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Università non statali. Costituito il gruppo di lavoro nazionale

Si tratta di un primo atto tangibile verso la costituzione “della casa comune dei lavoratori della conoscenza” mediante il quale la FLC Cgil si candida a rappresentare le lavoratrici e i lavoratori di un settore fino ad oggi solo occasionalmente considerato.

11/12/2006
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Al gruppo di lavoro coordinato dal Dipartimento delle politiche sul lavoro privato della FLC Nazionale il compito di elaborare le politiche contrattuali del settore. Si tratta di un primo atto tangibile verso la costituzione “della casa comune dei lavoratori della conoscenza” mediante il quale la FLC Cgil si candida a rappresentare le lavoratrici e i lavoratori di un settore fino ad oggi solo occasionalmente considerato. Più tutele e più diritti per il personale che opera nelle università libere e nelle università private è l’obiettivo della FLC Cgil.

Nelle università non statali complessivamente intese, legalmente riconosciute e meramente private, operano e lavorano oltre una decina di migliaia di lavoratrici e di lavoratori. Non si tratta solo di personale tecnico amministrativo ma anche di docenti e ricercatori che esplicano la loro attività lavorativa con modalità e tipologie contrattuali diverse.

L’assenza di un CCNL di settore, ha determinato, nell’arco del tempo, tre linee di tendenza contrattuali con particolare riguardo all’area tecnica e amministrativa:

  • lo sviluppo della contrattazione aziendale nelle Università più sindacalizzate, che ha dato vita a contratti aziendali significativi e di spessore;

  • il ricorso a contratti collettivi nazionali “impropri” da parte degli enti gestori (Commercio, Agidae scuole, Aninsei scuole ecc.) più o meno con la presenza di accordi integrativi;

  • applicazioni di regolamenti interni ovvero atti unilaterali degli Enti gestori.

Mentre per i docenti e i ricercatori i trattamenti economici e normativi vanno dall’applicazione delle norme sulla docenza universitaria, in particolare nelle Università libere, al ricorso a prestazioni professionali e al lavoro a progetto.

Con la riunione del 6 dicembre u.s., la FLC Cgil nazionale insieme ai responsabili territoriali e ai delegati sindacali di quelle realtà universitarie ove operano nostre strutture organizzate - Università Cattolica sedi Padane, Bocconi, LUISS, Università Pontificia Gregoriana, LUMSA, Università Salesiana e Università Americana di Roma – hanno avviato una prima una riflessione su questo specifico settore, con particolare riferimento alle condizioni economiche, contrattuali e professionale del personale.

L’iniziativa ha rappresentato, per i delegati di questo settore, il primo atto tangibile verso la costituzione della “casa comune dei lavoratori della conoscenza” deliberato dal congresso della FLC Cgil, e, soprattutto,la possibilità di avere finalmente un luogo comune di discussione, di confronto e di elaborazione nazionale specifico.

Quello che è emerso dal dibattito è che ci troviamo di fronte ad un mondo composito e variegato non solo sotto l’aspetto giuridico e ordinamentale, ma soprattutto sotto il profilo contrattuale caratterizzato da una diffusa disomogeneità di trattamenti economici e normativi.

Come già sottolineato l’assenza di un CCNL di settore, ha alimentato lo sviluppo di modelli contrattuali aziendali o di ateneo disomogenei e differenziati.

Fermo restando la salvaguardia delle condizioni di maggior favore, l’obiettivo da raggiungere, in un futuro non certo prossimo, è quello di arrivare ad un CCNL di settore.

Ad oggi, però, non sussistono le condizioni politico/sindacali per l’avvio di una contrattazione nazionale tradizionalmente intesa a causa dell’assenza di controparti nazionali e per via della differenziazione degli interessi posti a capo dei singoli enti gestori.
Ciononostante è emersa, dal dibattito, la necessità di cominciare a ragionare, partendo dalle singole realtà contrattuali, sulla normativa e sui diritti cercando di individuare una sorta di “piattaforma quadro” intesa come l’orizzonte di riferimento per le singole e prossime contrattazioni aziendali.

Ciò consentirebbe non solo di avere il più possibile istituti contrattuali omogenei (orari, ferie, malattia, diritti sindacali ecc.), ma anche inquadramenti professionali e progressioni di carriera analoghi, ferme restando le condizioni di maggior favore in atto.

Sulla parte economica, soprattutto nelle realtà più deboli, l’obiettivo da raggiungere è quello di avvicinare il più possibile i trattamenti economici a quelli del personale in servizio nelle Università statali riducendo così l’attuale forbice.

Da qui la decisione di dar vita alla costituzione del gruppo di lavoro permanente nazionale il cui compito non sarà solo monitorare l’esistente ma soprattutto quello di coordinare le politiche contrattuali e rivendicative del settore.

Roma, 11 dicembre 2006

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