punto che una recente direttiva approvata dal Parlamento Europeo ha dovuto ribadire la legitimità della nostra azione di tutela dei diritti umani e del lavoro di tutti compresi gli immigrati irregolari.

    L'altra faccia di questa cattiveria si riscontra nello svuotamento di risorse destinate all'integrazione. Il governo ha azzerato il fondo per l'integrazione degli immigrati portandolo da 100 milioni a 5 milioni contro i 600 milioni della Spagna ed oltre un miliardo della Francia e della Germania.

    La nostra piattaforma per l'intercultura scolastica contro le classi ponte e per l'eguaglianza dei diritti e delle opportunità deve diventare centrale nella nostra iniziativa contrattuale. Il modello educativo-formativo unitario, interculturale deve rappresentare il profilo di qualità della scuola pubblica per tutti i ragazzi italiani e stranieri.

    Oggi è il tempo della denuncia, ma anche dell'azione diffusa nel territorio che danno concretamente il segno di una società civile che è migliore di chi momentaneamente governa".

  • 12:15

    La parola passa ad Elisabetta Micciarelli, Dirigente scolastico Istituto Comprensivo " Grazie Tavernelle" di Ancona e Referente regionale per l'intercultura presso l'Ufficio Scolastico Regionale delle Marche. La sua relazione ha per titolo " Didattica e strutture per l'accoglienza".

    Interviene per analizzare la piattaforma programmatica. Questa idea nasce da un duplice passato. Alcuni anni fa, trovandosi a parlare di integrazione di alunni "stranieri" ad un tavolo sindacale, disse che per la CGIL, era assolutamente necessario, prima di avanzare qualsiasi ipotesi di natura organizzativa e di conseguenza contrattuale, condividere prima di tutto un progetto di integrazione.

    Nella giornata di oggi, ci troviamo a ragionare insieme intorno a questa proposta, maturata anche nel corso di recenti iniziative nazionali, che hanno visto mobilitati i docenti italiani delle diverse regioni italiane sullo stimolo e le sollecitazioni di carattere pedagogico e culturale nella ricerca di proposte e di nuovi assetti in grado di dare risposte significative ai nuovi temi dell’istruzione nel nostro Paese.Nell’arco di appena un decennio o poco più lo scenario dell’immigrazione scolastica è radicalmente cambiato ed è quindi necessario cominciare ad operare dei distinguo quando si parla di "straniero". Questo consentirebbe interventi diversificati, calibrati sulle diverse esigenze tra chi non conosce e quindi non parla l'italiano, tra chi parla in vernacolo e non in italiano, tra chi ha perso la sua lingua madre e la sua cultura d'origine, tra chi non ha integrazione sociale.

    Nell’arco di appena un decennio o poco più lo scenario dell’immigrazione scolastica è radicalmente cambiato ed è quindi necessario cominciare ad operare dei distinguo quando si parla di "straniero". Questo consentirebbe interventi diversificati, calibrati sulle diverse esigenze tra chi non conosce e quindi non parla l'italiano, tra chi parla in vernacolo e non in italiano, tra chi ha perso la sua lingua madre e la sua cultura d'origine, tra chi non ha integrazione sociale.

    Il fenomeno di una concentrazione maggiore di studenti stranieri nelle scuole è un problema legato anche a una mancanza di politiche abitative serie da parte degli EE.LL. e di una mancato dialogo interistituzionale tra i vari organismi di governo. Questo porta ad una localizzazione dei diritti in base alla quale in alcune aree del paese ci sono cittadini di serie A ed altri di serie B.

    La concentrazione rappresenta un fenomeno di natura culturale che chiede risposte, attente al presente e anche per il futuro.

    Purtroppo anche le ultime scelte politiche del Ministero non fanno ben sperare per poter affrontare con organicità il problema degli alunni stranieri. Manca la formazione dei docenti, c'è un taglio del personale e del tempo scuola e a volte esiste poca sensibilità da parte dei dirigenti scolastici insieme ad una informazione distorta data alle famiglie.

    La dott.ssa Micciarelli affronta il tema della valutazione degli alunni stranieri con un riferimento esplicito all'autonomia scolastica che definisce ancora poco agita e, che consentirebbe una valutazione non docimologia, è compito quindi degli organi collegiali la responsabilità di una valutazione multifattoriale.

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