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Università: i conti non tornano

La sintesi delle ricadute economiche sull’università degli interventi previsti dal nuovo governo

04/02/2019
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Molto diffuse erano le aspettative rispetto agli interventi sul sistema universitario da parte del nuovo governo, per altro alimentate dal “contratto per il governo del cambiamento” sottoscritto a maggio scorso dai leader di Lega e Movimento 5 Stelle. Infatti, rispetto agli impegni sull’università, diversi erano gli aspetti condivisibili, a partire dall’urgenza di investimenti (“Nel corso degli ultimi anni il nostro Paese si è contraddistinto a livello europeo per una continua riduzione degli investimenti nel comparto del nostro sistema universitario e di ricerca. È pertanto urgente e necessario assicurare un’inversione di marcia. È prioritario incrementare le risorse destinate all’università e agli Enti di Ricerca e ridefinire i criteri di finanziamento delle stesse.”), dalla riconosciuta esigenza di interventi sul diritto allo studio (“… Tra questi figurano la necessità di ampliare gli strumenti e le risorse per il diritto allo studio, ...Amplieremo la platea di studenti beneficiari dell'esenzione totale dal pagamento delle tasse di iscrizione all’università, la cd. “No-Tax area”.) e anche rispetto alla necessità di valorizzare il personale e superare il lavoro precario che nelle università ha raggiunto nella docenza e nella ricerca il rapporto di 1:1 con il personale di ruolo (“Pertanto è necessario incrementare significativamente le risorse finanziarie per valorizzare i nostri docenti e ricercatori, assicurando adeguate condizioni lavorative e superando la precarietà che in questi anni ha coinvolto in misura sempre maggiore anche il mondo universitario e della ricerca”).

Dalle parole ai fatti, i conti non tornano e non tornano neanche le dichiarazioni del presidente della commissione Cultura della Camera che asserisce: “abbiamo aumentato di 140 milioni il Fondo di finanziamento ordinario per le università, stanziato 10 milioni in più per le borse di studio”.

Nella tabella a seguire la sintesi delle ricadute economiche sull’università degli interventi previsti:

Fondo Finanziamento Ordinario (€ 7.327 valore complessivo nel 2018) 2018 2019 2020 2021
A) Legge di bilancio 2019 art. 1:
comma 400 - Assunzione 1000TDb 20 58,6 58,6
comma 979 - Aumento FFO 40 0 0
comma 788 - Abolizione cattedre Natta -22 -70 -70
comma 1117/1120 - In caso di non rispetto degli obiettivi programmatici di finanza pubblica luglio 2019   -40 ** 0 0
comma 409 - Scuola superiore meridionale 8,2 21,2 18,9
Differenza FFO rispetto al 2018 6,2 9,8 7,5
comma 399 - Blocco assunzioni (risparmio previsto in termini di indebitamento netto su università) -69 0 0
Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio universitarie
(€ 234 nel 2018)
comma 981 - Incremento del FIS 10 0 0
comma 1117/1120 - In caso di non rispetto degli obiettivi programmatici di finanza pubblica luglio 2019 -30 ** 0 0
Differenza FIS rispetto al 2018 -20
B) Mancato reintegro aumento spese personale (+3,48% CCNL e adeguamento)  -195 -195 -195
C) Decreto Legge 23 ottobre 2018, n. 119 - Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria -15

 Dati in milioni di euro

** importi attualmente accantonati e non utilizzabili

Appare del tutto evidente che non c’è stata nessun investimento e inversione di marcia e ciò è tanto più grave quanto più alte erano state le aspettative alimentate e quanto più si amplifica, anno dopo anno, l’enorme divario che ci separa dalla media europea e OCSE rispetto agli investimenti in questo settore strategico per il futuro del Paese, come stanno a dimostrare tutti i raffronti internazionali rispetto ai parametri più significativi (investimenti rispetto al PIL, personale di ruolo, numero di laureati in età lavorativa e under 35 anni, tasso di prima iscrizione, tasse universitarie, ecc..).

Infatti, partendo dal 2018, possiamo notare che l’unico intervento in termini economici non è stato un investimento, bensì un taglio di circa 15 milioni di euro in attuazione del DL 23 ottobre 2018, n. 119 “Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria”.

Per quanto riguarda il 2019, se realisticamente si parte dal non raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica a seguito del monitoraggio degli andamenti tendenziali di finanza pubblica previsto a luglio, l’ammontare dell’FFO rispetto al 2018 risulterà sostanzialmente invariato, non considerando il risparmio preventivato di 69 milioni di euro per il blocco delle assunzioni perché, seppur previsto, non sembra realistico (se fosse reale significherebbe una differenza di meno 71 milioni rispetto al precedente FFO) e al netto di quanto previsto per il finanziamento specifico per l’istituzione della “Scuola Superiore Meridionale” (la qualità della spesa non è oggetto di questa nota, anche se risulta stridente che in un sistema complessivamente ai limiti della sopravvivenza si continui, senza alcun confronto, nella logica della valutazione e dell’eccellenza, a partire dalla quota premiale di finanziamento, ai “dipartimenti di eccellenza”, alla distribuzione di Punti Organico, ecc., fattori che tendono sempre più ad aumentare gli squilibri e a disgregare il sistema).

In ogni caso, anche non volendo considerare la variabile dell’andamento negativo dei conti pubblici, la situazione che si prospetta con gli interventi previsti è comunque largamente insufficiente per poter parlare di una inversione di marcia e anzi, l’incremento di risorse per l’università risulterebbe in ogni caso inferiore a quanto registrato con la legge di bilancio dello scorso anno!

È da evidenziare, poiché nessuno ne fa menzione, che molto pesante risulta essere la riduzione della capacità di spesa delle università in relazione alle aumentate spese fisse per il personale di ruolo, spese che non sono state reintegrate con finanziamenti specifici e che quindi graveranno interamente sulle singole università: considerando quanto previsto dal CCNL rinnovato dopo ben 9 anni ad aprile del 2018 ed il conseguente adeguamento economico per il personale docente e ricercatore, dal 2019 le maggiori spese per il sistema universitario saranno pari a 195 milioni di euro (dato ottenuto considerando l’incremento del 3,48% della massa salariale, così come ricavato utilizzando dati Aran sulle  consistenze numeriche e valore retributivo medio delle singole categorie di personale universitario).

È bene notare che rispetto al personale, sia in termini di valorizzazione economica del personale di ruolo che di superamento del precariato, la situazione che si prospetta in termini di investimenti con la legge di bilancio 2019 è assolutamente insoddisfacente, sideralmente distante dalle attuali necessità. Per quanto riguarda l’investimento specifico

Per le assunzioni, si prevede un piano straordinario per l’assunzione di mille ricercatori (RTDb), un numero lontano anni luce dalle reali necessità, che in termini economici, a regime, equivale ad un incremento dell’FFO di 58, 6 milioni di euro, cifra inferiore ai 70 milioni di euro sottratti al sistema universitario con l’abolizione delle cattedre Natta.

Per quanto riguarda l’incremento retributivo per il personale nel triennio 2019-2021, non si prospetta nessuna valorizzazione del personale, tutt’altro, visto che la cifra stanziata in legge di bilancio determinerà una diminuzione del potere d’acquisto delle retribuzioni dei dipendenti pubblici, in quanto copre appena la metà dell’inflazione prevista dall’ISTAT nel prossimo triennio. Naturalmente se non si incrementerà l’FFO dell’aumento retributivo previsto, come avvenuto per il triennio 2016-2018, per le università ciò si tradurrà in un ulteriore riduzione della capacità di spesa.

Rispetto al diritto allo studio, la legge di bilancio tradisce clamorosamente quanto sostenuto nel contratto di governo, non prevedendo nessun innalzamento della no-tax area e per di più, vista la possibilità molto concreta che a luglio verranno confermati per tutto il 2019 gli accantonamenti operati, il fondo integrativo statale per le borse di studio avrà un taglio di 20 milioni di euro, circa il 10% del fondo stesso, con buona pace della fine della figura dello studente idoneo non beneficiario.

Infine, un’ultima considerazione. Proprio in parallelo alle concitate fasi finali di approvazione della legge di Bilancio, il governo ha avviato una serie di commissioni per la semplificazione della legislazione di diversi settori, una anche per l’università, con l’obbiettivo dichiarato di definirne un testo unico di norme di riferimento. Ci pare un’iniziativa utile, vista l’ormai complicato intreccio delle normative, con l’accavallarsi di molteplici riforme strutturali (dalla Berlinguer alla Gelmini, passando per la Moratti). Il rischio però è che il testo unico diventi un’occasione per rilanciare più o meno surrettiziamente processi di trasformazione strutturale, sulla base delle necessità richiamate, anche pubblicamente, da alcuni esponenti ministeriali, che ritengono la riforma dei processi e della governance addirittura più urgente di un pur necessario aumento delle risorse. In primo luogo, come si è cercato di evidenziare nelle righe precedenti, non è così e il problema del finanziamento del sistema è assolutamente imprescindibile. In secondo e non meno importante luogo, se si vuole aprire una nuova fase di revisione dell’Università italiana, lo si faccia apertamente, coinvolgendo pienamente e con trasparenza tutte le sue componenti: docenti, personale tecnico e amministrativo e studenti.

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