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Nota del Rettore dell'Università dell'Aquila

Nota di Ferdinando Di Orio, Rettore dell'Università degli Studi dell'Aquila

03/02/2005
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Sul documento della Presidenza CRUI "Principi e criteri per la revisione del reclutamento e dello stato giuridico dei docenti universitari"

Nota di
Ferdinando di Orio
Rettore dell'Università degli Studi dell'Aquila

La lettura del documento "Principi e criteri per la revisione del reclutamento e dello stato giuridico dei docenti universitari" elaborato dalla Presidenza CRUI mi spinge ad alcune riflessioni che intendono porsi come un possibile contributo all'attuale dibattito che sta caratterizzando
tutta l'Università italiana.
Riflessioni che, per esigenze di sintesi e di chiarezza, suddividerò in tre parti distinte - di contesto, di metodo e di merito - ma che sono tra loro strettamente legate.

1. Il contesto
Il documento proposto dalla Presidenza CRUI si colloca in un momento storico delicatissimo per l'Università italiana, attualmente in stato di agitazione e di mobilitazione. La causa ultima è il disegno di legge delega sul riordino dello stato giuridico dei docenti universitari presentato dal Ministro Moratti e accolto negativamente dalla quasi totalità delle componenti dell'Università italiana. Si tratta, ancora una volta, di una riforma senza copertura finanziaria, che giudica l'Università un'azienda improduttiva, che ne rinnega l'autonomia conquistata in questi anni, che abolisce il ruolo dei ricercatori e che rende precari - in nome di una presunta flessibilità - tutti i ruoli della docenza, a partire da quelli dei più giovani.
Se richiamo ancora una volta questioni ormai a tutti ben note, è solo per sottolineare ancor più il fatto sorprendente che i "Prolegomeni" elaborati dalla Presidenza CRUI, sembrano ancora muoversi, rispetto a tale situazione critica, in una prospettiva di normalità istituzionale dei rapporti tra governo e sistema universitario nazionale.
Ma così non è, ed un'osservazione difficilmente controvertibile. Tutti i tentativi di dialogo e di confronto richiesti dalle componenti del mondo accademico, sono stati sinora vani e non sembrano aver scalfito affatto la volontà pervicace del ministro di perseverare in una strategia che si configura ormai chiaramente come un'oggettiva penalizzazione del sistema universitario pubblico ed un attacco "senza ritorno" alla sua autonomia.
Gli atti del ministro Moratti, a partire in particolare dal mese di luglio in poi, sembrano tutti chiaramente conseguenti a questa strategia.
L'insistenza sulla legge delega, il rinvio delle elezioni per le commissioni dei nuovi concorsi, la riduzione del tempo necessario per la conferma dei ricercatori, il decreto legge sulla valutazione ministeriale "a monte" della programmazione triennale del fabbisogno del personale, la sospensione dell'avvio delle nuove procedure concorsuali, la calendarizzazione della discussione alla Camera sul ddl e numerosi altri interventi pubblici, anche sui mass-media, sono tutti elementi concordi nel definire una strategia chiusa ad ogni possibilità di confronto e di dialogo.
E' dunque in questo contesto, non certo rassicurante per il sistema universitario, che si collocano i "Principi e Criteri" della Presidenza CRUI, con un atteggiamento tuttora dialogante e utopisticamente fiducioso nella volontà del Ministro di recepire proposte e in una prospettiva di "patto istituzionale", rispetto al quale uno dei possibili contraenti si dimostra del tutto refrattario.
E' questa una prospettiva ingiustificata alla luce dei fatti e che rischia di avere il solo effetto di una delegittimazione della CRUI e degli organismi accademici istituzionalmente deputati a rappresentare il mondo accademico (quale significato dare, a tal proposito, all'apprezzamento votato all'unanimità dal CUN al documento della Presidenza CRUI?) (1), ingenerando un pericoloso meccanismo di non corrispondenza con gli interessi diffusi del mondo accademico e con le rappresentanze sindacali e di categoria, ancora giustamente attestate su una linea di coerente contrarietà a quella del ministro.

(1) Cfr. Mozione approvata all'unanimità dal CUN nell'adunanza del 27.1.2005

2. Il metodo
Queste ultime riflessioni introducono a quelle che riguardano il metodo e che sostanzialmente rimandano al significato che può avere, oggi, il documento "Principi e Criteri". La Presidenza CRUI sembra infatti proporsi come "strumento di mediazione" tra governo e mondo accademico. Tuttavia, alla luce del contesto prima delineato e della scansione cronologica degli avvenimenti, la CRUI rischia solo di prestare il fianco all'accusa di "fiancheggiamento" dell'azione del Ministro (2).
La proposta della presidenza CRUI - lungi dal rappresentare una piattaforma di discussione - per i modi e per i tempi con i quali è stata presentata rischia infatti di essere controproducente anche rispetto al ruolo che la CRUI stessa dovrebbe svolgere e che - è ben sottolinearlo - non può essere quello di rappresentanza di tutto il mondo accademico e tanto meno di "mediazione istituzionale".
Proporsi con queste funzioni rischia di determinare un "corto-circuito" istituzionale, con la prospettiva realistica di compromettere ancor più ogni possibilità di soluzione dei reali problemi dell'Università italiana e, soprattutto, di delegittimare il ruolo più autentico della CRUI stessa ["Se sarà confermato (il documento CRUI) rappresenta un'inammissibile forzatura: svolgendo queste trattative la CRUI si attribuisce una rappresentanza del mondo universitario che, istituzionalmente, non le spetta, così scavalcando le rappresentanze istituzionali (CUN) e volontarie (sindacati e associazioni): è un caso che il Ministro, mentre intrattiene rapporti con la CRUI, rifiuti di trattare con gli altri organismi?"] (3) In tal senso, devono essere correttamente interpretati i ruoli che i diversi organismi istituzionali dovrebbero svolgere nella dialettica che caratterizza la normalità della vita accademica. Il Ministero dovrebbe svolgere compiti politici di programmazione e di indirizzo a monte, di verifica dei risultati a valle, utilizzando strutture terze ed imparziali di valutazione. Il Consiglio Universitario Nazionale, quale ente democratico e non corporativo, dovrebbe svolgere un ruolo di coordinamento del sistema stesso e dovrebbe salvaguardarne l'autonomia. La CRUI dovrebbe porsi come associazione di rappresentanza dei Rettori e promuovere lo sviluppo del sistema universitario attraverso un'intensa attività di studio e di sperimentazione.
Proporsi con un ruolo diverso, offre la possibilità di interpretare la CRUI come un organismo "vicino" al Ministero, soprattutto in considerazione della elaborazione di una proposta che cronologicamente arriva "fuori tempo massimo" e contenutisticamente non sembra in grado di assumere i contributi provenienti dal dibattito che anima tutte le componenti universitarie.
Sempre dal punto di vista del metodo, non serve continuare a ribadire (al punto 1) che lo strumento delle delega non è "adatto a una materia come la ridefinizione dello stato giuridico dei docenti universitari", quando è già stata fissata alla Camera dei Deputati proprio la discussione sul disegno di legge delega.
A questo punto l'effetto è quasi paradossale e finisce per produrre una ulteriore grave limitazione della credibilità della CRUI stessa nei confronti di tutto il mondo accademico.
Una possibile funzione di "mediazione" della CRUI non dovrebbe essere quella di assumere la rappresentanza di tutto il mondo accademico, che non gli compete, quanto piuttosto quella di determinare le condizioni e le opportunità per un incontro e un confronto vero tra Ministro e mondo dell'Università, da realizzare mediante gli organismi di rappresentanza istituzionale.
L'esercizio di una tale funzione di mediazione può avvenire anche sul piano dei contenuti, ma allora questi dovrebbero essere criticamente ripresi da quelli che caratterizzano l'attuale dibattito interno al mondo universitario, evitando ogni possibile fraintendimento, più o meno motivato. Altrimenti, invece di uno strumento di mediazione - intesa nel significato appena descritto - la CRUI diventerebbe un semplice strumento di azione del Ministero all'interno del mondo accademico.

(2) Cfr. Documento DDL CRUI (?)-Moratti dell'ANDU del 27.1.2005
(3) Cfr. Comunicato della Segreteria Nazionale FLC-CGIL del 28.1.2005

3. Il merito
Queste considerazioni rimandano al problema dei contenuti del documento "Principi e Criteri", rispetto ai quali non si possono non condividere le critiche provenienti dalle Università e che, giustamente, muovono dalla sostanziale delusione di non vedere ripresi i contributi propositivi contenuti in tutti i documenti sin qui elaborati dal CUN, dai Senati Accademici, dai Collegi dei Presidi, dai Senati Accademici, dai Consigli di Facoltà e di Dipartimento, dalle Organizzazioni Sindacali, dalle Organizzazioni Unitarie della Docenza, dal Coordinamento Nazionale Ricercatori Universitari, dall'Associazione Dottorandi Italiani, dalle Associazioni Studentesche.
Non è questo uno sterile elenco. E' bensì l'immagine simbolica di quanto vasto sia il dissenso suscitato dal ddl Moratti nell'ambito del mondo
universitario, dissenso che i contenuti dei "Principi e Criteri", non riescono e forse neanche cercano di intercettare.
Le proposte, contenute nel documento della Presidenza CRUI - relative all'Aggregato per la ricerca (che si configura come un'ulteriore figura
subalterna), alla figura ad esaurimento del Professore Aggregato (praticamente identica a quella di Professore Aggiunto prevista dal ddl Moratti), al mantenimento di un lungo precariato, ai meccanismi poco chiari di progressione di carriera senza chiara distinzione con quelli del reclutamento, alla modifica dell'attuale sistema di concorsi (per la quale si ipotizza il ricorso a una legge delega), all'apertura soft nella direzione di un alleggerimento della distinzione tra tempo pieno/tempo definito - di fatto si muovono in una direzione che sembra più corrispondente a quella del ddl Moratti che a quella, sostanzialmente unitaria, proveniente dal mondo accademico e da tutte le sue componenti.
Le reazioni critiche che si stanno susseguendo in questi giorni e che provengono da gran parte delle istituzioni e delle associazioni prima citate non possono non essere accuratamente considerate dalla CRUI. Ogni iniziativa propositiva dovrebbe essere preventivamente confrontata con le
posizioni di chi vive e lavora nelle Università e con le organizzazioni che costoro si sono liberamente date e dovrebbe essere fondata sui seguenti punti qualificanti, che sono sostanzialmente condivisi da tutte le organizzazioni universitarie:
- l'Università pubblica deve costituire il cardine del sistema universitario italiano; ad essa devono essere destinate risorse pubbliche, che devono essere incrementate almeno al livello medio dei Paesi OCSE;
- all'istruzione superiore deve aver accesso il maggior numero possibile di giovani; in tal senso devono essere erogate risorse finanziarie per
incrementare il personale docente e tecnico-amministrativo, migliorare le strutture edilizie e laboratoristiche, sviluppare il diritto allo studio e
garantire un sistema universitario di qualità;
- la didattica e la ricerca devono continuare a contraddistinguere la figura del docente universitario, dal livello iniziale di reclutamento ai massimi livelli di professionalità.
- il docente universitario, il cui impegno deve essere totale nella sua Università, deve rappresentare una figura unitaria, con professionalità
crescente in relazione alla sua carriera e con momenti di valutazione, che sono un suo dovere e un suo diritto;
- per quanto si possa e si debba continuare a prefigurare forme contrattuali iniziali di formazione, il primo livello della docenza piena deve essere stabile e senza forme di precarizzazione;
- deve essere riconosciuto il ruolo di docente al ricercatore universitario, la cui figura è già di fatto, e dovrà diventarlo pienamente e legittimamente in futuro, il primo livello della docenza.

4. Alcune indicazioni operative
Questi punti qualificanti sono stati da me articolati in una bozza di lavoro - che ho già presentato all'attenzione dei colleghi della CRUI - per un'eventuale proposta di revisione del disegno di legge sullo stato giuridico della docenza. Si tratta di un testo che riprende, sotto forma di emendamenti, i contributi provenienti dall'attuale dibattito e che pertanto continua a muoversi nella prospettiva della legge delega.
Nel concordare sul fatto che la legge delega non può rappresentare uno strumento normativo adatto per una materia di tale importanza e complessità, a questo punto non si può tuttavia non prendere atto dell'intenzione del governo di non recedere da questa impostazione, alla luce della avvenuta calendarizzazione della discussione sul ddl Moratti alla Camera, prevista per il 21 febbraio 2005.
Per quanto precedentemente esposto, lo spazio e il tempo per ulteriori tentativi di mediazione sono, a mio avviso, finiti. Già sono state previste
forme di protesta da parte delle organizzazioni sindacali e delle associazioni universitarie, che devono essere riprese e sostenute in tutte le sedi universitarie e in tutti i consessi accademici.
Sarebbe importante che anche dai Rettori e dalla CRUI giungessero messaggi chiari e inequivocabili, particolarmente opportuni in questo momento, anche in considerazione dell'accoglienza negativa che hanno avuto i "Principi e Criteri" nell'ambito del mondo accademico. Ad esempio le cerimonie di inaugurazione dell'anno accademico, che si stanno susseguendo proprio in questi giorni, potrebbero essere caratterizzate da prese di posizione decise da parte dei Rettori e di tutte le componenti dei singoli Atenei contrarie all'attuale politica del Ministero.
Proprio la discussione alla camera del ddl Moratti - qualora non fosse possibile bloccarla con la prevista ulteriore mobilitazione di tutto il mondo universitario - potrebbe al limite essere ostacolata anche mediante un'azione di lobbying trasparente da esercitare con il contributo dei docenti universitari presenti trasversalmente in Parlamento in tutti gli schieramenti politici, cui non dovrebbe sfuggire la gravità e l'importanza del momento storico che sta vivendo l'Università italiana. In tal senso, potrebbero paradossalmente tornare utili proposte specifiche sotto forma di emendamenti da far approvare per contrastare i provvedimenti presenti nel ddl Moratti.
E' infine fondamentale che tutte le nostre possibili azioni siano ispirate da sentimenti di unità del mondo accademico, perseguano l'obiettivo di un autentico progresso democratico di tutto il sistema universitario e utilizzino strumenti e metodologie confacenti a questa ispirazione e a
questo obiettivo.

3 febbraio 2005