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Resoconto dell'incontro delle Associazioni e dei Sindacati non confederali con Ministro Zecchino sulla riforma dello stato giuridico dei professori universitari.

Il giorno 4 novembre, il ministro Zecchino e il sottosegretario Guerzoni hanno incontrato tutte le Organizzazioni della docenza universitaria per sentire la loro opinione in merito a una "Ipotesi di lavoro sullo stato giuridico dei docenti universitari" elaborata da una commissione ministeriale che sarà trasformata in una proposta di legge che il Governo presenterà entro il 15 novembre quale collegato alla finanziaria.

04/11/1999
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ANDU
Associazione Nazionale Docenti Universitari

Il giorno 4 novembre, il ministro Zecchino e il sottosegretario Guerzoni hanno incontrato tutte le Organizzazioni della docenza universitaria per sentire la loro opinione in merito a una "Ipotesi di lavoro sullo stato giuridico dei docenti universitari" elaborata da una commissione ministeriale che sarà trasformata in una proposta di legge che il Governo presenterà entro il 15 novembre quale collegato alla finanziaria. La proposta di legge sarà esaminata dal Parlamento a partire dal gennaio 2000 e lo stesso Ministro prevede un iter non breve.
L"Ipotesi ministeriale" non esclude la messa ad esaurimento del ruolo dei ricercatori, riserva agli ordinari gli elettorati passivi a rettore e a preside e il "coordinamento di grandi progetti di ricerca".
Vengono ridefiniti i "diritti e i doveri dei professori universitari" prevedendo l'"obbligo di svolgere almeno 470 ore annuali totali di didattica, di cui almeno 120 ore annuali di attività frontale". Abolisce il tempo pieno e il tempo definito e prevede che il trattamento economico venga determinato "per legge, con trattamento economico stabilito in una parte fondamentale e in una parte flessibile, contrattualizzabile (riferita anche all'attribuzione degli scatti periodici) legata alla valutazione della prestazione". Infine viene eliminato il fuori ruolo.
È stato affermato con forza da quasi tutte le organizazzioni che la riforma globale della docenza deve essere preceduta dall'approvazione immediata della legge che istituisce la terza fascia dei professori universitari. Nel merito, ci si è espressi nettamente contrari all'ipotesi della messa ad esaurimento dei ricercatori e alle "riserve" per gli ordinari. Si è osservato come manchi una norma che ripristini l'autonomia statutaria degli Atenei cancellata dalle sentenze amministrative. Si è, infine, osservato che nel progetto governativo non è previsto un meccanismo di avanzamento per idoneità e manchi una ipotesi di miglioramento economico per tutti i docenti e di accorciamento della forbice tra le tre fasce.
Si è appreso che gli esponenti della maggioranza hanno intenzione di "abbandonare" la legge sulla terza fascia già approvata in sede referente dalla Commissione Cultura della Camera perchè prevedono che essa sarà ritenuta superata dalla presentazione di un progetto di riforma globale.
Gli stessi esponenti vanno sostenendo che il Polo non darà la sua adesione alla sede legislativa alla sede redigente, condizione necessaria per avere un'approvazione veloce e sicura del provvedimento. Dal versante del Polo, AN sostiene che darà la sua adesione alla sede legislativa e FI ha recentemente affermato di essese disponible a dare la sede redigente (votazione in Aula senza possibilità di modifiche) a condizione che sia la maggioranza a promuoverla.
Insomma si sta prospettando una sorta di gioco delle parti che affosserebbe una legge fortemente voluta dalle categorie interessate e giunta alla fine del suo iter parlamentare. Occorre che ogni Gruppo politico e ogni Deputato si assuma fino in fondo e senza ambiguità le proprie responsabilità, avendo chiaro che la mancata approvazione della legge sulla terza fascia avrebbe, tra l'altro, una ricaduta pesantemente negativa sull'iter della riforma complessiva.
L'"abbandono" della legge la direbbe lunga sulla serietà dell'impegno assunto dal ministro Zecchino e dal sottosegretario Guerzoni per una rapida approvazione del provvedimento; impegno ribadito anche dopo l'annuncio nel luglio scorso della presentazione della riforma globale della docenza.
Tutto ciò rende ancora più importante la partecipazione alla manifestazione nazione dei docenti universitari che si terrà mercoledi 10 novembre alle ore 11 davanti alla Camera, indetta da Andu, Apu, Cidum, Cisl-Università, Cnu, Firu, Snals-Università, Snur-Cgil, Ugl-Università, Uil-Paur.
Ieri il SAI dell'Università di Roma 1 ha respinto le osservazioni di legittimità ministeriali - basate sulle recenti sentenze ammnistrative - su alcune norme dello Statuto. Una di queste osservazioni imponeva di ridurre a 3 rappresentanti la partecipazione dei ricercatori ai Consigli di facoltà, così come prescritto dalla sentenza del Consiglio di Stato. Lo Statuto sarà ora pubblicato senza le modifiche volute la Ministero sulla G.U. e contro di esso potrà ricorerre al TAR del Lazio il Ministro e qualsiasi membro dell'Ateneo. In mancanza dell'approvazione immediata della legge sulla terza fascia, si prospetta per il più grande Ateneo italiano quella stagione di ricorsi che ha già mutilato lo Statuto di Perugia e ha massacrato l'Ateneo di Palermo. Il respingimento delle osservazioni ministeriali da parte del SAI è stato fortemente voluto dal Rettore per impedire che l'Ateneo romano si ritrovasse con uno Statuto arretrato.

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