
E' con un affettuoso applauso che i partecipanti al convegno accolgono Mbaye Gueye, studente al terzo anno del Liceo Scientifico Statale "E. Boggio Lera". Questo il suo intervento, che ci colpisce, in particolare, per la profondità dei contenuti e la lucidità con la quale vengono esposti.
"Penso che oggi siamo lontani anni luce dall'integrazione. Sono nato a Catania e sono figlio di genitori immigrati senegalesi. Infatti, vivo una "vita parallela": sono un immigrato e un "cittadino". Cittadino perché vivo la quotidianità della mia città. Immigrato, come ho già detto, perché figlio di immigrati.
Vorrei leggere una frase di un libro che ho letto e che mi ha colpito molto. Il libro in questione è Il palazzo delle pulci di Elif Shafak, vi leggo la frase: "La disgrazia delle minoranze non è tanto l'inferiorità quantitativa quanto l'analogia qualitativa".
A scuola avevo dei voti eccezionali: ottimo, ottimo e lode, distinto. La mia condotta scolastica era elemento di integrazione fra gli insegnanti, tuttavia, non lo era fra i miei compagni di classe e tra i miei coetanei. Infatti, capitava spesso, durante la ricreazione, che i miei compagni mi sputassero addosso, che mi picchiassero. Inoltre, a parte la condanna degli episodi da parte degli insegnanti non c'era alcuna risposta da parte delle famiglie: le famiglie non condannavano i fatti che accadevano all'interno della scuola. Non è razzismo questo?
Secondo me la colpa è di una società che davanti ai corpi di due bambine morte in una giornata d'estate non fa altro che dire: " Ah! Ma proprio qui dovevano morire queste due" oppure "Così imparano a fare l'elemosina d'estate". Siamo figli di una società che ci invita a pensare a noi stessi. La scuola non è più un luogo di integrazione, di confronto, di educazione di futuri cittadini. Gli studenti sono razzisti quando all'interno di un autobus non fanno altro che dire, a un gruppo di extra comunitari dell'est Europa, "uscite, fate puzza, che schifo, e tu - cioè io - prendi le difese a persone sbagliate, a dei ladri". Non è razzismo questo?
Siamo, ripeto, figli di una società razzista che pensa solo a se stessa. Come ho già detto nella scuola il razzismo c'è. Finiamola di denunciare i fatti utilizzando delle giustificazioni. Mi riferisco ai vari episodi di razzismo, uno di questi può essere il caso di Aba, il ragazzo ucciso a Milano, su cui è stato costruito un caso mediatico in cui si diceva: "Non è un episodio di razzismo ma caso di follia". Il caso di Aba è un caso di razzismo vero e proprio.
Le mie soluzioni a questo clima di razzismo sono tre: la prima è quella di denunciare i fatti per quello che sono. La seconda soluzione è quella di rendere gli studenti, a partire dai livelli base dell'istruzione, più attivi nei progetti scolastici. I professori, anziché occuparsi di questi progetti rivolti agli alunni, emettono frasi ad effetto che servono a far fare bella figura alle scuole. Perché non facciamo fare le relazioni agli alunni anziché imbrogliare? La terza, e ultima soluzione, è quella di proporre viaggi di istruzione per i liceali con mete che non siano solo Londra, New York, Parigi. Proponiamo mete come: Brancaccio a Palermo, S. Cristoforo a Catania, le giostre a Messina oppure mete come l'Albania, la Romania.
Facciamo toccare con le proprie mani tutte queste realtà difficili che nessuno conosce, impariamo a diventare persone migliori e a non avere paura del diverso e di tutte quelle realtà che non conosciamo e che per ignoranza ci fanno paura".