
Prende la parola Ada Lonni, Professore associato di storia contempoanea dell'Università di Torino.
La migrazione attuale non è un momento eccezionale: da sempre le migrazioni hanno caratterizzato le vicende umane. Nella storia italiana recente ad esempio si sono verificati tre diversi cicli migratori: la grande migrazione che h visto 27 milioni di italiani lasciare il paese, le migrazioni interne degli anni Cinquanta e Sessanta, e l'attuale immigrazione.
Fino al 1973 l'Europa era aperta a processi migratori voluti sia dai paesi di arrivo che da quelli di provenienza.
Vi sono diversi modelli nelle politiche di accoglienza degli stati europei negli anni tra il '50 e '60.
In quegli anni i processi migratori italiani sono caratterizzati dagli spostamenti interni, dal Sud del paese verso le aree più industrializzate del Nord.
Dal 1973 i paesi Europei chiudono in modo unilaterale le loro frontiere agli stranieri, gli arrivi non si arrestano, si estendono, la condizione degli immigrati diventa illegale.
Iniziano i processi di decentramento produttivo verso i paesi che offrono forza-lavoro a più basso costo. Non tutto la produzione si può delocalizzare: edilizia, commercio, turismo, servizi, piccola industria; gli immigrati vengono utilizzati per contenere il costo del lavoro e manipolarne il mercato.
Negli anno '80 assistiamo a flussi motivati da forze espulsive dei paesi di provenienza (che si moltiplicano) e all'estensione di processi migratori irregolari dettati da ragioni di sopravvivenza:
crisi ecologiche e guerre;
esplosione demografica nel bacino del Mediterraneo;
sviluppo economico della Cina;
fuga dai paesi dove i diritti sono negati.
Oggi le migrazioni continuano con aspetti diversi:
nuovi paesi di origine (Romania, Albania, ecc...);
spostamento dei confini dell'Europa (verso Sud e verso Est);
cambiamento dell'atteggiamento dell'Italia rispetto agli anni '70 (diffondersi di senso di paura e di insicurezza)
I processi di immigrazioni sono inevitabili finchè permane una forbice ampia tra paesi ricchi e paesi poveri.
Necessità di creare percorsi di appartenenza;
Necessità di costruire alleanze di valori che costituiscano la base per costruire la società futura.